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various material, Bourse de Commerce 2021.

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INTERVISTA A LUCA ROSSI

 12 anni di attività, un Museo Nomade e l’alfabetizzazione dell’arte contemporanea

 

MG: Hai tasferito tutti i tuoi progetti dentro Nomad Museum e ri-allestito sul sito Luca Rossi Lab la tua mostra presso la Bourse de Commerce di Parigi. Queste scelte sono in relazione tra loro?

LR: Nomad Museum era qualcosa di cui parlavo con Jane Blue da diversi anni. Pensare ad un museo realmente nomade che può avvenire ovunque. E aperto anche ad altri autori. Questa idea è sempre stata presente dal 2009, nel 2016 l’abbiamo verificata con la vendita del primo biglietto e nel 2021 ci è sembrato naturale aprire Nomad Museum. Su Luca Rossi Lab è visibile tutto il resto, e una nuova edizione del progetto a Parigi che è passato attraverso due momenti e alla collaborazione con lo spazio no-profit di Parigi Rinomina. Adesso il progetto è fatto da tre interventi che sintetizzano bene il percorso degli ultimi 12 anni. 

MG: Fin dal 2009 per te è stata importante e significativa la fruizione e la lettura della documentazione. Hai parlato del passaggio dal monumento, inteso come installazione permanente, costruito, al documento come qualcosa di più adattabile, resiliente ed ecologico. Dopo 12 anni quanto è ancora rilevante questo tuo percorso?

LR: Nel 2009 non si capiva che anche guardare il cellulare nel silenzio del proprio salotto significava fare un’esperienza diretta. Questa consapevolezza è fondamentale per evitare le problematiche che ci allontanano dall’esperienza dei fatti, dalla verità e dalla bellezza. Io ho sempre dichiarato di voler installare le mie opere prima di tutto nella dimensione privata dello spettatore. Il documento è qualcosa di ecologico, che vive prima di tutto in potenza, solo se ci saranno le condizioni vedremo precipitare opere maggiormente convenzionali. Non possiamo risolvere l’inquinamento ambientale, informativo e che ci circonda ogni giorno, se prima non abbiamo risolto l’inquinamento che abbiamo in testa. Non serve a niente installare opere straordinarie in un museo convenzionale se prima non partiamo dal nostro privato, dalla nostra mente. 

MG: Tra l’altro nel 2009-2010 questa cosa già avveniva senza consapevolezza. Ricordo che dicevi come tutti guardavano le opere solo su i PDF, oggi dopo lo scoppio dei social network questa pratica si è sviluppata maggiormente. Pensi sia un bene o un male?

LR: E’ un male se le cosa avvengono senza consapevolezza. Bisogna capire che fotografare un’opera e metterla su Instagram significa darle una nuova vita che bisogna accettare fino in fondo. Non mi puoi bombardare di immagini su Instagram e poi dire che la mostra va vista “dal vivo”. Cosa significa “dal vivo”? Quando guardo il cellulare non sono forse vivo? Questa consapevolezza ha ricadute enormi sulla nostra vita in un mondo in cui tutti sono produttori e consumatori quotidiani di informazioni.
MG: Tu spesso dici che bisogna opporsi in qualche modo a questo sovraccarico di informazioni e contenuti che lentamente ci soffocano e ci anestetizzano. Sei proprio sicuro? Questa produzione quotidiana potrebbe invece farci bene, farci capire delle cose, rilassarci. Diventare significativi per gli altri. 

LR: Infatti da un lato bisogna opporsi e dall’altro capire come usare il proprio cellulare in modo virtuoso. Anche in questo caso non ci sono “cose” sbagliate, ci sono “come” sbagliati. Ci sono modalità, modi, atteggiamenti e attitudini sbagliati. Se ci pensi la serie IMG o Any Items cercano di opporsi a questo inquinamento, ma progetti come Black Mirror o 7800 cercano di creare contenuti consapevoli che discendono da modalità virtuose. 

MG: Ecco, nel tuo lavoro sento questo intento positivista ed educativo. Hai così fiducia nelle persone? E soprattutto non pensi di stancarle con questi tentativi di educarli ad usare il cellulare in modo virtuoso?

