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Il meglio e il peggio del 2021 secondo Luca Rossi. L’arte contemporanea come cartina tornasole di questo periodo storico. 

 MIGLIOR MUSEO: sicuramente le “fiere di arte contemporanea” che stanno tentando una ripartenza e sono sempre di più delle “piccole biennali” dove il mercato incontra “progetti speciali” e aperitivi. Con musei di arte contemporanea sempre più vuoti di idee e di pubblico, sono sicuramente le fiere i “nuovi musei”.

MIGLIOR ARTISTA: sicuramente Maurizio Cattelan che con la sua mostra Breath Ghost Blind conferma la sua carriera ormai trentennale e il fatto che l’arte contemporanea sia irrimediabilmente arenata nelle secche degli anni ’90. 

La sua mostra infatti ci parla di 11 settembre (2001…), di un lavoro del 1997 ( i piccioni tornati alla ribalta anche in tutte le fiere che si rispettano) e di una scultura “reazionaria” in marmo bianco che sembra non appartenere alla produzione di Cattelan. Contemporaneamente l’artista Gian Maria Tosatti, solo pochi mesi fa marginale nel sistema dell’arte italiano, prende tre nomine contemporaneamente (Direttore Quadriennale, Unico Artista Padiglione Italia e Progetto Personale Hangar Bicocca), dimostrando come l’unico modo per il giovane artista (40 anni???), per attirare l’attenzione su di sé,  al di là dell’onnipresente Maurizio Cattelan, sia lavorare sulle pubbliche relazioni e sulla capacità di intessere relazioni in un sistema “gelatinoso”. In altre parole “Dopo Cattelan” solo la vecchia nomina calata dall’alto “all’italiana” può salvare il giovane artista. Se infatti entriamo nello specifico del lavoro di questi artisti, permane un pericoloso scollamento tra dichiarazioni di intenti e opere-progetti realizzati. Oltre al caso di Tosatti (Sindrome del Giovane Indiana Jones) anche il caso di Marinella Senatore è molto significativo: anche lei si inerpica in dichiarazioni impegnative (arte sociale, politica, partecipativa, energie dal basso, ecc.) per poi formalizzare il tutto con prevedibili luminarie, dove inserisce frettolose citazioni pescate da altri autori. Ma anche in altre formalizzazioni di Senatore sembra che la “Montagna dell’Arte Politica e Partecipativa” abbia prodotto il “Topolino” di una sorta di POP ART pretenziosa e fuori tempo massimo. Insomma, più che Maurizio Cattelan (artista autodidatta) fa impressione il vuoto che lui ha attorno. 

MIGLIOR CRITICO: il “milite ignoto”. Colui che è morto e che è assente. Ecco il vero “anonimo” del mondo dell’arte…non certo “Luca Rossi”. In un sistema precario e dove tutti sono collegati (lavorativamente) con tutti, la critica d’arte, come la capacità di sviluppare senso critico, è completamente assente e soprattutto non interessa a nessuno. Chi ci prova muore nell’anonimato, esattamente come un milite ignoto.

Negli ultimi 30 anni la progressiva trasformazione del critico d’arte  in curatore d’arte, ha fatto perdere le ragioni e le motivazioni del contemporaneo. Ecco perché siamo fermi agli anni ’90 e ai giovani non rimane che scavare nei cimiteri come archeologi in cerca di qualche “valore sicuro” (Sindrome del Giovane Indiana Jones). Ecco perché l’unica speranza per il “non più giovane Tosatti” sia avere la solita spintarella, solitamente inflitta dalla generazioni di “Nonni e Genitori”, che da una parte aiutano il nipote ma dall’altra lo tengono anche in ostaggio. Ecco spiegato il vuoto intorno a Cattelan: da una parte sistema formativo carente (la formazione parte appunto dalla critica) e dall’altra un sistema divulgativo assente (critica come capacità di divulgare) che non permette di interessare e appassionare un pubblico più ampio. Perché OK che bisogna cercare la Qualità ma poi questa Qualità va riconosciuta…e bisogna smetterla con il fatto che l’arte contemporanea si deve capire subito, così, senza alcun approfondimento e alcuno sforzo. Non capita così per nessuna cosa al mondo mentre non si sa perché all’arte è richiesta un’immediata “democraticità”. Se non sappiamo divulgare finisce che finiamo per “emozionarci” per la Ferita di JR su Palazzo Strozzi, opera perfetta per Instagram ma che alla nostra vita non ha lasciato assolutamente nulla. 

MIGLIOR CURATORE: Lorenzo Balbi Direttore del Museo MAMbo di Bologna. Si contorce e si dimena per mantenere viva un’istituzione in crisi come quella del “museo di arte contemporanea”. Nonostante il COVID fa scelte coraggiose che cercano di guardare la scena artistica italiana da una prospettiva inedita (prima Aldo Giannotti adesso Italo Zuffi). Vorremo vederlo con tanto più budget e più indipendenza dal sistema per capire cosa farebbe. 

