Appuntiarte contemporanea, Maurizio cattelan, Hangar Bicocca, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Hans Ulrich Obrist, Galleria Massimo De Carlo, Massimiliano Gioni, Francesco Bonami, Cecilia Alemani, Biennale di Venezia, New Museum Triennial, Shanghai Biennale, Museo Mambo, Museo Museion, Museo Madre, Museo Maxxi, Museo Pecci, Fondazione Prada, Francois Pinault, Galleria Continua, Galleria Zero, Paolo Zani, Giacinto Di Pietrantonio, Angela Vettese, Luca Lo Pinto, Museo Macro, Fondazione Roma, Palazzo Strozzi, Arturo Galansino, Pier Paolo Pancotto, Castello di Rivoli,Marcella Beccaria, Luca Rossi, Banksy, JR artista  ITA / ENG

L’arte contemporanea è come una cartina tornasole per il nostro futuro, se non sappiamo affrontare il presente perderemo il nostro futuro. Oggi nel mondo dell’arte contemporanea siamo rimasti a 30 anni fa, siamo rimasti agli anni 90. Banksy, Cattelan, JR, Hirst sono tutti artisti profondamente legati agli anni 90. E’ come se fossimo rimasti fermi lì per alcune ragioni molto precise. 

 Dopo la crisi del 2008 il sistema si basa su artisti moderni (famosi tipo Pistoletto o riscoperti tipo Paolo Icaro) e su artisti anni 90, dopo il 2001 assistiamo ad una crisi del contemporaneo motivata da due ragioni essenziali:

1) La crisi del linguaggio. Dopo il 2001 la rappresentazione è satura, qualsiasi cosa messa sul piedistallo dell’opera d’arte sembra non poter incidere ed essere destinata ad un ruolo secondario.

2) Nessuno argomenta le ragioni e le motivazioni del contemporaneo. Il critico d’arte diventa curatore, e quindi passiamo dallo spiegare perché si scelgono certi vestiti nell’armadio a sceglierli senza avere ragioni e motivazioni. Questo ha ricadute fatali su formazione, divulgazione e collezionismo che si muove seguendo luoghi e pubbliche relazioni e senza guardare l’opera.

Inoltre perché fare fatica nella ricerca e nella comprensione se il sistema può prosperare senza avere bisogno di Qualità e Pubblico? Più in basso spieghiamo perché il sistema si basa su 4 fondamenta che Non richiedono qualità e pubblico.

Come reagiscono gli artisti emersi dopo il 2001 a questa crisi? Lo fanno scavando nei cimiteri alla ricerca disperata di valori. Ecco la Moda del Vingate, la rielaborazione didattica di Arte Povera e Informale, la rielaborazione del reperto archeologico. Questa strada viene percorsa in Italia ma anche a livello internazionale (Epaminonda, Vo).In Italia prima da Flavio Favelli e Francesco Vezzoli e poi da una schiera di artisti che sembrano le diverse sfumature dello stesso artista: Samorì, R. Cuoghi, Cenci, Tosatti, Arena, Namsal Siedlecki, Andreotta Calò. Le imitazioni di Cristo presentate da Cuoghi al Padiglione Italia sembrano gli abitanti di Pompei, Andreotta Calò esegue veri e propri carotaggi sotto terra, Cenci con figure antropomorfe che sembrano emergere da sotto terra, Siedlecki veri e propri reperti archeologici, ecc. ecc.  Quando non succede questa Sindrome del Giovane Indiana Jones assistiamo a tentativi scomposti per rivitalizzare il museo con progetti che non trovano coerenza tra intenzioni e risultati (Marinella Senatore) o ancora riproposizioni didattiche di artisti anni 90 nel lavoro di Nico Vascellari, come non vederci Mike Kelley, Paul McCarty o Jonh Bock?

Se ragioniamo sull’idea di successo negli artisti italiani non capiamo bene a cosa ci riferiamo: cosa significa successo? Forse fama e denaro. Quanti artisti italiani (emersi dopo il 2001, dopo il 2001) possono godere di una fama internazionale e quanti hanno regolare partita iva e possono dire di vivere del loro lavoro? Temo nessuno. Quindi non avrebbe senso fare un profondo esame di coscienza? Che senso ha perpetuare un modello che non funziona?

