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LUCA ROSSI 2009 > 2021

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LA CRITICA, LA LOTTA, IL FUTURO : LUCA ROSSI

In Italia, c’è una figura di notevole interesse nel panorama dell’arte contemporanea: Luca Rossi, artista/collettivo critico, curatore, blogger, personaggio controverso che lavora anche con l’anonimato, una sorta di Anonymous del Sistema dell’Arte (dove l’ego sembra non esistere più e dove chiunque può essere Luca Rossi), dove “processualità critica”, spazio virtuale (quello creato da internet) e quello reale sembrano non avere più confini e mischiarsi in un tutt’uno. 

Oggi giorno l’individuo esperisce una sorta di “non esperienza”, nel senso che la maggioranza del suo tempo viene speso nel navigare nella “rete”  e  molto di questo lo sta portando ad una “nuova memoria-senza memoria” ad “un’assimilazione passiva e a-critica” e questo Luca sembra saperlo davvero bene. Luca ci ricorda i riferimenti storici ed artistici, il nostro passato, cosa vuol dire essere critici e attivi, lottare per mantenere una propria autenticità e districarsi in un mondo che ha più l’aspetto di un grande Mc Donald.

Ci siamo stupiti di quanto Il lavoro di Luca sia seguito da molti curatori, artisti anche in Europa, molti dei quali scappati dall’Italia. Luca è considerato l’unica voce critica fuori dal coro per il panorama attuale italiano. 

La cosa preoccupante è che Rossi, nonostante il suo lavoro sia ampiamente e verbalmente riconosciuto, non venga ancora considerato da istituzioni e realtà italiane. La cosa è emblematica e la dice lunga su cosa vale in Italia rispetto all’essere dei “veri artisti”.

Un panorama italiano che si trascina da forse più di 10 anni, portando artisti “copia ed incolla”, ripetizioni infinite di progetti con sempre gli stessi nomi, decretando implicitamente una fine dell’arte contemporanea. 

CHI E’ LUCA ROSSI

“Luca Rossi” nasce nel 2009 come identità fuori controllo. I social network non erano ancora così sviluppati, chiunque poteva commentare un articolo su Exibart e chiunque lo avrebbe visto, perchè nel 2009 in Italia Exibart era l’unica piazza dell’arte contemporanea. Luca Rossi non cerca solo di aumentare il confronto critico attorno alcuni temi fondamentali, ma accetta che questa azione gli si possa anche rivoltare contro. Come effettivamente è successo. Dopo 12 anni possiamo dire che Luca Rossi ha ucciso il suo autore, e allo stesso tempo lo ha salvato. Le posizioni critiche di Luca Rossi lo stanno costringendo da 12 anni in una sorta di embargo culturale, una salutare quarantena da alcuni percorsi tossici. Questo ostracismo è stata la vera forza di Luca Rossi. Gli ha permesso di trovare e percorrere strade che nessuno al mondo si sognerebbe di percorrere. Come ha detto giustamente Marco Cingolani, il percorso di Luca Rossi di questi anni è equiparabile ad un lunghissimo Master in Fine Art, e forse qualcosa di più.

LA NASCITA DELLO SPETTAUTORE

Dopo l’11 settembre 2001 il mondo passa lentamente dalla fase post moderna a quella altermoderna. Il mondo fuori dai musei è costretto a registrare questo cambiamento. L’arte contemporanea no, anche se l’arte sarebbe una dimensione fondamentale per aiutarci ad allenare nuovi occhi. Dopo questa data il contenuto, la nostra idea di opera d’arte, perde di rilevanza rispetto un sistema informativo che agisce intorno ad essa. Lo possiamo capire annusando grandi progetti “altermoderni” che hanno avuto enorme successo negli ultimi anni: a Google non interessa cosa cerchiamo, ad Amazon non interessa cosa compriamo, a Instagram o Facebook non interessa cosa postiamo, ad Apple non interessa cosa facciamo con l’iPhone, e così via. Il contenuto perde di rilevanza non perchè qualcuno lo decide, ma perchè i ruoli di autore e spettatore si fondono e si confondono. E quindi il contenuto che discende da questo “spettautore” è necessariamente meno rilevante, non perchè meno importante, ma perchè personalizzabile. Questa dinamica è chiara su Instagram dove tutti sono in competizione con tutti e dove ogni contenuto è destinato ad essere subito soffocato da milioni di altri contenuti. In altre parole anche una foto di Chiara Ferragni, o di Cristiano Ronaldo, fra pochi giorni sarà dimenticata sotto milioni di altri contenuti. L’attentato alle Torri Gemelle parte da “spettatori” che si alzano dai loro sedili e agiscono. Spettautori appunto. L’attentato dell’11 settembre concentra in un unico evento ogni tema possibile e sintetizza un’opera d’arte ad alta densità. Troviamo la performance, la vita, la morte, le micro storie e le macro dinamiche globali; la politica, il modernismo minimalista delle torri e l’arte informale delle torri che implodono, ecc. Dopo questo evento l’arte fatica ad essere efficace sopra il piedistallo della rappresentazione. Tutto è stato realmente fatto. Se questo apre una prima crisi di linguaggio per l’arte contemporanea, la crescita dei social network segna una seconda crisi: non solo tutto è stato fatto ma tutti fanno tutto e lo comunicano a tutti. La carriera dell’artista, costretto a buttarsi sul vintage e sull’effetto Amarcord, può esistere solo se difesa dai luoghi e pubbliche relazioni del mondo dell’arte. Ma si fatica ugualmente tanto che negli ultimi 20 anni non emergono anche a livello internazionale artisti realmente rilevanti. Vanno bene gli artisti moderni e i post-moderni degli anni 90 vivono spesso di rendita.


