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Black Mirror > Fondazione Prada Venezia> Luca Rossi

>>> Black Mirror, condizionatori/termosifoni neri presenti all’interno della Fondazione Prada, cellulari dei visitatori, azione dei visitatori, video realizzati dai visitatori, Fondazione Prada Venezia, Luca Rossi 2019. 

Il progetto Black Mirror di Luca Rossi, installato alla Fondazione Prada di Venezia, si insinua nella normale attività della Fondazione e non richiede alcuna ufficialità, come non richiede alcun dispendio di risorse. Rappresenta una forma di “ecologia dell’arte”, estremamente importante in una fase in cui tutti siamo produttori e consumatori di contenuti. Gli “schermi neri” sono i condizionatori/termosifoni che accompagnano il percorso espositivo ufficiale della Fondazione Prada di Venezia. Qualsiasi esposizione venga presentata ufficialmente all’interno della fondazione sarà sempre cadenzata da questi condizionatori-termosifoni neri che sembrano degli schermi neri, quasi piatti, e inesorabilmente spenti. 

Gilles Deleuze diceva che non abbiamo bisogno di esprimerci lo facciamo fin troppo, abbiamo bisogno di interstizi di solitudine e silenzio per dire finalmente qualcosa di vero. Ecco che questi schermi spenti rappresentano proprio questi interstizi, questi intermezzi di solitudine e silenzio che vanno a cadenzare la fruizione della mostra ufficiale. Ma cosa è VERO? In una fase storica in cui il contenuto di ogni questione coincide sempre di più con la sua comunicazione attraverso degli schermi?  E cosa accade se gli schermi un giorno rimanessero inesorabilmente spenti? Questi problemi si riversano nella nostra vita privata ma anche nelle grandi questioni del nostro tempo (immigrazione, cambiamento climatico, crisi del sistema economico, intelligenza artificiale, ecc.). Si passa dalla capacità di affrontare i problemi e farne reale esperienza, alle modalità in cui essi vengono comunicati. In altre parole tende a diventare più importante “condividere” che “vivere”. 

 Esattamente come fossero “schermi spenti” queste opere ci sono ma non si vedono, passano totalmente inosservate , o meglio, per vederle bisogna recuperare uno sguardo marginale, laterale, abbassarsi, forse recuperare lo sguardo del bambino. 

>>> Ma non è finita quiIn realtà le griglie dei condizionatori diventano il supporto per il cellulare dei visitatori. É infatti sufficiente appoggiare il proprio cellulare sopra i condizionatori con la telecamera rivolta verso il basso e premere REC. In questo modo sarà possibile per ogni visitatore girare dei video che riprendono l’interno di questi monoliti neri. Il condizionatore, come suggerisce la parola stessa, diventa una sorta di “tutore” per il nostro cellulare che, durante la registrazione del video, potrà essere mosso, girato, roteato dal visitatore; nonostante questo il cellulare registrerà sempre e solo un’unica realtà specifica. Lo “schermo/condizionatore” diventa una protesi e un “supporto di regia” per il nostro cellulare. Come a dire che, per quanto ci si sforzi, “il condizionatore è il messaggio”.  

Uno scenario e una temperatura distopici e in equilibrio tra analogico e digitale. Uno sguardo rivolto all’interno di questi schermi neri quasi per carpirne il segreto. Per indagare appunto “cosa sia VERO”. Video che i visitatori potranno portare con sé, come testimoni del progetto Black Mirror. In questa pagina alcuni video come esempio. 

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 I video sembrano documentare un retroscena, il meccanismo nascosto, ma sempre identico, che si cela dietro milioni di contenuti e di informazioni di cui siamo produttori e consumatori. Una sovrapproduzione che rischia di soffocarci e di condurci ad una fatale anestetizzazione. La possibilità che tutti parlino contemporaneamente all’interno della stanza equivale ad una dittatura che non permette di esprimersi. Lo stesso Deleuze affronta il problema di come l’espressione abusata e bulimica conduca ad un’assenza di libertà di espressione. Infatti nella stanza non si capirà più nulla. 

L’estetizzazione diffusa, la veloce proliferazione di immagini levigate e consegnate al consumo dove conta solo il mero presente della più piatta percezione conducono a una fondamentale anestetizzazione. 

Nulla più accade e ci riguarda nel profondo e così l’arte diventa, come aveva già avvertito Nietzsche, solo occasione di una momentanea eccitazione. Ma l’originaria esperienza del bello è invece una scossa estatica e non contemplativa che ci trasforma e si prolunga anche nella vita etica e politica. 
La bellezza non rimanda al sentimento di piacere ma a un’esperienza di verità: “tu devi cambiare la tua vita”.