 Il sistema dell’arte contemporanea è basato su quattro fondamenta:

1) Denaro pubblico che serve per tenere in vita i musei di arte contemporanea che spesso sono “insegne luminose” che devono dimostrare ostinatamente la modernità di un territorio e dare un’offerta diversificata, soprattutto al turismo.

2) Denaro privato per ottenere sgravi fiscali, esempio Fondazioni ecc.

3) Denaro pubblico e privato per usare l’arte contemporanea come pubblicità sofisticata e di nicchia 

4) Denaro privato tramite il collezionista che spesso desidera partecipare ad una tribù o a un club. Il collezionista d’arte contemporanea è il cliente migliore del mondo perchè difficilmente metterà in dubbio le scelte che ha fatto con il rischio di svalutare la sua collezione

Per mantenere questi 4 fondamenti non serve necessariamente la qualità e un pubblico vasto che sia interessato. Se uniamo a questo il fatto che, negli ultimi 30 anni, il “critico d’arte”, o meglio il pensiero critico, è diventato “curatore d’arte” capiamo come sia inevitabile perdere le ragioni e motivazioni dell’arte contemporanea. In particolare negli ultimi 20 anni, anche a livello internazionale, non emergono artisti di qualità, semplicemente perchè questo non serve per mantenere i 4 fondamenti e quindi la vita del sistema (musei, fondazioni, pubblicità e mercato).

Il COVID in questo scenario agisce come un critico d’arte severo e impietoso che costringe tutto il sistema ad una profonda riflessione. Cosa fare per migliorare le cose?

Il sistema cambierà quando migliorerà la qualità delle opere d’arte e dei progetti di arte contemporanea. Quindi bisogna perseguire due binari paralleli:

FORMAZIONE: formare una nuova generazione di artisti che metta profondamente in discussione un ruolo di artista ormai anacronistico e sappia affrontare i nodi del nostro presente
DIVULGAZIONE: creare uno spazio di opportunità affinchè il pubblico possa appassionarsi e interessarsi all’arte del nostro tempo.

Durante il COVID in Italia sembra che l’unica riposta dell’arte contemporanea all’emergenza COVID sia stata la Ferita dell’artista JR (che noi abbiamo messo tra i 10 migliori artisti degli ultimi 30 anni, ndr). La Ferita è un progetto sostenuto da un mecenate (in ricordo della madre) e ospitata da un museo a sostegno pubblico (Palazzo Strozzi) con l’appoggio di una galleria privata internazionale (la Galleria Continua). Rappresentare la Ferita generata dal COVID sopra il museo è evidentemente una rappresentazione semplicistica ed elementare del problema. Anche perchè i musei pubblici hanno continuato a vivere e i suoi dipendenti a percepire regolare stipendio. Sarebbe stato interessante se JR dentro la ferita avesse messo in piedi le persone realmente colpite dal COVID e non delle opere d’arte antiche “feticcio”, che nemmeno sono ospitate realmente dentro a Palazzo Strozzi. Ecco che allora questa rappresentazione elementare poteva rendere onore a coloro che effettivamente hanno vissuto questa ferita. Ma anche in questo caso siamo sempre nell’ambito della rappresentazione che può generare una riflessione. Ma il COVID che dura da più di un anno penso abbia già costretto tutti ad una lunga e profonda riflessione. A questo punto non servono “riflessioni” ma soluzioni. 

L’arte contemporanea può porre domande ma anche fornire risposte. Può permetterci di allenare “nuovi occhi” per vedere meglio quello che il COVID ha reso solo più evidente e farci fare, di conseguenza, le scelte migliori per il nostro presente e per il nostro futuro. Se l’arte contemporanea non è in grado di raccogliere questa sfida e non rappresentare un valore per l’individuo e per la collettività, possiamo anche seppellire e fare a meno dell’arte contemporanea (cit. Fabio Cavallucci).

