L’arte contemporanea potrebbe diventare una straordinaria palestra per allenare nuovi occhi. Per questo motivo si tratta di una materia che potrebbe cambiare radicalmente la nostra vita quanto la visione del mondo. Ma soprattutto le nostre scelte private che, unite alle altre, diventeranno cambiamenti su larga scala.

Ecco perché il sistema dell’arte sarebbe uno strumento fondamentale per produrre opere di qualità come dispositivi utili per fare questo “allenamento ai nostri occhi”. Negli ultimi 20 anni questa qualità non c’è stata a livello internazionale e a livello nazionale per due ordini di motivi:

1) Una crisi del linguaggio, dell’opera d’arte, che parte nel 2001 e si aggrava con lo scoppio dei social network. L’artista ai tempi di Instagram deve competere con un sovraccarico di contenuti, opere e informazioni di cui siamo tutti produttori e consumatori.

2) Il fatto che la Qualità NON serve alla vita del mercato e dei musei: denaro pubblico, mercato, fondazioni e l’uso dell’arte come pubblicità di nicchia, NON hanno bisogno di Qualità e di un Pubblico vasto. In questo i collezionisti hanno un ruolo chiave: essi tendono a non acquistare il COSA ma il DOVE (la galleria o il curatore che presenta una determinata opera) a prescindere da considerazioni sulla “Qualità” in relazione al presente e al nostro futuro. Senza allenamento costoro scelgono “quello che hanno già negli occhi” disincentivando un valore più importante: uscire dalla nostra zona di comfort. 

E’ come se le opere d’arte siano di una materia fatta di luoghi e pubbliche relazioni. Nella foto qui accanto i raggi del sole (come relazioni tra punti) incontrano la Fondazione Prada di Venezia e creano alcuni quadrati di luce: luoghi + relazioni (place + rays, …plays…). 

In Italia a complicare le cose abbiamo anche la tendenza a creare “famiglie amicali”, piccole oligarchie in cui vige la raccomandazione. Questo ovviamente deprime ulteriormente il settore e dopo anni (io ho iniziato a evidenziare queste cose nel 2009) la situazione è desertica. Possiamo criticare la doppia nomina di Gian Maria Tosatti al Padiglione Italia e alla Quadriennale, possiamo argomentare criticamente il suo lavoro, ma il vero problema è il sistema critico-formativo che genera certe scelte e la triste constatazione che NON ci sono reali alternative.

L’altro giorno pensavo che il Padiglione Italia 2022 più credibile potrebbe essere quello che abbiamo presentato nel 1997, ossia 24 anni fa, con Enzo Cucchi e Maurizio Cattelan.

Cosa è successo in questo 24 anni?

Da un lato il curatore d’arte, nato nel 1989 per ordinare la moltitudine di artisti fuoriusciti dalla fine della guerra fredda, è diventato sempre più DJ-autore e sempre meno un critico-divulgatore, e quindi abbiamo perso lentamente le ragioni e le motivazioni dell’arte contemporanea; dall’altro lato la crisi della rappresentazione ha reso subito debole qualsiasi cosa possiamo mettere sul piedistallo o appesa al muro nel museo. E’ come se fossimo rimasti fermi agli anni ’90.

Come si siamo consolati? Buttandoci nel passato: ecco artisti che lo hanno fatto da tempi non sospetti come Francesco Vezzoli o Flavio Favelli, e artisti più giovani che sono afflitti dalla Sindrome del Giovane Indiana Jones (Danh Vo, Haris Epaminonda, Giulia Cenci, Gian Maria Tosatti, Francesco Arena, Giorgio Andreotta Calò, Roberto Cuoghi, ecc). Usare ed elaborare il passato fornisce un “valore sicuro”. Ovviamente non sto dicendo che questi artisti lo facciano apposta o in malafede, si tratta solo di una tendenza significativa. E’ come se le giovani generazioni siano indotte a seguire il gusto di nonni e genitori per essere accettati in un paese e in un collezionismo “per vecchi”. Per vecchi NON intendo questioni di anagrafica, che spesso in Italia vanno al contrario, ma anche giovani che per sentirsi colti e sofisticati si adagiano nella moda del vintage. Va bene per i biscotti del Mulino Bianco, come li faceva tua nonna, va bene nel design, nelle auto e nella moda, ma nell’arte contemporanea il gusto del vintage diventa oggi “design pretenzioso” quello che nel 2009 ho chiamato Ikea Evoluta. In altre parole questa è una strada per affrontare il presente, ma il suo abuso rende questi artisti come fossero sfumature di un unico artista. Rende questa strada una moda che si contrappone al concetto di contemporaneo (Giorgio Agamben).