LR: Questo intento educativo non è mai così esplicito come in queste interviste. Nel senso che le opere avvengono e non ti spiegano niente. Molti mi chiedono quale valore ha l’arte contemporanea, e perchè alcune opere hanno più valore di altre…allora cerco di argomentare che il valore sta nei modi e atteggiamenti da cui precipitano le opere. Ma questo valore viene trasmesso per osmosi senza lezioni didattiche, ovviamente bisogna essere aperti e predisposti. 

MG: “Aperti e predisposti”. Parli anche di analfabetismo in relazione all’arte contemporanea. Per aperti e predisposti intendi essere alfabetizzati rispetto al contemporaneo? Torna la questione educativa. 

LR: In qualsiasi ambito serve un minimo di alfabetizzazione, non si capisce perchè nell’arte contemporanea vige questa retorica democratica per cui appena vedi un’opera d’arte devi essere travolto da emozioni e meraviglia immediatamente. Questo non avviene per niente al mondo. Anche quando conosci una nuova persona devi saper parlare per comunicare con lei, quando vai al mare devi conoscere alcune regole fondamentali, quando guardi un film servono due opere per goderlo appieno, ecc. Anche nell’arte serve una base di partenza, attenzione e  tempo…al contrario ci ritroveremo solo a farci dei selfie davanti la “Ferita” di JR o ad emozionarci per la ragazza con il palloncino di Banksy. Questa è arte per analfabeti di arte contemporanea. Da un certo punto di vista questi artisti sono intelligenti e cinici perchè realizzano opere in relazione al grado di alfabetismo presente nella popolazione. Al contrario credo che oggi l’artista debba lavorare anche sulla formazione e la divulgazione e non accontentarsi di creare facili luna park per adulti e piccini. 

MG: Tu infatti sviluppi da 12 anni critica, progettualità, formazione e divulgazione. Sei soddisfatto dei risultati ottenuti?

LR: Certo, abbiamo avuto ottimi risultati su ogni fronte…considerando che viviamo un vero e proprio embargo, per via delle mie posizione critiche verso il sistema, abbiamo fatto tantissimo. 

MG: Perchè questo embargo?

LR: Perchè la critica d’arte, avere pensiero critico non conviene a nessuno oggi. E chi lo fa (in Italia mi sembra solo Luca Rossi) tende ovviamente ad essere marginalizzato. “Luca Rossi” è sempre stato lo scemo del villaggio che dice che il Re è nudo…non essendoci un pubblico vero, il pubblico coincide con la corte del Re che non può ammettere che il Re è nudo, visto che il Re gli paga lo stipendio. Tutto qui. Luca Rossi è scomodo. 

MG: Rispetto a questo una cosa interessante che dici è che queste posizioni critiche ti hanno costretto ad una salutare quarantena. Come se questo embargo ti abbia anche tenuto lontano alcuni falsi amici che illudono e deludono gli artisti. 

LR: Assolutamente sì. Molti mi accusano ancora, dopo 12 anni, di essere l’artista frustato che critica il sistema a cui vorrebbe partecipare. Senza capire che non c’è alcun sistema a cui partecipare, senza capire che la storia di questi ultimi anni ci ha insegnato che non ci sono artisti da invidiare. Non ci sono artisti emersi dopo il 2001 da invidiare, forse neanche a livello internazionale. 

As no doors > Luca Rossi Solo Show > Bourse de Commerce (Paris 2021)

A project that starts from the realization that the roles of author and spectator have lost defined characteristics and have merged and confusedIn 2009 “Luca Rossi” was born from this intuition.

The third intervention, on this page below, is “any items”: the project presented at the Bourse de Commerce in May 2021 (and which will be re-proposed on the occasion of Art Verona) places the spectator – collector in a state of embarrassment.  He himself can choose any artwork on Amazon.  This opens up a space for reflection and decompression where the collector is no longer a passive figure who undergoes the work, but must reassess his needs in relation to the concept of a work of art and its expectations.