Ma come fare ad “allenare nuovi occhi” se da 20 anni assistiamo ad una crisi di qualità dell’arte contemporanea? Impossibile. Il rischio, come sta avvenendo, è quello di improvvisare delle soluzioni scomposte. Ed ecco i musei in difficoltà, il mercato che cerca ossigeno negli NFT, gli artisti in crisi che aspettano solo che riaprano le fiere, ecc. ecc. Per essere pronti al COVID bisognava iniziare certe riflessioni (formazione e divulgazione) almeno 10 anni fà. Se iniziamo domani, ammesso che questo sia possibile per un sistema in crisi che non ha saputo rinnovarsi in tempi di “non crisi”, avremo i primi risultati fra 6-7 anni. Quindi il mondo dell’arte sembra destinato ad essere sempre in ritardo rispetto ad un mondo, fuori dai musei, che è passato dal postmoderno all’altermoderno già da 20 anni. Non a caso le cose migliori che vedevamo in fiere, musei e biennali prima del COVID erano gli artisti del ‘900 e alcuni artisti degli anni 90’. Ma ripeto, il sistema dell’arte internazionale non ha dovuto registrare questo cambiamento perchè poteva basarsi su 4 fondamenti che non avevano bisogno di Qualità e di un Pubblico vasto.

Per tanto l’unica speranza per il sistema dell’arte contemporanea è che le cose tornino lentamente ad essere esattamente come prima. La cosa più triste è vedere gli artisti che, anche senza una formazione adeguata, non sono ancora riusciti a reagire efficacemente e sembrano condannati ad una forma di artigianato del ‘900 dove il rischio è quello di diventare designer pretenziosi (ikea evoluta), operai delle pubbliche relazioni e burocrati della creatività. Le “pubbliche relazioni” sono infatti per gli artisti l’unico ossigeno che li può difendere da un presente molto più incidente, protetti e isolati dentro musei, gallerie e biennali. Ma non so francamente quanto sia bello essere completamente dipendenti da curatori, musei e gallerie, a livello professionale e (soprattutto) a livello esistenziale.

Tutte le questioni che il COVID ha sollevato nel 2020-2021 erano già chiare nel 2009 quando è nato “Luca Rossi”. Una sorta di “artista fluido” che, da una parte, esorcizza la mediocrità dell’uomo contemporaneo che sembra “sapere e fare tutto su i social” e, dall’altra parte, rappresenta le grandi opportunità del nostro tempo. Ossia una fusione e confusione di ruoli che rendono “Luca Rossi” indipendente dal sistema e capace di realizzare “attentati positivi” capaci di ricostruire senso e significato. Quando Luca Rossi entra alla Fondazione Prada o nell’Abbazia Cistercense di Senanque, è visitatore, artista, critico, curatore, direttore di quello spazio, ufficio stampa, fino a collezionista della propria visione. Ricostruire senso e significato non significa “rappresentare” e riflettere (la Ferita di JR) ma significa appunto “allenare nuovi occhi”. In altre parole vedere diversamente il reale per fare finalmente scelte diverse. Ovviamente se è vero che di un cambiamento abbiamo bisogno.

Il lavoro critico sviluppato da “Luca Rossi” fin dal 2009 ha generato una progettualità coerente che nel corso del tempo ha attivato anche importanti progetti di formazione (Skype Art Academy, 2016) e di divulgazione (Corso Pratico 2010, Duchamp Chef 2013, Freeze Masters 2014, Alberto Angela 2018). Progetti come “Prime Dieci”, Black Mirror, la serie IMG, 7800, Senanque Abbey, Thermal Refuge, le sculture con i polpastrelli, contengono il lavoro critico di Luca Rossi ma anche una spinta per ripensare la formazione e la divulgazione dell’arte contemporanea.

Fa veramente effetto che il lavoro fatto dal collettivo “Luca Rossi” tenda ad essere ignorato, se non ostracizzato, in Italia, dimostrando come la maggioranza degli addetti ai lavori non miri ad un reale cambiamento ma solo al mantenimento del proprio orticello sperando che il denaro che proviene dai 4 fondamenti, citati prima, possa continuare a fluire anche dopo l’emergenza COVID. Peccato che questo atteggiamento reazionario e opportunista non porterà che un maggiore distacco tra arte contemporanea e pubblico e un continuo abbassamento della qualità. Fortunatamente in questi 12 anni abbiamo individuato percorsi indipendenti che possono ospitare oltre a “Luca Rossi” tutti coloro che ne vorranno far parte.

