“Luca Rossi è la personalità artistica più interessante in Italia”
Fabio Cavallucci

Exibart

“Luca Rossi è la nuova Vanessa Beecroft”
Giacinto Di Pietrantonio

Artribune

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Il Progetto GOLD di Luca Rossi per Miart 2021 > Il Museo diventa Casa Tua!

IMMAGINA. LASCIATI SORPRENDERE.

Personalizza la TUA OPERA D’ARTE  scegliendo TRE ARTISTI da far incontrare nella stessa opera >>> RICEVI l’opera direttamente a casa tua! 

Insieme all’opera riceverai un certificato di autenticità e un testo critico che presenta il valore dell’opera.

Fiere, mostre, biennali sono sempre più prevedibili. Questo progetto vuole riattivare la tua immaginazione e sorprenderti con un’opera che vedrai solo quando arriverà a casa tua.

Personalizza la tua opera su questa pagina e ricevila a casa tua: 

Alcuni artisti suggeriti: Andy Warhol – Maurizio Cattelan- Jeff Koons – Amedeo Modigliani – Cy Twombly – Damien Hirst – Marina Abramovic – Olafur Eliasson – Gherard Richter – Felix Gonzalez Torres – Vito Acconci – Lucio Fontana – Urs Fischer – JR – Santiago Sierra – Joseph Beuys – Marc Chagall – Alighieri Boetti – Picasso – Alberto Burri – J.M. Basquiat – Jackson Pollock – Marc Rothko o in alternativa TRE ARTISTI a TUA SCELTA!

Contattaci via email o su Whats App per richieste e formati specifici, o per richiedere un progetto di personalizzazione più articolato e con più opere > lucarossicampus@gmail.com /// 347 8864509

>  OPERA ESEMPIO > “SHINING” (50×70 cm) un’opera realizzata su commissione dove si incontrano 7 grandi artisti: Marcel Duchamp, Andy Warhol, Joseph Kosuth, Lucio Fontana, Jannis Kounellis, Alighiero Boetti e Jeff Koons.

“Quest’opera, come la Lampada Annuale di Alighiero Boetti, è destinata, almeno una volta all’anno, a perdere il suo incastro e lasciar cadere improvvisamente un coltello e un balenottero azzurro. Uno scintillio molto speciale. In quest’opera è come se realmente Duchamp, Kosuth, Warhol, Fontana, Kounellis, Koons e Boetti, si potessero incontrare allo stesso tavolo. Incredibile” Luca Rossi 

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>  OPERA ESEMPIO > “SHINING” (50×70 cm) un’opera realizzata su commissione dove si incontrano 7 grandi artisti: Marcel Duchamp, Andy Warhol, Joseph Kosuth, Lucio Fontana, Jannis Kounellis, Alighiero Boetti e Jeff Koons.

“Quest’opera, come la Lampada Annuale di Alighiero Boetti, è destinata, almeno una volta all’anno, a perdere il suo incastro e lasciar cadere improvvisamente un coltello e un balenottero azzurro. Uno scintillio molto speciale. In quest’opera è come se realmente Duchamp, Kosuth, Warhol, Fontana, Kounellis, Koons e Boetti, si potessero incontrare allo stesso tavolo. Incredibile” Luca Rossi 

LUCA ROSSI 2009 > 2021

massimo de carlo – mart roveretogagosian gallery nywhitney museum – zacheta gallery – versailles –  senanque abbeyvenice arsenale – gamec bergamo – serpentine gallerynew museumboros collection – tate modernprada foundation milanhotel helvetiaon the moon – smach 2017 –  quirinale palacemaat – venezia gardens – marino marini museumlouvre abu dhabi – T293 naples – national gallery of scotland –  sandretto re rebaudengo foundationmanifesta 12bocs arte – gagosian rome 2019venezuelan pavilionvenice biennale 2019 – ICA milan – SIX milan – prada foundation venice – la fondazione roma – palazzo strozzi – bourse de commerce  paris – rinomina paris – blenheim park and gardens – bologna city centre – 

> CRITICISM, THE FIGHT, THE FUTURE: LUCA ROSSI 

 In the Italian contemporary art scene there is a figure of considerable interest. Luca Rossi–artist/ collective, critic, curator, and blogger–is a controversial personality who works in anonymity, as some kind of Anonymous of the Art System. In Luca Rossi’s philosophy, the ego no longer exists because anyone can be Luca Rossi, at the same time that the “critical process”, the virtual space of the Internet, and the real context no longer have boundaries and blend into one. Scroll down this page. 

 Today individuals experience a sort of “non-experience” in the sense that they spend most of their time surfing the “network”, producing a “new memory-without memory” or a “passive and a-critical assimilation” into the system. Luca Rossi knows this well. He constantly reminds us of the history of art and ideas, of our past, of what it means to be critical and active, struggling to preserve one’s own authenticity and originality in the great McDonald that is our contemporary world.

