If You Don’t Understand Something Search For It On YouTube, wooden letters installation, Dolomiti 2017.

MoMA at HoME > a new project by luca rossi

In the Italian contemporary art scene there is a figure of considerable interest. Luca Rossi –artist/ collective, critic, curator, and blogger–is a controversial personality who works in anonymity, as some kind of Anonymous of the Art System. In Luca Rossi’s philosophy, the ego no longer exists because anyone can be Luca Rossi. In Mr. Rossi all the roles of the art system melt and confuse, thus arriving at a substantial independence and self-sufficiency. The “critical process”, the virtual space of the Internet, and the real context no longer have boundaries and blend into one.

Can there be a new idea of ​​a museum?

While modern states seem to be able to adopt only “floating policies”, our private dimension is the only space for real change.

The 5 art works by Luca Rossi installed at the MoMA Museum in New York are mainly installed in our private dimension. You can see the exhibition by staying where you are

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MG: MoMA at HoME è un progetto che promette di contenere tutti gli aspetti che hai sviluppato fin dal 2009. In particolare la nostra dimensione privata sembra l’unico spazio politico rimasto e l’unico spazio dove è importante “installare” le opere d’arte. Cosa c’è di diverso rispetto a guardare un semplice PDF?

Luca Rossi: Quando mi fanno questa domanda, ricordo sempre che gli ebrei, quando dovettero scappare dalla loro terra, furono costretti a passare dalla logica del monumento alla logica del documento. Questo perché non era possibile trasportare velocemente monumenti ingombranti. Se ci pensi il documento permette qualsiasi cosa, volendo permette anche di ricostruire un monumento o qualcosa di più attinente al nostro presente. Permette grande adattabilità, gli ebrei furono costretti a decodificare Dio. 

Oggi l’emergenza è rappresentata da un bombardamento di contenuti e informazioni di cui siamo tutti i produttori e consumatori e che ci porta ad una sostanziale anestetizzazione. Questo si riverbera in tutta la nostra vita. In questo senso il documento PDF rappresenta una forma di “ecologia dell’arte”. Non si tratta di leggere banalmente un documento ma di avere un dispositivo che permette di vivere un’esperienza dell’opera d’arte su più livelli. Quella che nel 2009 ho definito come una “fibrillazione” tra oggetto, immaginazione, esperienza diretta ed esperienza reale.

MG: Da un certo punto di vista l’emergenza Covid ha spiazzato il mondo dell’arte. Per esempio se negli anni passati si fossero proposte opere d’arte come esperienze da vivere, il mercato dell’arte oggi potrebbe proseguire oltre la necessità di portare oggetti in determinati luoghi. Non a caso pochi giorni fa l’iniziativa del Louvre di Parigi, di mettere all’asta alcune esperienze, ha avuto un grande successo e ha raggiunto cifre enormi all’asta di Christie’s. Tu hai iniziato a lavorare in questo modo 11 anni fa. Come è nato questo modo di operare?

Luca Rossi: Fin dal 2009, per via delle mie posizioni critiche, ho vissuto una sorta di quarantena dal mondo dell’arte. Ero ovviamente escluso e non potevo partecipare ai soliti rituali delle mostre in gallerie, fiere e biennali. Pertanto ho dovuto trovare altre modalità che paradossalmente erano più interessanti. Strategie e protocolli più attinenti al nostro presente. L’idea del museo Louvre è corretta ma è completamente improvvisata rispetto i problemi portati dall’emergenza Covid. Probabilmente se un certo contesto critico nazionale e internazionale avesse maggiormente stimolato gli artisti negli ultimi 15 anni oggi avremmo opere d’arte molto più attinenti e interessanti rispetto al presente che stiamo vivendo. Ma, ancora una volta, non si tratta di smaterializzazare banalmente l’opera d’arte.

MG: Vado a memoria: una visita non convenzionale al Mart di Rovereto nel 2009 Enel 2016 dentro il MAAT di Lisbona, ancora un progetto clandestino dentro l’Abbazia di Senanque in Francia, e poi nel 2016 dentro un rifugio antiaereo diventato oggi centro benessere, e poi ancora più recentemente all’interno della Fondazione Prada di Venezia. Secondo me è davvero incredibile come il mondo dell’arte nazionale, come dogana per il sistema internazionale, continui a non riconoscere completamente il tuo lavoro.

Luca Rossi: Sicuramente il fatto di essere partito con una critica molto dura al sistema dell’arte non mi ha aiutato. I progetti che hai ricordato non sarebbero esistiti senza il lavoro critico che sviluppo quotidianamente da 11 anni. Questo perché questo stesso lavoro critico era puntato soprattutto verso me stesso.

La critica al sistema e ai suoi contenuti, come fosse una sorta di anticorpo, mi ha ha costretto a stare lontano da certi rituali del sistema dell’arte che sono effettivamente anacronistici e nostalgici. Spesso fatali per gli artisti. Non a caso questi progetti non sembrano apparentemente adattabili alla galleria o alla mostra convenzionale. Proprio perché non potevano essere realizzati in questi spazi. Al contrario quando mi capita di partecipare a un bando o essere invitato in una mostra, sono sempre molto sorpreso dai risultati raggiunti. Come se questi progetti vivessero in potenza ma potessero assumere, solo se necessario, forme più convenzionali.

MG: Però per comunicare e promuovere i tuoi progetti e necessità del sistema dell’arte?

Luca Rossi: Io non ho mai escluso la collaborazione con il sistema anzi quando c’è stata abbiamo sempre raggiunto ottimi risultati, vedi per esempio il progetto sviluppato nelle Dolomiti nel 2017, per la mostra Smach, che poi è stato pubblicato in un’ importante pubblicazione internazionale (The word is art –Thames & Hudson 2018). In ogni caso uso un sistema di comunicazione virale che permette di arrivare direttamente al pubblico. L’acquisto del PDF permette di “visitare” e vivere la mostra.