Luca Rossi’s Tongue, eraser, real dimension, Luca Rossi 2018.

MG: Questo fine 2019 è stato segnato dalla famosa banana di Maurizio Cattelan. Che segno è?

Luca Rossi: La banana di Maurizio Cattelan segna una crisi profonda dell’arte contemporanea che era già evidente con l’operazione di Banksy nel 2018, quando la “bambina con il palloncino” era stata semidistrutta un secondo dopo essere stata aggiudicata per un milione di dollari. Sono segni che dimostrano che siamo rimasti agli anni 90′ e che il valore artistico dipende solo dal prezzo e dalla contesto/clamore in cui viene presentata l’opera. Nessuno sembra in grado di argomentare il valore dell’arte contemporanea. 

MC: Ritieni che l’operazione di Banksy sia uguale a quella di Cattelan?

MC: No, quella di Cattelan ha molto più valore perchè coerente con il modo-atteggiamento che Cattelan ha definito negli anni 90′, mentre il modo-atteggiamento di Banksy integra Warhol, Beuys e Haring in modo ruffiano, retorico e spesso contraddittorio. Ma la cosa davvero preoccupante è che non ci sono artisti emersi dopo il 2001 che rappresentano un’alternativa a queste operazioni. Anche i curatori che criticano queste operazioni (Saltz e Bonami per esempio) cosa hanno prodotto negli ultimi 18 anni? Loro dov’erano negli ultimi 18 anni?

MG: Quindi pensi che la responsabilità di questa crisi sia dei curatori d’arte?

LR: Parzialmente. Dai primi anni ’90 i critici d’arte, i divulgatori, sono diventati curatori d’arte che hanno il compito di ordinare e selezionare una sovra produzione di opere d’arte e artisti. Quindi, lentamente, negli ultimi 30 anni, abbiamo perso le ragioni e le motivazioni del contemporaneo, ecco perchè dopo il 2001 non emergono artisti interessanti. Nella nostra selezione dei migliori 10 artisti degli ultimi 30 anni (vedi qui la selezione) solo tre artisti sono emersi dopo il 2001: Sehgal che è già in crisi, Imhof ha fatto solo un buon Padiglione Germania nel 2017 e il Sig. Rossi è ovviamente ostracizzato dal sistema. Quindi non preoccupa tanto la banana quanto la totale assenza di alternative e l’assenza di un contesto critico capace di definire un minimo di scale valoriali per giudicare le opere d’arte.

MG: Perchè pensi che argomentare il valore delle opere d’arte possa aiutare? Tu stesso hai definito un rating per conferire valore alla singola opera d’arte, ma perchè pensi che un rating come il tuo possa aiutare?

LR: Un sistema che non definisce scale valoriali è un sistema che non è meritocratico e quindi le menti migliori e più brillanti si dedicano ad altro nella vita. Gli artisti bravi italiani, per esempio, si sono dedicati ad altro 10-15 anni fà. Oggi resistono artisti mediocri sostenuti dalla propria galleria e da 2-3 curatori. Giorgio Andreottà Calò, Nico Vascellari, Rossella Biscotti, Lara Favaretto o Roberto Cuochi, che forse sono gli artisti italiani più sostenuti negli ultimi 10 anni, hanno percorsi deboli e sono del tutto marginali sulla scena internazionale.

MG: Nella tua selezione dei 10 artisti migliori degli ultimi 30 anni c’è anche Luca Rossi. Non pensi che sia presuntuoso da parte tua?

LR: Chiunque può essere Luca Rossi. E questo sta già avvenendo quando chiunque oggi sulla terra produce contenuti sotto forma di foto, video e opinioni. Questo fenomeno, che dura da una decina di anni, non è mai avvenuto nella storia dell’uomo. Il lavoro di Luca Rossi prende consapevolezza di questo (vedi progetto presso la Galleria SIX di Milano) e dimostra come sia possibile usare il cellulare in modo più virtuoso per ricostruire senso e significato (es. Black Mirror, 7800, Sénanque Project, ecc). Non è presunzione ma “l’entusiasmo dello scienziato”.

MG: Come si è potuto salvare “luca rossi” dalla anomalie e dalle deficienze del sistema?

LR: Io mi sono salvato suicidando un certo ruolo di artista e creando un percorso completamente indipendente. In fondo se il successo della banana di Cattelan è il sintomo di una malattia, il sistema malato non sarà mai in grado di riconoscere subito quelle che possono essere le “alternative della banana”.

MG: In questi anni hai sempre parlato di 3 VIE per poter sviluppare percorsi interessanti legati all’arte contemporanea. In questi ultimi 18 anni non salvi proprio niente?

LR: Salvo quelli che sono gli artisti “vintage” recuperati, gli artisti vintage moderni originali, e lo sviluppo che hanno avuto artisti emersi negli anni ’90. Per quanto riguarda le tre vie: la terza via è certa pittura, la seconda via è lavorare sulla post-verità (Greta Thunberg o la mostra di Hirst nel 2017 a Venezia, sono esempi di questo), e la prima via è la via altermoderna (Google, Instagram, Amazon, Apple, per esempio, sono progetti altermoderni fuori dal mondo dell’arte).

MG: Il collezionismo e i curatori continuano però a scegliere anche artisti emersi dopo il 2001. Come giudichi questo?

LR: Se ti siedi al ristorante qualcosa devi ordinare. Il problema non è il singolo piatto ma tutto il menù. Mentre i curatori, per legittimare la propria professione, qualcuno lo devono pur selezionare, anche se le scelte sono sempre meno convinte e si perdono in progetti curatoriali con centinaia di artisti dove non può emergere nulla.

MG: Ma forse c’è anche una crisi del linguaggio artistico, anni fa parlavi di crisi della rappresentazione.

LR: Certo, unito alla carenze divulgative e formative e all’assenza di un contesto critico vitale, il linguaggio dell’arte contemporanea ha subito due momenti di crisi (2001 e 2009) che non ha dovuto risolvere. Se una pizzeria, leggi mercato, funziona anche se propone pizze cattive e se non entra quasi nessuno, perchè migliorare la qualità della pizza? La banana di Cattelan ha dimostrato che ad Art Basel, tutto, ma proprio tutto, anche una banana, può diventare denaro, tanto denaro. Quindi perchè lavorare sulla qualità?

MG: Forse il collezionismo e il pubblico dovrebbero richiedere questa qualità.

LR: La banana di Cattelan, e qui sta il grande valore di questa operazione, ha dimostrato che il collezionismo e il pubblico sono fatti da scimmie urlanti. I primi pronti a pagare qualsiasi prezzo e i secondi pronti a elaborare la banana in mille modi su Instagram. Ecco perchè la divulgazione e la critica sarebbero fondamentali, abbiamo un grosso problema di analfabetismo tanto nel collezionismo quanto nel pubblico.

MG: Ma perchè ritieni che sia così fondamentale la qualità nell’arte contemporanea?

LR: Perchè sarebbe una palestra e un laboratorio per allenare e sperimentare la nostra capacità di vedere, ma questo ben oltre i musei e il sistema dell’arte. Greta Thunberg sembra, per esempio, il ragazzino con il tamburello di Maurizio Cattelan che è cresciuto ed è sceso dal cornicione. Ma si potrebbero fare molti altri esempi. Quindi l’arte contemporanea sarebbe una materia fondamentale capace di presiedere a tutto, tanto per i paesi moderni quanto per il singolo individuo. 

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