L’arte sta cambiando il mondo ma noi non ce ne stiamo accorgendo

Un famoso libro di Josè Saramago, ambientato proprio nel 2020, immagina un mondo dove un virus sconosciuto si propaga per il mondo e rende le persone cieche. Ho sempre pensato che il vero problema non è “essere ciechi” ma “essere ciechi ed essere convinti di vederci benissimo”. Questo perchè se una persona è cieca prende accorgimenti, si organizza, sta attenta; ma se una persona pensa di vederci bene ed è in realtà cieca, va a sbattere contro i muri, sente male e non sa perchè.

Questo fenomeno avviene molto spesso nella nostra vita privata quanto nel guardare quello che accade nel mondo. Siamo convinti di vedere le cose, facciamo delle scelte e ci accorgiamo di aver sbagliato. Miglioriamo il nostro comportamento solo attraverso la reiterazione di errori che ci procurano esperienza e ci permettono di correggere il tiro.

Sarebbe possibile evitare di fare errori o quanto meno farne meno? E’ molto importante “allenare la nostra capacità di vedere” soprattutto perchè, dopo molti errori che si accavallano e si sovrappongono, non è più possibile tornare indietro e portare rimedio. Ecco che molte persone ad un certo punto della loro vita non vogliono più vedere la realtà che gli presenterebbe un conto molto salato e che è meglio non vedere.

Per riconoscere queste persone ho trovato una modalità infallibile: sono quelle persone che rifiutano l’arte contemporanea. Ormai ho visto tantissimi casi, sono sicuro di questo. Le persone che rifiutano a priori l’arte contemporanea e che hanno immediatamente un atteggiamento sarcastico e di pregiudizio sono quelle persone il cui inconscio sa di aver sbagliato troppo. Per queste persone non è assolutamente accettabile prendere sul serio cose appese al muro che potrebbero “farci pensare”, “farci vedere”.

Il nostro inconscio, che secondo recenti studi ci governa al 90%, percepisce subito che un’opera appesa alla parete rallenta la parete, ci costringe a rallentare il passo, ci costringe ad un minimo spazio di riflessione e decompressione. Per molte persone questo spazio di riflessione è inaccettabile, inutile e anche un po’ imbarazzante. Al contrario l’arte contemporanea (di qualità) può rendere questo spazio una “palestra” e un “laboratorio” per allenare e sperimentare la nostra capacità di vedere. Bruno Munari diceva “saper vedere per saper progettare”, e per progetto non intendeva solo una casa, ma anche una scelta nella nostra vita privata o la capacità di leggere quello che accade nel mondo.

Molte persone quindi “non sanno vedere” e altre persone “non vogliono vedere”. In entrambi i casi il rischio non è la cecità, come nel libro di Saramago, ma qualcosa di molto peggiore: essere ciechi ma essere convinti di vederci benissimo. Ma come dimostrare questa teoria? Come dimostrare la capacità potenziale dell’arte contemporanea di migliorare la vista per “chi vuole vedere”?

Possiamo facilmente analizzare due esempi che forse rappresentano lo Yin e lo Yang del pensiero contemporaneo: il caso Trump e il caso Greta Thunberg. Da una parte il sovranismo nazionalista, populista, materialista e rassicurante e dall’altra parte un nuovo pensiero liberale, attento all’ambiente, contro gli eccessi del capitalismo e disponibile a ripensare il nostro futuro. Entrambi questi fenomeni, che rappresentano i due pensieri dominanti a livello globale, non sarebbero esistiti e non avrebbero mai avuto la forza che hanno senza l’arte contemporanea. In particolare senza una creatività che fonda le sue radici nell’arte che è stata prodotta negli anni ‘90.

 

 

Basta guardare la bellissima serie TV “The Loudest Voice” o approfondire i dati storici per capire che l’ascesa di Donald Trump è basata su una manipolazione sistematica e consapevole delle informazioni partita proprio a fine anni ‘90. Questa manipolazione, seppur in senso negativo, ha una componente artistica fondamentale dove possiamo pensare l’informazione esattamente come fosse la creta dello scultore. Se a cavallo degli anni novanta e degli anni duemila giravamo tra mostre e biennali internazionali potevamo trovare molti artisti che applicavano modalità e atteggiamenti proprio finalizzati a renderci consapevoli di questo fenomeno.

Per chi conosce l’arte contemporanea che emerge negli anni ‘90, dopo la caduta del muro di Berlino, può constatare benissimo che Greta Thunberg è esattamente il ragazzo con il tamburello di Maurizio Cattelan, cresciuto e sceso finalmente dal cornicione. Cattelan ha esposto in diversi contesti una scultura iper realista (come troviamo al museo delle cere) di un bambino di 4-5 anni seduto su un vero cornicione, posto molto in alto e intento a suonare realmente un tamburello. Il bambino sembra essersi volutamente isolato dal “mondo dei grandi” e suonare il tamburello ossessivamente sembra l’unica cosa capace di portargli conforto. Greta assomiglia tantissimo a quel bambino che nel caso di Greta sembra finalmente cresciuto e sceso dal cornicione.

 

 

Se ci pensiamo Greta Thumberg non dice nulla di originale e straordinario che giustifichi il suo successo e la sua visibilità planetaria. Greta ripete semplicemente i concetti che scienziati e politici dicono da anni. Ma perchè il suo messaggio ha avuto un successo e una visibilità mai avuta prima e che ha reso questa bambina il personaggio più importante del 2019? Le sue treccine, il suo sguardo, il suo comportamento: Greta sembra un’opera d’arte: un personaggio immaginario sospeso tra una sottile inquietudine e la dolcezza ingenua di un bambino. Greta ha avuto successo per via della sua “componente artistica” che è stata fondamentale e determinante per diffondere con successo idee e teorie che erano già ampiamente conosciute.

Come anche nel caso di Trump, la componente “artistica” di questi due personaggi sta giocando, nel bene e nel male, un ruolo fondamentale. La stragrande maggioranza delle persone assimila inconsapevolmente questa componente artistica e modifica di conseguenza i suoi comportamenti (privati e politici) in ragione di qualcosa di profondamente artistico.

Ecco allora che capiamo bene quali possono essere i pericoli del nostro presente. Il problema non è non vedere gli immigrati che arrivano dal sud del mondo o l’inesorabile scioglimento dei ghiacciai. Il vero pericolo è essere convinti di vedere problemi e soluzioni senza vedere come questi problemi e queste soluzioni possano dipendere da componenti creative che mischiano realtà e finzione, verità e fake news. L’unico modo per distinguere la “realtà” e la “finzione” è prendere profondamente consapevolezza di “cosa sia reale” e di “cosa sia finzione”. L’arte contemporanea rappresenta proprio la palestra dove allenare questa consapevolezza.

L’arte contemporanea influenza profondamente la nostra vita ma questo avviene senza che noi ce ne accorgiamo. Il rischio è proprio di subire questo fenomeno, sentire male alla testa e non sapere perchè.

Luca Rossi

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