Many curators and artists, both in Italy and Europe, have been following Luca’s work with great excitement. By now Luca is considered the only critical voice that “stands out” in the current Italian landscape.

It is worrisome that Luca’s work has yet to be recognized by institutions and organizations, despite receiving the acknowledgement of the public and many curators and artists. This says a lot about what the value that the Italian system places on the “real artist”. The Italian contemporary landscape has been dragging itself down for more than 10 years, producing artists who “copy and paste”, endless repetitions of projects signed by the same names, and decreeing the end of contemporary art.

CHI E’ LUCA ROSSI

“Luca Rossi” nasce nel 2009 come identità fuori controllo. I social network non erano ancora così sviluppati, chiunque poteva commentare un articolo su Exibart e chiunque lo avrebbe visto, perchè nel 2009 in Italia Exibart era l’unica piazza dell’arte contemporanea. Luca Rossi non cerca solo di aumentare il confronto critico attorno alcuni temi fondamentali, ma accetta che questa azione gli si possa anche rivoltare contro. Come effettivamente è successo. Dopo 12 anni possiamo dire che Luca Rossi ha ucciso il suo autore, e allo stesso tempo lo ha salvato. Le posizioni critiche di Luca Rossi lo stanno costringendo da 12 anni in una sorta di embargo culturale, una salutare quarantena da alcuni percorsi tossici. Questo ostracismo è stata la vera forza di Luca Rossi. Gli ha permesso di trovare e percorrere strade che nessuno al mondo si sognerebbe di percorrere. Come ha detto giustamente Marco Cingolani, il percorso di Luca Rossi di questi anni è equiparabile ad un lunghissimo Master in Fine Art, e forse qualcosa di più.

LA NASCITA DELLO SPETTAUTORE

Dopo l’11 settembre 2001 il mondo passa lentamente dalla fase post moderna a quella altermoderna. Il mondo fuori dai musei è costretto a registrare questo cambiamento. L’arte contemporanea no, anche se l’arte sarebbe una dimensione fondamentale per aiutarci ad allenare nuovi occhi. Dopo questa data il contenuto, la nostra idea di opera d’arte, perde di rilevanza rispetto un sistema informativo che agisce intorno ad essa. Lo possiamo capire annusando grandi progetti “altermoderni” che hanno avuto enorme successo negli ultimi anni: a Google non interessa cosa cerchiamo, ad Amazon non interessa cosa compriamo, a Instagram o Facebook non interessa cosa postiamo, ad Apple non interessa cosa facciamo con l’iPhone, e così via. Il contenuto perde di rilevanza non perchè qualcuno lo decide, ma perchè i ruoli di autore e spettatore si fondono e si confondono. E quindi il contenuto che discende da questo “spettautore” è necessariamente meno rilevante, non perchè meno importante, ma perchè personalizzabile. Questa dinamica è chiara su Instagram dove tutti sono in competizione con tutti e dove ogni contenuto è destinato ad essere subito soffocato da milioni di altri contenuti. In altre parole anche una foto di Chiara Ferragni, o di Cristiano Ronaldo, fra pochi giorni sarà dimenticata sotto milioni di altri contenuti. L’attentato alle Torri Gemelle parte da “spettatori” che si alzano dai loro sedili e agiscono. Spettautori appunto. L’attentato dell’11 settembre concentra in un unico evento ogni tema possibile e sintetizza un’opera d’arte ad alta densità. Troviamo la performance, la vita, la morte, le micro storie e le macro dinamiche globali; la politica, il modernismo minimalista delle torri e l’arte informale delle torri che implodono, ecc. Dopo questo evento l’arte fatica ad essere efficace sopra il piedistallo della rappresentazione. Tutto è stato realmente fatto. Se questo apre una prima crisi di linguaggio per l’arte contemporanea, la crescita dei social network segna una seconda crisi: non solo tutto è stato fatto ma tutti fanno tutto e lo comunicano a tutti. La carriera dell’artista, costretto a buttarsi sul vintage e sull’effetto Amarcord, può esistere solo se difesa dai luoghi e pubbliche relazioni del mondo dell’arte. Ma si fatica ugualmente tanto che negli ultimi 20 anni non emergono anche a livello internazionale artisti realmente rilevanti. Vanno bene gli artisti moderni e i post-moderni degli anni 90 vivono spesso di rendita.


