“La nuova Vanessa Beecroft è Luca Rossi” Giacinto Di Pietrantonio

“Attento perchè nella cultura ebraica si ha un numero di parole limitato. Poi si muore” Massimiliano Gioni

“Da quando leggo il blog di Luca Rossi non mi dedico più alla pratica dell’arte ma solo alla teoria” Angela Vettese

“Ho fatto leggere gli articoli di Luca Rossi ai miei studenti” Andrea Lissoni

“Luca Rossi è la personalità artistica più interessante in Italia” Fabio Cavallucci

Dopo 10 ANNI un progetto che fa il punto su “Luca Rossi”

La mostra presenterà 15 opere inedite di Luca Rossi e un’intervista con il curatore Giacinto Di Pietrantonio 

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LUCA ROSSI  (a cura di Giacinto Di Pietrantonio) 

GALLERIA SIX- MILANO  (Piazzale Gabrio Piola 5) 

>>> Sabato 5 Ottobre 2019  ORE 18:30  > fino al 23 novembre 2019 

LA CRITICA, LA LOTTA, IL FUTURO. LUCA ROSSI

In Italia, c’è una figura di notevole interesse nel panorama dell’arte contemporanea: Luca Rossi, artista/collettivo critico, curatore, blogger, personaggio controverso che lavora anche con l’anonimato, una sorta di Anonymous del Sistema dell’Arte (dove l’ego sembra non esistere più e dove chiunque può essere Luca Rossi), dove “processualità critica”, spazio virtuale (quello creato da internet) e quello reale sembrano non avere più confini e mischiarsi in un tutt’uno. 

Oggi giorno l’individuo esperisce una sorta di “non esperienza”, nel senso che la maggioranza del suo tempo viene speso nel navigare nella “rete”  e  molto di questo lo sta portando ad una “nuova memoria-senza memoria” ad “un’assimilazione passiva e a-critica” e questo Luca sembra saperlo davvero bene. Luca ci ricorda i riferimenti storici ed artistici, il nostro passato, cosa vuol dire essere critici e attivi, lottare per mantenere una propria autenticità e districarsi in un mondo che ha più l’aspetto di un grande Mc Donald.

Ci siamo stupiti di quanto Il lavoro di Luca sia seguito da molti curatori, artisti anche in Europa, molti dei quali scappati dall’Italia. Luca è considerato l’unica voce critica fuori dal coro per il panorama attuale italiano. 

La cosa preoccupante è che Rossi, nonostante il suo lavoro sia ampiamente e verbalmente riconosciuto, non venga ancora considerato da istituzioni e realtà italiane. La cosa è emblematica e la dice lunga su cosa vale in Italia rispetto all’essere dei “veri artisti”.

Un panorama italiano che si trascina da forse più di 10 anni, portando artisti “copia ed incolla”, ripetizioni infinite di progetti con sempre gli stessi nomi, decretando implicitamente una fine dell’arte contemporanea.  (OAX Platform)

🔴 Presentazione dell’opera “If you don’t understand something search for it on YouTube”, acrilico su tela 70x70 cm (IMG 3754) (COLLEZIONE Marcello Forin).

Fino al 23 Novembre > Galleria SIX – Milano ( a cura di G. Di Pietrantonio)

L’estetizzazione diffusa, la veloce proliferazione di immagini levigate e consegnate al consumo dove conta solo il mero presente della più piatta percezione, conducono a una fondamentale anestetizzazione. Nulla più accade e ci riguarda nel profondo e così l’arte diventa, come aveva già avvertito Nietzsche, solo occasione di una momentanea eccitazione. Ma l’originaria esperienza del bello è invece una scossa estatica e non contemplativa che ci trasforma e si prolunga anche nella vita etica e politica. La bellezza non rimanda al sentimento di piacere ma a un’esperienza di verità: “tu devi cambiare la tua vita”.

L’opera appare incomprensibile e inaccessibile. I margini di intendimento sono minimi, così come quelli di fraintendimento.

La pennellata a mano libera non può essere sicura e vediamo alcuni segni a matita che hanno tentato di stabilire una via. Allo stesso tempo é evidente una modalità ossessiva, potremo parlare di una “precarietà risoluta”, citando Nicolas Bourriaud che nel libro “Il Radicante” definisce il concetto di altermoderno.

