“Il problema non è più trovare un modo perché la gente si esprima: lo fa fin troppo. Si tratta piuttosto di procurare loro degli interstizi di solitudine e di silenzio in cui troveranno finalmente qualcosa di vero da dire” Gilles Deleuze

Quelle che vedete sono le immagini di Palazzo Strozzi in attesa che arrivino le opere della prossima mostra. Vediamo dei teli e delle coperture che stanno aspettando probabilmente le ruote e i rulli che trasporteranno dentro il museo le opere d’arte. Una condizione che racchiude in potenza l’atto creativo ma senza che esso sia manifesto tramite la presenza delle opere.

Mentre nel corso della storia la libertà di espressione è sempre stato un principio fondamentale con la crescita delle tecnologia e del mondo digitale abbiamo il problema opposto: la possibilità per chiunque di esprimersi, creare e condividere contenuti e informazioni porta ad un soffocamento e una sostanziale anestetizzazione. L’emergenza COVID ha solo reso più evidente quello che già nel 2009 si poteva intuire: siamo costretti ad esprimerci, diversamente esistiamo “un po’ di meno”. Per citare la famosa frase di Socrate “cogito ergo sum” potremo dire “posto quindi sono”. Esprimersi su internet equivale a parlare in una piccola stanza piena di persone: si capisce poco e quello che capiamo proviene da persone che, selezionate dall’algoritmo di internet, la penseranno tendenzialmente come noi.

Se pensiamo a un’opera, pensiamo automaticamente a una potenza, a un’abilità, a un talento che l’artista trasforma in un atto, in una manifestazione concreta di un’energia interiore che altrimenti rimarrebbe muta e sepolta. Non è un pensiero sbagliato, ma incompleto. Il fatto è che questa forza che conduce dalla potenza all’atto è troppo immensa per posare sulle spalle del singolo individuo, fosse pure Michelangelo o Tolstoj. Simile alle manifestazioni della natura, ha un carattere fondamentalmente impersonale, che ogni singolo artista, con un movimento che ha del paradossale, boicotta a modo suo. Ossia non resiste mai abbastanza. Stessa cosa la potremo dire per gli opinionisti improvvisati su i social network che “dicono la loro” anche su temi difficilissimi che richiederebbero studi e conoscenza diretta delle questioni.

L’atto creativo come atto di resistenza assume però un nuovo valore alla luce del fatto che da una decina di anni chiunque, armato di smarthpone, è produttore e consumatore quotidiano di contenuti. Non solo la creazione dell’artista partecipa a questa forma di inquinamento, a questo rumore di fondo, ma rischia di esserne anche disinnescata come lanciare una pallina di carta in un mare di palline di carta.

È proprio a questo punto che l’idea di “resistenza” appena abbozzata da Deleuze si rivela preziosa, a patto di venire sviluppata. Perché in un delicato e mutevole gioco di equilibri, il singolo è colui che oppone alla possibilità di fare quella di “non fare”, alla parola trovata tutto l’inespresso che la circonda. Dunque noi ci esprimiamo anche attraverso il nostro tenace resistere all’espressione, ed è questa riserva di libertà a determinare quello che chiamiamo stile. Se non avessimo questa risorsa, e ci limitassimo a considerarci i docili strumenti di una potenzialità che si realizza senza ostacoli, a rigore non potremmo nemmeno parlare di “arte”. Da questo punto di vista un’opera d’arte è sempre CRITICA perché presuppone l’aver escluso tutta una serie di scelte.

Ma c’è un secondo risvolto ancora più inquietante e distopico: esprimersi significa creare una propria idea di verità. L’espressione e la comunicazione di massa contribuiscono a creare una seconda verità. Cosa è vero in un mondo in cui la realtà e la verità dei fatti coincidono con la loro comunicazione? Non solo l’espressione di massa determinata soffocamento e anestezzazione ma anche una distorsione della realtà. Simile per esempio alla differenza tra esperire direttamente un’opera d’arte e vederne la sua documentazione. Se invece, come avviene spesso nei progetti di Luca Rossi, la documentazione diventa l’unico modo per vedere l’opera abbiamo sicuramente disinnescato questo pericolo.

Ma se anche noi stessi siamo costretti, per esistere, a diventare superficie del nostro cellulare, noi stessi partecipiamo a questa “seconda realtà”, ad una seconda versione di noi stessi. Una seconda versione che avviene nella superficie del nostro schermo. Ecco perchè lo schermo diventa una fulcro.

Nella serie IMG, iniziata da Luca Rossi nel 2013 (in questa pagina i progetti realizzati nelle Dolomiti e a San Gimignano), invece di creare l’ennesimo contenuto, l’ennesima pallina di carta, l’opera diventa il modo per ordinare i contenuti prodotti in tutto il mondo ogni giorno. Black Mirror, progetto permanente e clandestino dentro la Fondazione Prada, suggerisce invece un cambio di prospettiva.

If you don’t understand something search for it on YouTube

video projections, MoMA New York 2020.

Art Project for Smach 2017 in Val Badia (Italy). Installation published on “The word is Art” Thames & Hudson.

 If You Don’t Understand Something Search For It On You Tube > giant letters, recyclable pvc, Luca Rossi, San Gimignano 2020.

 The project consists of a large environmental installation where seven giant letters are mounted on the famous skyline of San Gimignano in Italy.

 The acronym refers to the 30 years of activity of the Galleria Continua and the five locations of the gallery around the world.  But after IMG any combination of numbers can work.  In fact, thousands of videos are made every day around the world and uploaded to YouTube without giving them a specific title.  This installation, despite being huge and apparently incomprehensible, changes every day and manages to reflect the fluid and precarious complexity of our present.  Following the title of the installation also means creating an act of resistance to the Internet algorithm that always tends to offer us content that “we like” because we will arrive at a completely unexpected and different video playlist every day.

