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Luca Rossi

OLTRE IL GIARDINO

dal monumento al documento 
dove sei adesso, fondazione prada, serpentine gallery, abbazia di sénanque, centro benessere helvetia


testo di Kari Altmann

coordinamento e comunicazione di Enrico Morsiani

“Se immagino, vedo. Che altro faccio se viaggio? Soltanto l’estrema debolezza
dell’immaginazione giustifica che ci si debba muovere per sentire.”
Fernando Pessoa

 

Una mostra che puoi vivere immobile leggendo un “documento” pdf. Perché l’opera d’arte, come la vita, è soprattutto uno stato mentale. Si dice che il popolo ebraico quando dovette scappare dalla propria terra in una condizione di emergenza, fu costretto a passare dalla logica del monumento a quella del documento. 

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“Invece che subirla o resistervi per inerzia, il capitalismo globale sembra aver fatto propri i flussi, la velocità, il nomadismo? Allora dobbiamo essere ancora più mobili. Non farci costringere, obbligare, e forzare a salutare la stagnazione come un ideale. L’immaginario mondiale è dominato dalla flessibilità? Inventiamo per essa nuovi significati, inoculiamo la lunga durata e l’estrema lentezza al cuore della velocità piuttosto che opporle posture rigide e nostalgiche. La forza di questo stile di pensiero emergente risiede in protocolli di messa in cammino: si tratta di elaborare un pensiero nomade che si organizzi in termini di circuiti e sperimentazioni, e non di installazione permanente, perennizzazione, costruito. Alla precarizzazione dell’esperienza opponiamo un pensiero risolutamente precario che si inserisca e si inoculi nelle stesse reti che ci soffocano.” 
Nicolas Bourriaud

Intervista di Kari Altmann a Luca Rossi sul progetto “Oltre il giardino”

Kari Altmann: Quando ho letto il sottotitolo di questo progetto ho subito pensato alla frase di Yves Klein: “la vita stessa è l’arte assoluta”. Condividi questa coincidenza?

Luca Rossi: Nelle avanguardie moderniste c’era qualcosa di buono, mentre a volte -con il postmoderno inoltrato- rischiamo di “buttare il bambino con l’acqua sporca”. Il mercato dell’arte richiede oggetti, ma sempre di più, anche per via della competizione globale, non avrà senso produrre oggetti da vendere. Passeremo appunto dal monumento, inteso come l’oggetto, al documento inteso come una serie di informazioni. In modo più diretto e cinico anche il progetto Freeze Masters ci dimostra questo.

KA: Per la prima volta dall’inizio della tua attività nel 2009, chiedi il pagamento di un euro per poter avere il “documento”. Solitamente tutti i tuoi progetti sono stati gratuiti. Perché questa scelta?

LR: In questo progetto ho voluto radicalizzare la mia pratica. Il pagamento simbolico di un euro è un modo per rendere evidente come per vivere e fruire della mostra sia necessario vedere questo documento.

KA: Il progetto tocca alcuni luoghi, come un’abbazia, una galleria, un museo, una biennale, ecc. ma si può considerare sempre dove si trova lo spettatore. Hai parlato di un “nomadismo velocissimo” che fa essere opera, spettatore e autore sempre nello stesso luogo. Come si pone questa riflessione rispetto ai drammatici flussi migratori che interessano questo periodo storico?

LR: Quello che hai descritto è il “selfie”, ossia una coincidenza di opera, autore e primo spettatore. Mi sembra interessante installare sempre la mia “opera” in questo luogo che considero essere l’unico “spazio politico” rimasto. In questo spazio, nella mia dimensione micro, locale e privata, possiamo fare moltissimo per i migranti. Lo stato moderno costruisce tende ma non può risolvere il problema sul lungo periodo. L’arte potrebbe farlo.

KA: Nella tua biografia leggo: “chiunque può essere Luca Rossi, questo può spingere tutti ad un nuovo senso di responsabilità e opportunità”. Ma se l’opportunità che vedo è prendere un camion e uccidere centinaia di persone, come la mettiamo?

LR: Il mio obbiettivo non è eliminare il male del mondo o creare l’ennesima operetta-contenuto. Il mio obiettivo è stimolare senso critico verso la realtà, ossia senso critico per fare le differenze rispetto la sovrapproduzione di contenuti e possibilità a cui siamo sottoposti. Da 10 anni siamo tutti diventati “fotografi quotidiani” armati del nostro smartphone, ma come fare le differenze tra le foto che scattiamo? E tra le nostre foto e quelle del grande artista Luigi Ghirri?

KA: Il film “Oltre il giardino” racconta del nostro “scemo del villaggio”, un “giardiniere idiota”, che in qualche modo riesce a bypassare e superare il sistema politico americano. Il Sig. Rossi come può portarci “oltre il giardino” e farci distinguere il bene dal male?

LR: L’obiettivo del Sig. Rossi, come dello “scemo del villaggio”, o come quello del “giardiniere idiota”, è creare uno spazio di decompressione, un nuovo spazio di opportunità. Per farlo bisogna essere “idioti”, in quanto le posizioni più intelligenti trovano subito gli anticorpi che le annullano. Pensa alle centinaia di artisti “intelligenti” costretti ad omologarsi per farsi selezionare. In questo spazio è possibile sperimentare e allenare la capacità di vedere, di questo tratta il progetto “Oltre il giardino”.

KA: Pensi che la “capacità di vedere” coincida con la felicità dell’essere umano?

LR: No, anzi spesso chi non vede o non vuole vedere si sente più felice. Ma questo va bene sul breve periodo, sul lungo periodo, o per esperienza, per allenamento o per conoscenza, bisogna imparare a vedere. Diversamente stai male e non capisci perché. Come un uomo che pensa di vedere ma che in realtà è cieco, continua a fare danni, a sbattere la testa. Vive un malessere, ma non “vede” e non capisce perché. Mentre uno che sa di essere cieco sta attento ad attraversare la strada.

KA: Mi piace questa tua riflessione, perché mi viene in mente come non esista arte giusta o arte sbagliata, arte vecchia e arte innovativa. Il vero valore è la consapevolezza, nel tuo esempio il cieco che sa di essere cieco.

LR: In ogni opera d’arte, come in ogni cosa, esiste un valore che dipende dalla consapevolezza e dalla coerenza tra opera, contesto e intenzioni dell’autore (materiali, altre opere, biografia ecc). Ossia un quadro dell’Ikea da 59 Euro che scopiazza Andy Warhol può avere molto più valore di una della tante opere pretenziose che molti galleristi propongono in fiera per 5000 o 6000 Euro.