L’INFORMAZIONE COME FOSSE ARGILLA

Fin da subito Luca Rossi inizia a manipolare le informazioni come fossero argilla. Nel 2009 modifica semplicemente le informazioni inerenti il comunicato stampa di una mostra presso la Galleria Massimo De Carlo. Nel nuovo comunicato stampa si richiede al pubblico di ordinare una pizza da far recapitare in galleria trasformando la mostra in qualcos’altro e costringendo tutti ad uno stato di attesa. Anche in questo caso gli spettatori diventano “autori materiali” di quello che può essere considerato una sorta di “attentato positivo” volto a ricostruire senso e significato.
Sempre nel 2009 realizza quello che potrebbe essere considerato il primo NFT della storia dell’arte. Una scultura realizzata con i polpastrelli della mano sinistra tramite l’uso del mouse tattile, e collocata dentro la Galleria Gagosian di New York. L’opera riconduce nell’opera anche la saliva e la polvere che ognuno di noi ha sul proprio schermo, rendendo di fatto ogni fruizione del file unica, esattamente come fosse un file NFT (la cui tecnologia sarà però inventata solo tra il 2014 e il 2017).
Nel 2013, sempre tramite un rendering elementare, colloca la prima opera della serie IMAGES all’interno dell’Arsenale durante la Biennale di Venezia. Questa serie di opere si oppone al sovraccarico di informazioni di cui siamo artefici e vittime. Invece di proporre l’ennesimo contenuto va ad ordinare i contenuti prodotti ogni giorno nel mondo. Queste opere sono parificabili ad una sorta di “Cappella Sistina” contemporanea capace di cambiare ogni giorno. Come a dire che prima di affrontare qualsiasi argomento dobbiamo risolvere l’inquinamento che abbiamo in testa.
Questa necessità di ricostruire senso e significato la ritroviamo in una serie di interventi in alcuni luoghi reali: nel 2013 fotografando ossessivamente una teca vuota dentro l’Abbazia di Senanque in Francia; nel 2015 ricercando un particolare scultura dentro ai Giardini della Biennale; nel 2016 in un rifugio antiaereo oggi diventato centro benessere; nel 2018 con un’azione maestosa e misteriosa nei boschi del Trentino; nel 2019 invitando ad un radicale cambio di prospettiva dentro la Fondazione Prada di Venezia; e nel 2020 invitando ad un’esperienza insolita nel centro storico di Bologna. In molti di questi casi il pubblico viene invitato a diventare quello spettatore attivo (“spettautore”) che vediamo imperversare ogni giorno su i social. Come a dire che forse stiamo usando il nostro cellulare come una clava, in modo rozzo e primitivo, e al contrario potremo invece diventare “attentatori positivi” volti a ricostruire senso e significato.
Più recentemente due nuovi progetti, entrambi del 2021, completano e arricchiscono questo percorso. “Any Items” dove viene chiesto al collezionista/spettatore di scegliere qualsiasi cosa su Amazon e considerare quella cosa opera di Luca Rossi. Improvvisamente la scelta viene rigirata allo spettatore che viene invitato a diventare collezionista e curatore della propria visione. Questo crea una bolla di decompressione, quasi un momento di imbarazzo, nel quale lo spettatore dovrà fare una scelta rivalutando i propri bisogni in relazione alla sua idea di opera d’arte. L’oggetto scelto, non essendo l’imposizione di un artista esterno, si andrà a mimetizzare nella quotidianità del suo acquirente, continuando quella “bolla di silenzio” di cui parla Gilles Deleuze: non abbiamo bisogno di esprimerci, lo facciamo fin troppo. Abbiamo bisogno di interstizi di solitudine e silenzio per dire finalmente qualcosa di vero. 

Il secondo progetto è “GOLD” e viene declinato in occasione di diversi eventi legati all’arte contemporanea. In ogni diversa declinazione vengono intercettate le ricerche che gli utenti fanno online. Poi viene proposto loro di personalizzare un’opera d’arte scegliendo tre artisti da far incontrare e scontrare nella stessa opera. In questo modo lo spettatore vedrà l’opera solo una volta che arriverà a casa sua e quindi sarà costretto e a riattivare la propria immaginazione e a lasciarsi sorprendere in un sistema dell’arte sempre più reazionario e prevedibile.

A questi progetti “Luca Rossi” ha anche affiancato un progetto di divulgazione che cambia e si evolve dal 2010 (Albero Angela, 2018) e un’accademia attiva online dal 2016 (la Skype Art Academy, 2016). Ma la cosa forse ancora più incredibile è che questi progetti sono stati realizzati a budget praticamente zero e in una condizione di ostracismo motivata dalla posizione critiche che Luca Rossi porta avanti da anni (alcuni nodi critici: Ikea evoluta, Sindrome del Giovane Indiana Jones, Nonni Genitori Foundation). 

 

ABOUT LUCA ROSSI

Luca Rossi is an independent author for which anyone can be “Luca Rossi”. In this way everyone is stimulated to a new sense of opportunity and responsibility. Luca Rossi started the blog Whitehouse as a platform for art criticism, information, and art-related projects in 2009. A better synthesis of the blog could be found on : www.lucarossilab.it. Major representatives of the art world have participated in the blog, contributing to its popularity. Luca Rossi has written in social networks and specialized magazines like “Flash Art”, Artribune.com, and Exibart.com with lucid criticism and originality.

Luca Rossi was defined “the most interesting personality” in Italy by Fabio Cavallucci,and “the new Vanessa Beecroft” by Giacinto Di Pietrantonio. In 2011 Alfredo Cramerotti (curator of “Manifesta” and Museum Director Mostyn, Wales) wrote: “To be honest, I’m not Roberta (a 2011 project by Luca Rossi) made me think more than dozens of other projects I have seen “live”.