Chi consuma, digerisce e ripropone su i social la banana di Cattelan, in fondo è come una scimmia. L’opera di Cattelan (la banana attaccata la muro e intitolata “Comedian”) ha sicuramente il merito di fornirci questa consapevolezza. 

Nel 2013 ho iniziato a fotografare ossessivamente una teca vuota pochi metri prima della biglietteria interna all’Abbazia di Sénanque in Francia, uno dei siti turistici più visitati al mondo. I turisti rallentavano il passo, si stropicciavano gli occhi, alcuni iniziavano a fotografare la teca. Siamo oltre la banana di Cattelan, che potrebbe anche essere vista come la versione POP di una pallina di carta accartocciata (vedi video di “Albero Angela” > http://lucarossilab.it/alberto-angela/ ).

Ma se riapriamo il foglio accartocciato e ci scriviamo sopra IMG e i primi 4 numeri del tuo cellulare, abbiamo la possibilità di passare dagli anni ’90 al 2020: se diamo come titolo al nostro foglio di carta: “se non capisci una cosa cercala su YouTube”, avremo un’opera d’arte“alermoderna” ossia la fase successiva al periodo postmoderno e a cui appartiene la banana di Cattelan. Se il moderno ricercava il principio innovatore (la pop art di Andy Warhol) e il postmoderno il remix originale (la banana di Cattelan unisce tre moderni, Duchamp, Warhol e Anselmo), la fase altermoderna ricerca un sistema virtuoso che possa darci informazioni e consapevolezza critica. Il pacco di Amazon, la foto che vogliamo postare su Instagram, la cosa che vogliamo cercare su Google. 

In questi progetti altermoderni il contenuto è completamente irrilevante, esattamente come è irrilevante per TikTok cosa postiamo o per Amazon cosa compriamo. In questo senso la banana di Cattelan riesce a cogliere la temperatura e il senso del periodo altermoderno: il contenuto è banale, mediocre, chiunque lo può realizzare ed elaborare esattamente come sta succedendo adesso su i social network per la famosa banana. Un po’ come la nostra pallina di carta, che addirittura nella teca di Sénanque sparisce. Anche se poi scopriamo, una volta tornati a casa, che la teca di Sénanque non è proprio vuota , esattamente come scopriamo che la banana di Cattelan non ci soddisfa proprio pienamente. Dalla teca emerge infatti un universo nascosto che sembra ricostruire il senso di un luogo, la famosa Abbazia Cistercense, che al contrario sembra una vuota “Walt Disney religiosa”.

Se deciderai di seguire il titolo che ho suggerito per il tuo foglio di carta con su scritto IMG e i primi 4 numeri del tuo cellulare, vivrai l’esperienza di un’opera altermoderna, quindi non l’ennesima “banana”, l’ennesima “pallina di carta”, ma una modalità per ordinare le banane che vengono prodotte ogni giorno da milioni di persone in tutto il mondo. Quest’opera semplicissima che hai in mano, è in grado di contenere una complessità che, non solo cambia ogni ora, ogni giorno, ma rappresenta anche na forma di resistenza alla dittatura dell’algoritmo a cui siamo tutti sottoposti. Quindi un’opera 10 volte meglio della banana, perché capace di contenere non solo una banana ma tutte le banane di cui siamo ogni giorno produttori e consumatori.

Per questo ogni dipinto presentato alla Galleria SIX a ottobre dovrebbe costare all’incirca 9 milioni di euro. Mentre il progetto a Sénanque, come 7800 o Thermal Refuge rappresentano anche loro delle “banane”. Banane però evolute che dimostrano come oggi si possa creare una banana in un modo più virtuoso. Altro esempio di “banana virtuosa” è il progetto Black Mirror presentato clandestinamente all’interno della Fondazione Prada di Venezia (vedi qui). Come per le banane che possiamo fare a casa nostra, l’opera a Venezia è già sotto i nostri occhi ma non la vediamo. Per vederla bisogna cambiare prospettiva. Se le banane rappresentano una forma di inquinamento visivo e uditivo, i grandi schermi neri che accompagnano la visita all’interno della Fondazione Prada di Venezia, diventano come momenti di riflessione e decompressione. Monoliti che diventano anche i tutori del nostro smartphone che può così indagarne la loro verità e il loro mistero. Abbiamo la possibilità di andare oltre il livello superficiale a cui ci stringono i “15 minuti di celebrità” predetti da Andy Warhol; possiamo andare oltre la solitudine a cui il bombardamento di foto della banana ci costringerà una volta che saremo soli nelle nostre case. All’interno della Fondazione Prada di Venezia possiamo realizzare e conservare alcuni video che restituiscono il clima distopico per cui la banana è solo l’ennesimo sintomo.

Ecco che il punto non è entrare ad Art Basel ed attaccare una banana al muro ma trovare il modo di ricostruire senso e significato all’interno di Art Basel. Come fare? Prima di tutto ci vogliono scale critiche e valoriali, diversamente per attirare l’attenzione possiamo solo attaccare banane. Ci vuole alfabetizzazione del pubblico. Se cerchi di parlare di concetti universitari a bambini dell’asilo, non potrai che presentare loro sempre e solo “banane”, e raccontare come Gilles Deleuze fosse un vecchietto simile a Geppetto che crea tanti Pinocchio, concetti, ecc. ecc.…..semplificazioni che non permettono mai di muoversi dalla solita “banana” che in fondo è quello che troviamo in fiere e biennali. La moltiplicazione della banana di Cattelan su i social e nei media, dimostra che siamo effettivamente “scimmie” e che la banana ha dimostrato la sua efficacia. Mentre il foglio che avete in mano ci rende ancora più consapevoli senza abbandonarsi alla solita opera-banana, il progetto “Black Mirror” rappresenta una speranza. Ma appunto difficile pretendere l’università se siamo ancora all’asilo, funzionano solo le “banane”.