Quali soluzioni a tutto questo?

1)Ripensare completamente la formazione degli artisti. Noi nel nostro piccolo dal 2016 gestiamo online una piccola accademia. E abbiamo definito un metodo molto efficace.

2) Ripensare completamente la divulgazione che non è l’education o la mediazione culturale nei musei, ma la capacità di creare uno spazio di opportunità dove un PUBBLICO VERO possa interessarsi e appassionarsi.

Se iniziamo domani con questi due punti, ammesso sia possibile farlo in tutto il sistema Italia, avremo i primi risultati fra 5-6 anni.

Luca Rossi nasce nel 2009 proprio perché il suo autore era parte di questo sistema “malato”. E la prima vittima di Luca Rossi è stato il suo autore. Le mie posizioni critiche mi hanno messo in una condizione di embargo e di ostracismo. Mi hanno costretto ad una salutare quarantena rispetto certe dinamiche tossiche e che sono destinate a illudere e deludere. E’ come se avessi dovuto generare in modo autonomo, e un po’ folle, il contesto critico da cui è poi è discesa una determinata progettualità.

Per ArtVerona nello stand di Galleria Six presenterò tre interventi, di cui solo uno fisicamente dentro lo stand. Gli altri due sono attuabili nella propria dimensione privata.

Il dipinto restituisce l’equilibrio tra la nostra dimensione reale quotidiana e una dimensione digitale fluida e instabile. Questa serie di dipinti è stata fatta nel 2019 e la serie di questo progetto parte nel 2013, ma rende evidente qualcosa che abbiamo vissuto profondamente durante il COVID. Da una parte questo equilibrio analogico-digitale e dall’altra parte un sovraccarico di informazioni che ci stordisce e anestetizza. L’opera non presenta l’ennesimo contenuto ma ordina i contenuti già prodotti nel mondo in modo abnorme. Il dipinto è il varco esclusivo ad una serie di video in quotidiana crescita. Questi dipinti pur essendo immobili cambiano ogni giorno. Sono come una sorta di “Cappella Sistina” contemporanea. La modalità suggerita dal titolo rappresenta anche una forma di resistenza all’algoritmo che tende sempre a proporci contenuti uguali a noi stessi. Proprio perché i video che vedremo saranno del tutto inaspettati e scollegati da nostri gusti. Se facciamo un video e lo carichiamo su YouTube, forzando il titolo con il soggetto del quadro, possiamo addirittura partecipare all’opera stessa.

Questa serie di opere che io chiamo IMAGES sono oggi fondamentali perché non possiamo affrontare alcuno argomento, alcuna nuova opera d’arte, se prima non risolviamo l’inquinamento che abbiamo in testa. Queste opere rappresentano una forma di ecologia fondamentale. Se ci pensiamo queste opere anticipano e superano la filosofia NFT dando accesso a un quantitativo di video che possono essere considerati NFT a tutti gli effetti. Ma lo fanno con una profonda consapevolezza rispetto l’inquinamento di cui siamo artefici e vittime e che rischia di soffocarci e anestetizzarci.

If you don’t understand something search for in on YouTube

aclylic on canvas, 70×70 cm, Galleria Six (Art Verona) 2021. 

Il dipinto è il varco esclusivo ad una sorta di “Cappella Sistina” contemporanea, capace di farci allenare “nuovi occhi”. Nel soggetto potrebbe esserci qualsiasi combinazione di numeri (il prezzo di ogni singolo dipinto è di 4000 Euro). 

ANY ITEMS

any items purchased on Amazon, Galleria SIX (Art Verona), Luca Rossi 2021.

In questo caso l’opera può essere acquistata autonomamente su Amazon. La foto dell’opera verrà inviata alla Galleria SIX che realizzerà un certificato di autenticità in sole 8 copie al costo di 700 Euro cad. 

BY LEFT HAND FINGERTIPS (gagosian project)

saliva, dust, your screen, file NFT, Galleria SIX (Art Verona) Luca Rossi 2009-2021.

Quest’opera è il primo “file NFT” della storia dell’arte. Quest’opera può essere acquistata su Open Sea come file NFT al costo di 1500 Euro.

Seguono alcuni progetti realizzati con la stessa tecnica tra 2009 e 2021:

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by left hand fingertips ksdaòsdjajdflkajflksjdflasjdf (Hauser & Wirth Project)

saliva, dust, your screen, Luca Rossi 2020.
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