 The first intervention again declines a work from the IMG series (2013). The work is installed in the images released before the official opening of the space (23 01 – 23 January – was the first opening date). This art piece is the exclusive gateway to a sort of contemporary Sistine Chapel in daily updating.

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By left hand fingertips 

saliva and dust on your screen, various material, Bourse de Commerce 2021.

The second intervention is part of the series of sculptures made with fingertips (2009). Fingertips are the things most used by contemporary man in recent years: they represent, at the same time, the connection with our cave and with a fluid and constantly changing digital dimension. 

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Any items

any items purchased on Amazon, Bourse de Commerce 2021.

The work will be part of a limited art edition by Luca Rossi certified in only 20 copies. The buyer-spectator-collector will in fact be able to intercept the Amazon package on the doorstep of the museum or let the package enter the museum itself.
But you can also buy your items on Amazon and request the certificate of authenticity in the link below.

 

>Click Here To Partecipate To This Project 

ABOUT LUCA ROSSI

Luca Rossi is an independent author for which anyone can be “Luca Rossi”. In this way everyone is stimulated to a new sense of opportunity and responsibility. Luca Rossi started the blog Whitehouse as a platform for art criticism, information, and art-related projects in 2009. A better synthesis of the blog could be found on : www.lucarossilab.it. Major representatives of the art world have participated in the blog, contributing to its popularity. Luca Rossi has written in social networks and specialized magazines like “Flash Art”, Artribune.com, and Exibart.com with lucid criticism and originality.

Luca Rossi was defined “the most interesting personality” in Italy by Fabio Cavallucci,and “the new Vanessa Beecroft” by Giacinto Di Pietrantonio. In 2011 Alfredo Cramerotti (curator of “Manifesta” and Museum Director Mostyn, Wales) wrote: “To be honest, I’m not Roberta (a 2011 project by Luca Rossi) made me think more than dozens of other projects I have seen “live”.

LUCA ROSSI 2009 > 2021

massimo de carlo – mart roveretogagosian gallery nywhitney museum – zacheta gallery – versailles –  senanque abbeyvenice arsenale – gamec bergamo – serpentine gallerynew museumboros collection – tate modernprada foundation milanhotel helvetiaon the moon – smach 2017 –  quirinale palacemaat – venezia gardens – marino marini museumlouvre abu dhabi – T293 naples – national gallery of scotland –  sandretto re rebaudengo foundationmanifesta 12bocs arte – gagosian rome 2019venezuelan pavilionvenice biennale 2019 – ICA milan – SIX milan – prada foundation venice – la fondazione roma – palazzo strozzi – bourse de commerce  paris – rinomina paris – blenheim park and gardens – bologna city centre – 

> CRITICISM, THE FIGHT, THE FUTURE: LUCA ROSSI 

 In the Italian contemporary art scene there is a figure of considerable interest. Luca Rossi–artist/ collective, critic, curator, and blogger–is a controversial personality who works in anonymity, as some kind of Anonymous of the Art System. In Luca Rossi’s philosophy, the ego no longer exists because anyone can be Luca Rossi, at the same time that the “critical process”, the virtual space of the Internet, and the real context no longer have boundaries and blend into one. Scroll down this page. 

 Today individuals experience a sort of “non-experience” in the sense that they spend most of their time surfing the “network”, producing a “new memory-without memory” or a “passive and a-critical assimilation” into the system. Luca Rossi knows this well. He constantly reminds us of the history of art and ideas, of our past, of what it means to be critical and active, struggling to preserve one’s own authenticity and originality in the great McDonald that is our contemporary world.

Many curators and artists, both in Italy and Europe, have been following Luca’s work with great excitement. By now Luca is considered the only critical voice that “stands out” in the current Italian landscape.

It is worrisome that Luca’s work has yet to be recognized by institutions and organizations, despite receiving the acknowledgement of the public and many curators and artists. This says a lot about what the value that the Italian system places on the “real artist”. The Italian contemporary landscape has been dragging itself down for more than 10 years, producing artists who “copy and paste”, endless repetitions of projects signed by the same names, and decreeing the end of contemporary art.