Luca Rossi (lucarossicampus@gmail.com)

PS: se prosegui in questa pagina trovi una presentazione dei principali progetti realizzati e la possibilità di sostenere concretamente la nostra azione con l’acquisto di un multiplo in edizione limitata (Prime Dieci)

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 Ordina su Amazon qualsiasi cosa e falla recapitare presso la Galleria ZERO (Via Boncompagni 44, Milano). Vai a ritirare il pacco presso la galleria e le prime 10 opere saranno un multiplo di Luca Rossi: fotografa la cosa che hai comprato e inviaci la foto a lucarossicampus@gmail.com. Effettua il pagamento di 500 euro e riceverai a casa il certificato di autenticità del tuo multiplo. Prime Dieci > qualsiasi cosa acquistata su Amazon, certificato di autenticità testuale e video, 10 esemplari, Luca Rossi 2021. 

Se il moderno era caratterizzato dall’idea originale e il postmoderno da un remix originale, nell’altermoderno (che inizia nel 2001) il contenuto perde rilevanza in favore di un sistema “virtuoso” capace di farci fare, cercare e trovare quello che desideriamo. Questa serie in edizione limitata è ispirata al progetto TETRIS pensato per Smach 2021. Il progetto prevede di installare nelle Dolomiti una pila di pacchi di Amazon come  fosse la “colonna infinita” di Brancusi. I pacchi di Amazon sono i contenuti e le informazioni che determinano un sovraccarico di cui ognuno di noi è artefice e vittima. Siamo costretti ad esprimerci “per esistere” ma il rischio è di vivere in una condizione di soffocamento e anestetizzazione. 

Luca Rossi is an independent author for which anyone can be “Luca Rossi”. In this way everyone is stimulated to a new sense of opportunity and responsibility. Luca Rossi started the blog Whitehouse as a platform for art criticism, information, and art-related projects in 2009.
Official and unofficial projects: Mart, Rovereto (2009); Whitney Biennial, New York (2010); Biennale di Venezia (2013); Abbazia di Sénanque (2013); Gamec di Bergamo (2014); Boros Collection, Berlino (2015); Serpentine Gallery, Londra (2015); Fondazione Prada, Milano (2016); Hotel Helvetia, Porretta Terme (2016); Quirinale, Roma (2017); SMACH 2017, Val Badia (2017); New Museum, New York, (2017); Biennale di Venezia (2017); Tate Modern, Londra (2017); National Gallery of Scotland (2018); Centrale Fies/ Manifesta 12, 7800 Project (2018); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, #OccupySandretto (2018); ICA Milano (2019); Venice Biennale (2019); Gagosian Gallery Rome (2019); ; Prada Foundation Venice (2019); My Arbor My Art, MyArbor (2019); Spaa, Galleria Enrico Astuni, Bologna 2020; San Gimignano Project (2020); MoMA New York 2020; Bourse de Commerce, Parigi 2021.
(Private collection: Marcello Forin, Giorgio Fasol, Mauro De Iorio, Marco Rosa, Private collection Padua)

If you don’t understand something search for in on Youtube, lettere in ceramica nera di Castelli, 50x50x10 cm cad, Luca Rossi 2014.

Ciao Paolo,
se devo pensare ad un progetto presso il tuo spazio sicuramente penserei ad installare un’opera in ceramica che feci in una mostra curata da Giacinto Di Pietrantonio nel 2014. Si tratta di 7 lettere nere 50×50 cm cad. che riproducono IMG 3733

Il titolo è sempre: If you don’t understand something search for in on YouTube

L’opera è incredibile perchè, pur essendo immobile e in ceramica, cambia tutti i giorni, infatti ogni giorno nel mondo aumentano i video che hanno come titolo IMG 3733 e che vengono caricati su YouTube senza dare loro un titolo specifico (tipo “giornata al mare” o altro).