L’INFORMAZIONE COME FOSSE ARGILLA

Fin da subito Luca Rossi inizia a manipolare le informazioni come fossero argilla. Nel 2009 modifica semplicemente le informazioni inerenti il comunicato stampa di una mostra presso la Galleria Massimo De Carlo. Nel nuovo comunicato stampa si richiede al pubblico di ordinare una pizza da far recapitare in galleria trasformando la mostra in qualcos’altro e costringendo tutti ad uno stato di attesa. Anche in questo caso gli spettatori diventano “autori materiali” di quello che può essere considerato una sorta di “attentato positivo” volto a ricostruire senso e significato.
Sempre nel 2009 realizza quello che potrebbe essere considerato il primo NFT della storia dell’arte. Una scultura realizzata con i polpastrelli della mano sinistra tramite l’uso del mouse tattile, e collocata dentro la Galleria Gagosian di New York. L’opera riconduce nell’opera anche la saliva e la polvere che ognuno di noi ha sul proprio schermo, rendendo di fatto ogni fruizione del file unica, esattamente come fosse un file NFT (la cui tecnologia sarà però inventata solo tra il 2014 e il 2017).
Nel 2013, sempre tramite un rendering elementare, colloca la prima opera della serie IMAGES all’interno dell’Arsenale durante la Biennale di Venezia. Questa serie di opere si oppongono al sovracarico di informazioni di cui siamo artefici e vittime e invece di proporre l’ennesimo contenuto vanno ad ordinare i contenuti prodotti ogni giorno nel mondo. Queste opere sono parificabili ad una sorta di “Cappella Sistina” contemporanea capace di cambiare ogni giorno. Come a dire che prima di affrontare qualsiasi argomento dobbiamo risolvere l’inquinamento che abbiamo in testa.
Questa necessità di ricostruire senso e significato la ritroviamo in una serie di interventi in alcuni luoghi reali: nel 2013 fotografando ossessivamente una teca vuota dentro l’Abbazia di Senanque in Francia; nel 2015 ricercando un particolare scultura dentro ai Giardini della Biennale; nel 2016 in un rifugio antiaereo oggi diventato centro benessere; nel 2018 con un’azione maestosa e misteriosa nei boschi del Trentino; nel 2019 invitando ad un radicale cambio di prospettiva dentro la Fondazione Prada di Venezia; e nel 2020 invitando ad un’esperienza e ad una visione insolita nel centro storico di Bologna. In olti di questi casi il pubblico viene invitato a diventare quello “spettautore” che vediamo imperversare ogni giorno su i social. Come a dire che forse stiamo usando il nostro cellulare come una clava, in odo rozzo e primitivo, e al contrario potremo invece diventare “attentatori positivi” volti a ricostruire senso e significato.
Più recentemente due nuovi progetti, entrambi del 2021, completano e arricchiscono questo percorso. “Any Items” dove viene chiesto al collezionista/spettatore di scegliere qualsiasi cosa su Amazon e considerare quella cosa opera di Luca Rossi e “GOLD” dove chiunque può personalizzare un’opera d’arte scegliendo tre artist da far incontrare e scontrare nella stessa opera. In questo modo lo spettatore vedrà l’opera solo una volta che arriverà a casa sua e quindi sarà costretto e a riattivare l’immaginazione e a lasciarsi sorprendere in un sistema dell’arte sempre più reazionario e prevedibile.
La cosa sorprendente è che a questi progetti “Luca Rossi” ha anche affiancato un progetto di divulgazione che cambia e si evolve dal 2010 (Albero Angela, 2018) e un’accademia attiva online dal 2016 (la Skype Art Academy, 2016). Ma la cosa forse ancora più incredibile è che questi progetti sono stati realizzati a budget praticamente zero e in una condizione di ostracismo motivata dalla posizione critiche che Luca Rossi porta avanti da anni (alcuni nodi critici: Ikea evoluta, Sindrome del Giovane Indiana Jones, Nonni Genitori Foundation). 

 

ABOUT LUCA ROSSI

Luca Rossi is an independent author for which anyone can be “Luca Rossi”. In this way everyone is stimulated to a new sense of opportunity and responsibility. Luca Rossi started the blog Whitehouse as a platform for art criticism, information, and art-related projects in 2009. A better synthesis of the blog could be found on : www.lucarossilab.it. Major representatives of the art world have participated in the blog, contributing to its popularity. Luca Rossi has written in social networks and specialized magazines like “Flash Art”, Artribune.com, and Exibart.com with lucid criticism and originality.

Luca Rossi was defined “the most interesting personality” in Italy by Fabio Cavallucci,and “the new Vanessa Beecroft” by Giacinto Di Pietrantonio. In 2011 Alfredo Cramerotti (curator of “Manifesta” and Museum Director Mostyn, Wales) wrote: “To be honest, I’m not Roberta (a 2011 project by Luca Rossi) made me think more than dozens of other projects I have seen “live”.