MIGLIOR COLLEZIONISTA: Quello che non si fida più dei soliti contatti e delle solite gallerie, ma cerca di mettere in discussione le sue scelte precedenti. Quello che non acquista in modo bulimico tanto per rimpolpare il proprio status sociale e il proprio ego. Quello che non acquista “di pancia” e al primo impatto opere da 10-20 mila euro senza porre queste opere in relazione al  presente e alla storia dell’arte. Quello che capisce che le sue scelte hanno responsabilità più grandi di arredare semplicemente la casa al mare. Quello che riconosce le opere “Ikea evoluta”, ossia quando le opere discendono da attitudini deboli e derivative, e il cui prezzo non può superare i 500-1000 euro. Quello che distingue moderno e contemporaneo e non cerca la rassicurazione del moderno nel contemporaneo (Artisti Giovani Indiana Jones).

MIGLIOR RIVISTA D’ARTE: Le stories di Massimiliano Tonelli (direttore di Artribune) nelle piccole torrefazioni artigianali e nei ristoranti d’avanguardia. Ma anche sorprendendosi di un ciliegio in fiore in una giornata di sole, anomalo, a Milano.

MIGLIOR GALLERIA. La Galleria Six di Milano recentemente selezionata dalla Galleria Massimo De Carlo nella sezione “Introduction” a cura di Giacinto Di Pietrantonio nell’ambito di ArtVerona 2021. Un lavoro attento sul moderno e un’occhio super critico e attento rispetto al contemporaneo. Questa è l’unica ricetta in un contesto in cui gli artisti contemporanei (emersi negli ultimi 20-30 anni) sono profondamente in crisi e legati a linguaggi derivativi. Questo è l’unico modo per evitare di vendere “Ikea Evoluta”.

MIGLIOR DIVULGATORE: Giulio Alvigini di MIAGA. Con i suoi MEME sull’arte contemporanea ci ricorda dei problemi ormai noti ma lo fa con la consapevolezza che in platea ci sono solo addetti ai lavori. Chi ride alle sue battute non si rende conto di essere dentro un circolo chiuso e autofererenziale, proprio perché quelle battute e “quelle cose” le può capire solo uno dentro al problema, parte del problema.

MIGLIOR SPAZIO INDIPENDENTE: Lo spazio nella nostra mente. L’unico spazio dove dovremo installare nuove opere d’arte di qualità. L’unico spazio dove una nostra scelta vale 10-20 vole quella di un capo di stato.

 

“Luca Rossi is the most interesting artistic personality in Italy”
Fabio Cavallucci

Art Curator, Exibart

“Luca Rossi is the new Vanessa Beecroft”
Giacinto Di Pietrantonio

Art Curator, Artribune

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 Il costo di spedizione è di 30 Euro, se l’opera richiederà un costo di spedizione più alto verrà valutato insieme all’acquirente. La tua opera d’arte personalizzata sarà firmata da “Luca Rossi” e arriverà a Casa Tua provvista di un certificato di autenticità e un testo critico che presenta l’opera e il suo valore per la nostra vita. Per Maggiori Informazioni: lucarossicampus@gmail.com / 3478864509 

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“KEITH IN WONDERLAND” (1900 EURO 50×70 cm)  

>>> Jeff Koons + JR + Keith Haring

e poi nelle altre opere:

Bruce Nauman, Amedeo Modigliani, Robert Morris, Luciano Fabro, Giovanni Anselmo, Emilio Vedova…

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“In questi lavori è davvero incredibile come i tre artisti vengano coinvolti in un dialogo vorticoso e appassionante”

 Luca Rossi

LA CRITICA, LA LOTTA, IL FUTURO : LUCA ROSSI
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In Italia, c’è una figura di notevole interesse nel panorama dell’arte contemporanea: Luca Rossi, artista/collettivo critico, curatore, blogger, personaggio controverso che lavora anche con l’anonimato, una sorta di Anonymous del Sistema dell’Arte (dove l’ego sembra non esistere più e dove chiunque può essere Luca Rossi), dove “processualità critica”, spazio virtuale (quello creato da internet) e quello reale sembrano non avere più confini e mischiarsi in un tutt’uno. 

Oggi giorno l’individuo esperisce una sorta di “non esperienza”, nel senso che la maggioranza del suo tempo viene speso nel navigare nella “rete”  e  molto di questo lo sta portando ad una “nuova memoria-senza memoria” ad “un’assimilazione passiva e a-critica” e questo Luca sembra saperlo davvero bene. Luca ci ricorda i riferimenti storici ed artistici, il nostro passato, cosa vuol dire essere critici e attivi, lottare per mantenere una propria autenticità e districarsi in un mondo che ha più l’aspetto di un grande Mc Donald.

Ci siamo stupiti di quanto Il lavoro di Luca sia seguito da molti curatori, artisti anche in Europa, molti dei quali scappati dall’Italia. Luca è considerato l’unica voce critica fuori dal coro per il panorama attuale italiano. 

La cosa preoccupante è che Rossi, nonostante il suo lavoro sia ampiamente e verbalmente riconosciuto, non venga ancora considerato da istituzioni e realtà italiane. La cosa è emblematica e la dice lunga su cosa vale in Italia rispetto all’essere dei “veri artisti”.

Un panorama italiano che si trascina da forse più di 10 anni, portando artisti “copia ed incolla”, ripetizioni infinite di progetti con sempre gli stessi nomi, decretando implicitamente una fine dell’arte contemporanea. .