Fake News, container, 7800 Amazon packs, 7800 artworks, 2018.

Quali sono le tre cose “più popolari”, che hanno avuto maggiore successo, negli ultimi tre anni? Parliamo di arte contemporanea, opere, eventi che hanno travalicato i confini del ristretto mondo dell’arte.

Sicuramente nel 2018 l’opera di Banksy che si auto-distrugge poco dopo essere stata aggiudicata per più di un milione di dollari. Il soggetto era una bambina che perde un palloncino a forma di cuore.  E poi sicuramente nel 2019 la famosa banana di Maurizio Cattelan. Una banana attaccata al muro. L’arte contemporanea viene trattata come un “freak” in rapporto al mainstream internazionale; non si capisce se per colpa del mondo là fuori o per colpa del sistema dell’arte che riesce a destare interesse solo quando la spara grossa. Una terza cosa memorabile dell’arte contemporanea negli ultimi tre anni non me la ricordo. Forse la mega mostra di Damien Hirst a Venezia nel 2017. 

Vorrei mettere in relazione l’opera di Banksy e la banana di Cattelan con il progetto Black Mirror di Luca Rossi, installato in modo permanente all’interno della Fondazione Prada di Venezia. Black Mirror spegne gli schermi che sono fondamentali per Banksy e Cattelan. Cosa potrebbe succedere se gli schermi del nostro cellulare e del nostro computer oggi si spegnessero? Cosa ci perdiamo in fondo: una banana e una bambina con il palloncino?

 Sopra “Comedian” di Maurizio Cattelan e sotto l’opera di Banksy distrutta poco dopo essere stata aggiudicata per un milione di dollari

Come accade per progetti “altermoderni” come Google, Amazon, Apple, Facebook, Instagram, TikTok, il contenuto oggi è completamente irrilevante rispetto ad un sistema intorno. Se ci pensate questi progetti sono disinteressati dal COSA (a Google non interessa cosa cerchiamo, ad Amazon non interessa cosa acquistiamo, ad Apple non interessa cosa scriviamo con il nostro cellulare,  e così via per tutti gli altri): questi progetti sono interessati al COME. In altre parole chiunque oggi nel mondo può attaccare una banana al muro o disegnare una bambina con il palloncino e diffonderli a migliaia di persone, competere con il COSA non ha molto senso. 

All’interno della Fondazione Prada sono installati questi enormi schermi neri inesorabilmente spenti e che in realtà sono i condizionatori e i termosifoni che regolano la temperatura della mostra. In un mondo in cui tutti creano, comunicano e consumano contenuti, questi schermi neri sembrano finalmente momenti di riflessione e decompressione. Gilles Deleuze dice che “la gente non ha bisogno di esprimersi, lo fa fin troppo; bisogna procurare loro interstizi di solitudine e silenzio per dire finalmente qualcosa di vero”. Immaginate un bombardamento di “banane” e di “bambine con il palloncino”, per non soffocare e rimanere anestetizzati servono appunto momenti di pausa, riflessione e decompressione. Gli schermi neri diventano “monumenti” inesorabili e clandestini, per gli interstizi di solitudine e silenzio di cui abbiamo un profondo bisogno.

>>> Black Mirror, condizionatori/termosifoni neri presenti all’interno della Fondazione Prada, cellulari dei visitatori, azione dei visitatori, video realizzati dai visitatori, Fondazione Prada Venezia, Luca Rossi 2019. 

Esattamente come fossero “schermi spenti” queste opere di Luca Rossi ci sono ma non le vediamo durante il normale percorso di visita all’interno della Fondazione. Esattamente come, anestetizzati dai contenuti (banane e palloncini), procediamo nel mondo e non vediamo cose che sono proprio sotto i nostri occhi. Ma non è finita qui. Infatti questi enormi monoliti neri diventano anche i tutori, i condizionatori, del nostro stesso cellulare, lo strumento principale che ci rende oggi produttori e consumatori bulimici di informazioni. Se infatti appoggiamo il nostro cellulare sopra le grate delle opere stesse, possiamo muovere il cellulare a piacimento e registrare video di quello che c’è dentro gli “schermi neri”. Come se potessimo fisicamente indagare “cosa sia finalmente vero”. 

Cosa è VERO oggi? Come vediamo anche nella politica ma non solo, la verità oggi dipende molto di più da come comunichiamo le cose rispetto a quello che accade realmente nella realtà. Questo avviene perchè ognuno di noi può creare una versione dei fatti con il proprio cellulare. Se abbiamo 1000 versione dei fatti, sarà difficile, se non impossibile capire la realtà e la verità dei fatti a meno che non andiamo noi di persone a verificare. E “andare di persona” è spesso impossibile. Nel progetto 7800 (realizzato da Luca Rossi nell’estate 2018) bisognava andare fisicamente nei boschi del Trentino, ma in quanti lo hanno fatto per amore e desiderio della verità? Molte volte la verità non la vogliamo e preferiamo farci cullare da 1000 versione dei fatti, tra cui anche la nostra, che sono sicuramente più rassicuranti anche se non sono vere.

Black Mirror permette al visitatore di indagare all’interno dell’opera d’arte e tornare a casa con un video nel proprio cellulare. Una vera e propria opera d’arte auto-realizzata. Video distopici, sospesi tra mondo digitale e mondo analogico. Come se potessimo effettivamente vedere il meccanismo, sempre uguale, che si cela dietro le informazioni e i contenuti di cui siamo produttori e consumatori incessanti. I video che possiamo realizzare dentro gli schermi neri di Black Mirror rappresentano bene quello che si cela dietro la Banana di Cattelan e la bambina con il palloncino di Banksy. Meccanismi sempre uguali a se stessi e molto deludenti dopo un primo momento di stupore ed eccitazione. Ma da cosa deriva questo stupore?

Le operazioni di Cattelan e di Banksy, ancora legate a meccanismi sensazionalistici da fine ‘900, non avrebbero avuto successo senza l’aspetto economico. Parliamo della banana perchè è stata venduta (veramente) per 120 mila dollari. Parliamo di Banksy perchè l’opera si è auto distrutta dopo essere stata venduta (veramente) per più di un milione di dollari. Ecco che tutto ritorna al Dio Denaro che è importante ma anche molto noioso dopo un po’. In “Black Mirror” non esiste il denaro, tutto avviene in modo gratuito e promette di resitituire “valore” in termine di “pensiero divergente”, riflessione e preziosa interazione.