DENMARK MANIFESTO 

 

 

Ho provato a fare un manifesto, ma è veramente una cosa sorpassata.
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Solo viaggi sporadici e puntuali per evitare l’esotismo e concentrarsi sulle risorse locali. Conoscere l’inglese il minimo indispensabile, gli inglesi dovrebbero imparare l’italiano.
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L’ opera deve avere contemporaneamente una natura che vive nelle seguenti dimensioni: esperienza diretta, esperienza mediata (documentazione), oggetto e immaginazione. Questo succede già, ma non è importante cosa succede ma “come” succede. La consapevolezza del “come” (intenzioni, contesto, progetto) è il vero valore.
L’opera va sempre installata nella nostra dimensione privata ed intima. Questo è l’unico spazio “politico” rimasto. Gli stati moderni e quelli in via di sviluppo tendono ad adottare politiche di galleggiamento per le quali lo spazio politico è minimo. In altre parole la decisione che prendo nella mia vita privata vale 10-20 volte quella che può prendere un Capo di Stato.
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Il turista deve diventare “spettatore” e “visitatore” attento, ossia “curare” la propria visione. Avere altri occhi invece di presentare l’ennesima opera d’arte. Questo contribuisce all’idea di un museo diffuso, liquido e trasversale. Curare la propria visione significa allenare e sperimentare uno sguardo critico sulla realtà. Opere come attentati “non violenti” volti a ricostruire senso e significato, prima di tutto come epifania per lo stesso spettatore/autore. La dimensione più rilevante sarà quella privata e non quella pubblica della mostra convenzionale, sia per l’autore che per lo spettatore.
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Nella definizione e nella fruizione dell’opera bisognerà impiegare il livello minimo di risorse (minima mobilità, minime risorse economiche, ecc). Un’ecologia dell’arte consapevole della sovrapproduzione e dell’inquinamento di opere e contenuti a cui siamo sottoposti.  Se opera e spettatore saranno sempre nello stesso luogo e allo stesso tempo, avremo definito un nuovo concetto di velocità capace di reagire alla precarietà e all’instabilità portate dalla mobilità globale di cose e persone. Potremo chiamare questa condizione “nomadismo immobile”. 
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Questa “ecologia dell’arte” non deve portare all’eliminazione di qualsiasi contenuto, ad una facile forma di nichilismo, ma portare ad allenare e sperimentare un senso critico capace di fare la differenza tra i contenuti e poterli così gestire. Nella storia ogni opera d’arte indica sempre una visione critica della realtà per quanto più o meno banale e semplicistica.
Sarà necessario anche sviluppare una critica argomentata e approfondita che non si limiti al “mi piace”, “funziona”, “interessante”, “bello”, “mi emoziona” ecc. L’aspetto critico potrà anche fondersi e confondersi con l’opera, come avvenuto, per esempio, nel progetto “Expectation (Italian Area)”, sviluppato tra il 2009 e il 2014, l’opera stessa contiene una ricognizione critica della scena italiana degli ultimi 27 anni.
Il problema non è più esprimersi, la gente oggi lo fa fin troppo. Ma individuare interstizi di solitudine e silenzio per dire finalmente qualcosa di vero (Gilles Deleuze).
Ma cosa è questo qualcosa? E come definirne un valore pseudo oggettivo?
Il valore di qualcosa può essere definito tramite un’argomentazione critica che metta in relazione tre elementi: quel qualcosa, le intenzioni del suo autore (titolo, biografia, altre opere ecc) e il contesto (micro, politico, sociale ecc.). Questo qualcosa potrebbe anche solo “essere detto” anche se l’opera-oggetto può essere spesso un testimone di valore molto utile. Tino Sehgal preferisce realizzare opere che siano solo esperienze da vivere che spesso sono “solo dette”. A mio parere oggi l’opera ha una natura più complessa che può implicare oggetti ed esperienze mediate. Quindi una fibrillazione tra immaginazione, oggetti, esperienza mediata ed esperienza diretta.
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Secondo il pensiero di Gilles Deleuze potremo dire che non è importante esprimersi tramite un qualcosa ma evidenziare un “qual-come”. Ossia un COME, e quindi una modalità per gestire i contenuti e trovare valori utili per la nostra vita quotidiana. Per tanto l’opera citazionista non ha senso, perché completamente interessata a presentare l’ennesimo “cosa”. Tale opera può essere interessante solo quando evidenzia un modo, un “come”, interessante per citare e “fare” le cose.
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Questa tipologia di opera, non nuova ma consapevole, non solo determina una diversa idea di museo ma anche una diversa definizione di artista. L’artista si deve sottrarre ad una professionalizzazione forzata, senza perdere serietà e professionalità. La professionalizzazione tende ad omologare gli artisti rendendoli “non specializzati”, unskill, sostituibili e poco rilevanti. Per tanto sarà necessario sviluppare una professionalita artistica parallelamente ad una diversa professionalità lavorativa. Questo determinerà anche un’indipendenza progettuale molto utile nello sviluppare il proprio percorso artistico. In questo percorso non si escludono possibili collaborazioni con istituzioni pubbliche e private.
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In una prima fase tale tipologia di artista dovrà anche avere un ruolo attivo nella divulgazione e nella formazione degli artisti. Le attività divulgative e formative sono contenute nel progetto Luca Rossi Campus.
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Per quanto riguarda la divulgazione penso a qualcosa che si ponga nell’arte contemporanea tra SuperQuark e Roberto Benigni che legge la Divina Commedia. La divulgazione non è finalizzata ad educare il pubblico ma creare uno spazio dove il pubblico possa interessarsi ed appassionarsi.
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Per quanto riguarda la formazione degli artisti è già attiva una sorta di accademia diretta da Luca Rossi e che viene tenuta via Skype.
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DENMARK MANIFESTO ENGLISH VERSION  