Unito a questo il progetto dei pacchi di Amazon che è perfetto perchè come questo NON crea l’ennesimo contenuto ma ordina e gestisce i contenuti che vengono già prodotti in modo abnorme ogni giorno. Appunto la degenerazione del Sig. Rossi. Mi interessa una sorta di ecologia dell’arte rispetto all’inquinamento-rumore a cui siamo sottoposti.

L’opera in ceramica è anche una forma di resistenza all’algoritmo di internet che ci propina sempre “cose che ci piacciono”: cercando su YouTube il soggetto dell’opera (IMG 3733) arriviamo ad una lista di video completamente inaspettata e non pensata in base ai nostri gusti (e in quotidiana crescita). Tra l’altro con video per me bellissimi. Li vedo come fossero una sorta di “cappella sistina” contemporanea.

 

If you don’t understand something search for it on Youtube, acrilico su tela, 70×70 cm, Galleria Six (Milano), Luca Rossi 2019. Informazioni sulle opere disponibili: info@galleriasix.it

LA CRITICA, LA LOTTA, IL FUTURO : LUCA ROSSI (clicca sulle immagini per vedere i progetti)

In Italia, c’è una figura di notevole interesse nel panorama dell’arte contemporanea: Luca Rossi, artista/collettivo critico, curatore, blogger, personaggio controverso che lavora anche con l’anonimato, una sorta di Anonymous del Sistema dell’Arte (dove l’ego sembra non esistere più e dove chiunque può essere Luca Rossi), dove “processualità critica”, spazio virtuale (quello creato da internet) e quello reale sembrano non avere più confini e mischiarsi in un tutt’uno.

Oggi giorno l’individuo esperisce una sorta di “non esperienza”, nel senso che la maggioranza del suo tempo viene speso nel navigare nella “rete” e molto di questo lo sta portando ad una “nuova memoria-senza memoria” ad “un’assimilazione passiva e a-critica” e questo Luca sembra saperlo davvero bene. Luca ci ricorda i riferimenti storici ed artistici, il nostro passato, cosa vuol dire essere critici e attivi, lottare per mantenere una propria autenticità e districarsi in un mondo che ha più l’aspetto di un grande Mc Donald. Ci siamo stupiti di quanto Il lavoro di Luca sia seguito da molti curatori, artisti anche in Europa, molti dei quali scappati dall’Italia. Luca è considerato l’unica voce critica fuori dal coro per il panorama attuale italiano.
La cosa preoccupante è che Rossi, nonostante il suo lavoro sia ampiamente e verbalmente riconosciuto, non venga ancora considerato da istituzioni e realtà italiane. La cosa è emblematica e la dice lunga su cosa vale in Italia rispetto all’essere dei “veri artisti”. Un panorama italiano che si trascina da forse più di 10 anni, portando artisti “copia ed incolla”, ripetizioni infinite di progetti con sempre gli stessi nomi, decretando implicitamente una fine dell’arte contemporanea.
Le posizione critiche che hanno caratterizzato il blog Whitehouse nel 2009 hanno determinato la quarantena di Luca Rossi rispetto al sistema dell’arte tradizionale. Questo è stato un bene sia per poter sviluppare percorsi indipendenti che per evitare di avere stampelle che poi si sarebbero dimostrate essere rotte. In progetti come Black Mirror, Senanque Abbey, Rajm, Thermal Refuge, 7800, “Luca Rossi” arriva come visitatore qualsiasi. Poi avviene una fusione e confusione di ruolo dove nel Sig. Rossi convergono tutti i ruoli del mondo dell’arte: spettatore, artista, curatore, critico fino a collezionista della propria visione. Da una parte Luca Rossi rappresenta la deriva mediocre dell’uomo comune che esprime opinioni su tutto e sembra sapere tutto, e dall’altro lato anche la sua emancipazione. Lo smartphone può essere usato in modo virtuoso e contribuire e ricostruire senso e significato. Gli interventi di Luca Rossi sono come attentati positivi volti a ricostruire senso e significato. E quindi una nuova idea di museo fluido e diffuso, una nuova idea di artista e una natura ambivalente dell’opera d’arte.

By left hand fingertips, saliva, polvere, il tuo schermo, ex-sede Galleria Zero, 2018.