Ecco che il titolo di ogni opera ci permette l’accesso ad una playlist di video completamente inaspettata. Il soggetto di ogni dipinto rappresenta infatti il titolo che i cellulari attribuiscono in modo consequenziale a migliaia di video realizzati in tutto il mondo da più persone e caricati su YouTube senza dare loro un titolo specifico. Situazioni marginali e sottilmente poetiche, micro-universi in quotidiano aumento. Un proliferare di contenuti di cui siamo tutti produttori, consumatori e “moltiplicatori” tramite la condivisione.

Un’anestetizzazione non solo data dalla quantità di contenuti e informazioni, ma anche dalla loro qualità selezionata accuratamente dell’algoritmo che ci propone sempre contenuti che “ci piacciono” e “uguali a noi stessi”. Gli stessi social network tendono a porci in bolle acritiche: in stanze dove mille persone parlano contemporaneamente e la pensano allo stesso modo . Diversi saggi del filosofo contemporaneo Byung-Chul Han ci dimostrano come l’epoca digitale sia caratterizzata proprio da questa anestetizzazione dove l’uomo è portato a nutrirsi solo con cose uguali a se stesso. In questo modo l’uomo ingrassa e non cresce. La dittatura del Mi Piace.

Dall’altro lato non abbiamo bisogno di esprimerci, lo facciamo fin troppo. Se la storia é sempre stata caratterizzata da dittature che non permettevano la libertà di espressione, oggi abbiamo il problema opposto. La facilità e la velocità di espressione ci soffoca di contenuti e non ci permette alcun approfondimento se non rispetto quello che già prima ritenevamo “vero, bello e giusto”. Per ogni argomento possiamo trovare link a sostegno di ogni possibile sfumatura di opinione. Il risultato è che saremo portati ad approfondire quelle opinioni e quelle informazioni che già prima della nostra ricerca ritenevamo vere. Anestetizzati appunto. Questo accade senza avere mai la certezza che quelle informazioni siano effettivamente vere e affidabili. Riceviamo migliaia di informazioni senza poter fare per tutte esperienza diretta. Una sorta di “non esperienza” della realtà capace di illuderci di aver fatto effettivamente esperienza di qualcosa. D’altronde preferiamo “condividere” che “vivere”; come per le Marilyn Monroe di Andy Warhol diventiamo sempre di più superficie del nostro schermo, immagini ripetute all’infinito che, come nella serigrafie di Warhol, sono destinate a perdersi. Anche una foto di Chiara Ferragni, che oggi può contare su milioni di followers, fra pochi giorni sarà dimenticata e sepolta.

Questo dipinto rappresenta anche una forma di resistenza a tutto questo. Infatti non rappresenta l’ennesimo contenuto, l’ennesima opera d’arte (paesaggio, astratto, ritratto, ecc), quanto una modalità per ordinare e gestire i contenuti già prodotti in modo abnorme ogni giorno. In fondo in questi video possiamo trovare già tutto (paesaggi, soggetti astratti, ritratti, performance, moderno e postmoderno, ecc. ). L’opera innesca una forma di resistenza all’algoritmo che ci propone sempre liste di contenuti uguali a noi stessi. Infatti la playlist che potrete trovare risulta completamente inaspettata e necessariamente non conforme a quello che “dovrebbe piacerci”.

La cosa straordinaria di questo dipinto è che, pur essendo in linea con la tradizione e le convenzioni della storia dell’arte (si tratta di un dipinto in un formato standard), riesce a cambiare ogni giorno e ogni ora. Un’immobilità continuamente “mobile” che assomiglia tanto a quando l’uomo contemporaneo crede di fare esperienza di tante cose anche se rimane fermo e immobile sul suo iPhone.

Di fronte a questo caos di contenuti e a questa sostanziale anestetizzazione, queste opere non cercano il principio innovatore, come nel periodo moderno (da fine ‘800 al 1973) e neanche il remix originale, come in epoca postmoderna (dal 1973 al 2001), ma suggeriscono una consapevolezza critica che potremo definire “altermoderna”. Come nella definizione che ne da Nicolas Bourriaud nel libro “Il Radicante”, quest’ opera risulta “risolutamente precaria” e si “inocula nelle reti che ci soffocano”. Progetti altermoderni, realizzati fuori dai musei, sono Google, Facebook, Instagram, Amazon, Apple. Anche questi progetti tendono a non creare l’ennesimo contenuto, per il quale sembrano disinteressati, ma un sistema virtuoso e consapevole per gestire i contenuti secondo i desideri degli utenti.