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The text has been translated from Italian into English with Google Translate. In so doing, the text deliberately maintains a level of approximation and imperfection that allows a more engaged, interactive, and open reading of the manifesto. 
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I tried to make a manifesto, but it’s really something outdated.
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Only sporadic and punctual travels to avoid exoticism and focus on local resources. To know English the indispensable minimum, the English should learn Italian.
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The work must at the same time have a nature that lives in the following dimensions: direct experience, mediated experience (documentation), object and imagination. This is already happening, but it is not important what happens but “how” happens. Awareness of “how” (intentions, context, project) is the true value.
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The work is always installed in our private and intimate dimension. This is the only “political” space left. Modern and developing states tend to adopt floating policies for which political space is minimal. In other words, the decision I take in my private life is 10 to 20 times that of a Head of State.
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The tourist must become “watchful” and “visitor” attentive, ie “cure” his vision. To have other eyes instead of presenting yet another piece of art. This contributes to the idea of a widespread, liquid and transversal museum. Curing your vision means training and experiencing a critical look at reality. Works as “nonviolent” attacks aimed at rebuilding meaning and meaning, first of all as epiphany for the same spectator / author. The most important dimension will be the private one and not the public one of the conventional exhibition, both for the author and the spectator.
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In the definition and use of the work, the minimum level of resources (minimum mobility, minimum economic resources, etc.) must be used. An ecology of conscious art of overproduction and pollution of works and contents to which we are subjected. If work and spectator will always be in the same place and at the same time, we will define a new concept of speed capable of reacting to the precariousness and instability brought about by the global mobility of things and people. We can call this condition “motionless nomadism”.
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This “art ecology” must not lead to the elimination of any content, to an easy form of nihilism, but to lead to the training and experience of a critical sense capable of making the difference between the contents and managing them. In the story, every work of art always indicates a critical view of reality, more or less banal and simplistic.
You will also need to develop a well-argumented and thorough criticism that is not limited to “I like,” “works,” “interesting,” “handsome,” “excites me” The critical aspect may also be merged and confused with the work, as happened for example in the “Expectation (Italian Area)” project, developed between 2009 and 2014, the work itself contains a critical reconnaissance of the Italian scene of The last 27 years.
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The problem is no longer expressed, people today do it too much. But find interspersions of solitude and silence to finally say something real (Gilles Deleuze).
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But what is this something? And how to define a pseudo-objective value?
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The value of something can be defined through a critical argument that links three elements: that something, the intentions of its author (title, biography, other works, etc.) and the context (micro, political, social, etc.). This might just be “to be said” even though the work-object may often be a worthwhile witness. Tino Sehgal prefers to make works that are just living experiences that are often “just told”. In my opinion today the work has a more complex nature that may involve mediated objects and experiences. Then a fibrillation between imagination, objects, mediated experience and direct experience.
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According to Gilles Deleuze’s thought we can say that it is not important to express through something but to highlight a “how-to”. HOWE, and so a way to handle content and find useful values for our daily life. So the citationist work does not make sense, because it is completely interested in presenting the “thing” again. This work can only be interesting when it highlights a way, a “how,” interesting to cite and “do” things.
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This type of work, not new but aware, not only determines a different idea of a museum but also a different definition of artist. The artist must be forced to take advantage of forced professionalization, without losing seriousness and professionalism. Professionalization tends to homologate the artists by making them “unskilled”, unskill, replaceable and not relevant. So you will need to develop a professional artwork alongside a different professional workmanship. This will also result in a design independence very useful in developing its own artistic path.This path does not exclude possible collaborations with public and private institutions. 

In the first phase, such an artist will also have an active role in the dissemination and formation of artists. The dissemination and training activities are contained in the Luca Rossi Campus project.
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As for the disclosure, I think of something that arises in contemporary art between SuperQuark and Roberto Benigni who reads the Divine Comedy. Disclosure is not aimed at educating the public but creating a space where the public can be interested and passionate.
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As for the training of artists, a kind of academy directed by Luca Rossi is already active and is being held via Skype.