 Today we are experiencing a pollution of information and content in which we have all been producers and consumers for 10 years.  

This pollution brings substantial anesthetization where we are forced to live on the surface of things.  This large installation does not create yet another content but a way to order the content produced in the world already in an abnormal way.  Gilles Deleuze said that people no longer need to express themselves, they do it too much, they need interstices of solitude and silence to finally say something true.  Today people are forced to express themselves by the development of social networks.  If you are not a good “social media manager” you risk not existing.  A sort of dictatorship in freedom of expression intended only to give us the illusion of really communicating (as if a person were talking in a room with one hundred other people at the same time) and illusion to really contribute to the political and social debate (fighting one’s battles on social  network without having to do it in reality).

 The Black Mirror project presented in 2019 at the Prada Foundation in Venice identifies large “black screens” that are inexorably extinguished in the large air conditioners that accompany the visit to the foundation.  

As if the screen where we can see the videos entitled IMG 3005 on YouTube suddenly went off.  The interstices of solitude and silence of which Gilles Deleuze speaks.  Moments of decompression where you can finally “say something true”.  “But what is true?”  in a world where the truth does not correspond to the real facts but to the way of communicating these facts?  Visitors to the Prada Foundation are invited to place their mobile phone over the “black screens” and record a video of their interior.  As if the artwork became the tutor to investigate the truth and mystery of these black monoliths.  

In the summer of 2018, through the main social networks, in the local area of Trentino, a video was released that documented 7800 Africans performing a collective ritual around the Trentino woods. Where they exactly were was not known. If you wanted to know if it was true you had to go look for Africans in the Trentino woods. To go beyond the truth of the screen you had to go for a walk in the woods (again an interstice of solitude and silence). As if one of the IMG3005 videos could be verified in person by going, once again as in Black Mirror, beyond the screen.  

Through the keywords linked to the Galleria Continua, Emanuele Perrotin, Hasn Ulrich Obrist, Massimiliano Gioni, Hauser & Wirth, this page will intercept all the searches that will be made in the world and will bring visitors to this project.  The English text has been deliberately translated with Google Translate to allow a more open and unexpected reading of the project.

 

Black Mirror > Prada Foundation Venice> Luca Rossi

>>> black conditioners inside the Prada Foundation, visitors’ phones, visitor action, videos made by visitors, Prada Foundation, Luca Rossi 2019. 

During the visit to the Prada Foundation in Venice, the conditioners look like big “black screens”.

These “screens”, inexorably turned off, seem to be an oasis of solitude and silence within the official exhibition presented by the Foundation.

Visitors are invited to place their mobile phones, with the video camera facing down, on the grids of these black monoliths and press REC. By moving the phone as desired on this surface the “black screens” become “tutors” for a direction that investigates a mysterious and dystopic scenario.

CLICK HERE TO SEE THE PROJECT 

By left hand fingertips

various material, dust, saliva, Tate Modern 2020.

By Left Hand Fingertips foiheoihfpàfjàpefwhiàoef > Hauser&Wirth > Luca Rossi

>>>> various material, Luca Rossi 2020 (Hauser & Wirth, Minorca). 

The sculptures made with fingertips are extremely significant. Fingertips are the thing we use most in recent years. Apple’s tactile mouse becomes a sort of extension of our “cave”. The private dimension which today represents the only remaining political space. The choice we make in this dimension is worth 10-20 times that of a politician.

ITA   /   ENG
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7800 > Trentino Wood > Luca Rossi 

>>> communication video campaign on Twitter, Facebook, Instagram, action in Trentino woods, 2018. 

The title of this project, “7800”, suggests an imagined altitude but also a year of the future.

The project, designed for Manifesta 12, celebrates the Voodoo, the oldest religion in the world, and involves 7800 Africans participating in a large collective ritual in the woods of Trentino. This ritual will take place every day at dusk for an indefinite time. The location of the ritual, however, remains unknown: we only know that it will take place somewhere in the sacred spaces of the woods of Trentino (20th – 28 th July 2018).

 The ritual entails a collective prayer in the hope that something significant will happen: a sign, or a series of coincidences, that can tell us something about the present and the future of Europe. What will happen will be documented on this same page.

 Every day the 7800 people involved in the project perform a Voodoo ritual that has been integrated and contaminated with foreign elements, including the use of dried sage, the oil of Hypericum, elements of the Shinto religion, and a Christian prayer that the artist, creator of the project, learned as a child.

 Can the large migratory flows affecting Europe become a wealth? Can they help us rediscover the primordial relationship with our soul and with our earth?

 In the Mediterranean region there is a “demographic transition” that in just one century will cause the inhabitants of Africa to grow by 530%, going from 43.5 million to 274 million.

 Moreover, climate changes have rendered some areas of Africa uninhabitable (the UN expects about fifty million climate refugees only from Africa by 2050); strong political instabilities have resulted in civil wars and genocides in Sudan, Eritrea, Central Africa, Congo, Libya, Chad; the silencing of Italy’s involvement in the selling of heavy and light weapons to African countries  has contributed to these wars and forced millions of refugees out of their homelands (only in 2016 Italy has exported weapons worth 14 billion euros); finally, 30 million people are suffering from starvation in Ethiopia, Somalia, South Sudan, northern Kenya, and around Lake Chad.

 All these reasons tell us that we need long-term policies that can connect and integrate people and solve what can reasonably be defined as another Holocaust.

 “7800” is a contemporary fresco, a premonition, and a mirage for the visitors of the woods of Trento. It is a prayer that begins to identify a trace, a concomitance of events or a sign, about the present and future of Europe in relation to this new contemporary exodus.

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