Parificabile alla definizione di “altermoderno” troviamo il concetto di “antifragile” sviluppato dall’economista libanese Nicolas Taleb. Taleb sostiene come in un’epoca caratterizzata dal disordine e dall’instabilità, sia necessario prosperare in questo disordine piuttosto che opporvisi con soluzioni “rigide”. Il dipinto innesca proprio un espediente antifragile e resiliente capace di aggirare il problema senza adottare soluzioni frontali. L’opera è testimone di una modalità e un atteggiamento che caratterizza tutti i progetti realizzati da Luca Rossi fin dal 2009. A questo proposito segnalo Black Mirror progetto permanente realizzato all’interno della Fondazione Prada di Venezia a partire dall’ agosto 2019 (vedi > http://lucarossilab.it/black_mirror

Guardare i video, a cui porta questo dipinto, significa uscire per un istante da questa anestetizzazione generale. Davanti a situazioni apparentemente ordinarie siamo costretti ad allenare “nuovi occhi”. È come se queste situazioni marginali ci costringano, se siamo disposti a prenderle sul serio, ad avere uno sguardo diverso. Una forma di fitness, un allenamento, che poi potremo portare nella nostra vita quotidiana.

Forse il segreto di queste opere, come del nostro tempo, sta proprio qui. Non è più necessario cercare un “contenuto/opera” che sia considerato universalmente bello, giusto e vero, (“la Cappella Sistina del nostro tempo”) quanto allenare la nostra capacità di vedere. In altre parole cercare “nuovi occhi”. Questi “nuovi occhi” serviranno a guardare il mondo, a fare delle scelte, ma anche a riprogrammare il mondo stesso tramite la produzione di contenuti di cui siamo, oltre che consumatori, anche “produttori esecutivi”. Non a caso quest’opera attiva anche una circolarità dove chiunque può essere partecipe come autore e produttore di contenuti. Se infatti realizziamo un video e gli diamo come titolo IMG 3754 andremo automaticamente a contribuire all’opera con un nuovo contenuto che diventerà parte dell’opera e disponibile alla visione.

Secondo il rating, che discende dal lavoro critico che “Luca Rossi” sviluppa quotidianamente dal 6 aprile 2009, quest’opera dovrebbe avere un prezzo base di 30.000 Euro. Questo perchè effettivamente rappresenta uno spostamento e una novità oggettiva per la storia dell’arte. Quest’opera non può ancora avere questo prezzo perchè si confronta con un mercato internazionale che non è supportato da un sistema critico adeguato. Lo stesso sistema critico che “Luca Rossi” cerca di stimolare dal 2009.

La “Lingua di Luca Rossi” rappresenta il controcanto di quest’opera e di questo stesso testo. La lingua tagliata, fatta con la gomma da cancellare, può cancellare e annullare questo stesso testo critico. In fondo al dipinto non serve altro che il suo stesso titolo o l’intuizione del fruitore più esperto.

La lingua tagliata rappresenta una reliquia contemporanea (“la Lingua del Santo”) estremamente significativa in questa fase storica: la lingua che vorrebbero tagliare al critico, a Luca Rossi, ma anche al Sig. Rossi qualsiasi che oggi esprime opinioni su tutto anche senza averne le competenze. La lingua ha dimensioni leggermente inferiori del normale. Luca Rossi infatti, ricordando il personaggio Chance Giardiniere nel film “Oltre il giardino”, ha l’atteggiamento del bambino, ingenuo, autentico ma anche “severo”. Il bambino che l’età adulta dovrebbe conservare invece che reprimere. La lingua tagliata rappresenta anche questo “sacrificio”. L’opera non è rappresentata dalla sola lingua ma anche dal silenzio che ha intorno. Ritornano le parole di Gilles Deleuze: “non abbiamo bisogno di esprimerci, lo facciamo fin troppo; abbiamo bisogno di interstizi di solitudine e silenzio dove dire finalmente qualcosa di vero”.