Premetto che l’arte contemporanea sarebbe fondamentale per un paese moderno, in quanto potrebbe essere una palestra e un laboratorio per allenare e sperimentare la nostra capacità di vedere. “Vedere” presiede ad ogni attività umana, dalla nostra vita privata a tutto il resto. Vedere e fare di conseguenza le scelte migliori. Vedere la nostra vita privata fino ai fatti di attualità e le questioni del nostro tempo. Se non sappiamo vedere non possiamo poi lamentarci del fatto che tanti seguono Salvini, per esempio. 

Il problema della comunicazione nel mondo dell’arte è una falso problema. Questo perchè qualità e pubblico non servono al mondo dell’arte per sopravvivere: cosa serve comunicare bene e in modo brillante, l’esistenza di una “pizza cattiva” ad un pubblico assente? 

Non servono qualità e pubblico perchè qualità e pubblico non servono ai 4 pilastri su cui regge il sistema: mercato, denaro pubblico, sgravi fiscali, uso dell’arte a scopi pubblicitari. 
Quindi se ci dobbiamo porre il problema della comunicazione prima dobbiamo porci il problema di cucinare “pizze buone”. Come fare a cucinare pizze buone e avere semmai anche un pubblico? In questi 10 anni di lavoro quotidiano ho trovato le radici del problema: formazione e divulgazione. 
Formazione 
Riformare completamente le accademie e le scuole d’arte, e ripensare alla formazione di tutti gli operatori del sistema che oggi sono praticamente improvvisati. 
Divulgazione
Creare un ponte tra l’arte contemporanea e un pubblico minimamente vasto che vada oltre gli addetti ai lavori. Questo crea pubblico e migliora il collezionismo in quantità e qualità.
 
Ma “come” e “perchè” formare e divulgare in un sistema che non necessità di qualità e pubblico? 
Da 30 anni i critici d’arte si sono trasformati in curatori e lentamente, senza che ce ne siamo accorti, abbiamo perso le ragioni e motivazioni del contemporaneo. Ecco perchè si vanno a ripescare gli artisti vintage del secolo scorso o i giovani sono costretti a scimmiottare informale, arte povera ed estetiche del reperto archeologico. Galleristi, artisti e curatori si comportano da archeologi, da Giovani Indiana Jones, perchè, invece dell’arca perduta, stanno cercando i “valori perduti”. Ma stanno scavando nei cimiteri per trovare qualche oggetto di valore! 
Le ragioni e le motivazioni che non sono state ricercate in questi anni dalla critica, hanno penalizzato la formazione (gli artisti non sanno cosa seguire) e la divulgazione (il pubblico contemporaneo è distante e disinteressato). Il collezionismo, cieco e bulimico, ha poi la responsabilità di cristallizzare questa situazione portando 4 danni: 
1) incentivare l’artista su una strada sbagliata
2) disincentivare percorsi diversi per la qualità
3) incentivare l’emulazione dei giovani artisti
4) perseverare nella suo essere bulimico e malato 
Non solo non ci sono ragioni e motivazioni ma il ruolo di artista è ulteriormente penalizzato da: mancato riconoscimento politico, economico e sociale; assenza critica; accademie inefficienti: crisi del linguaggio. Perchè poi nel 2001 e nel 2009 abbiamo avuto anche due crisi di linguaggio. Crisi che però il sistema, non avendo bisogno di qualità e pubblico, NON ha dovuto risolvere. La qualità oggi deve essere un facile standard, preferibilmente deve copiare informale o arte povera, assomigliare a reperti archeologici o geologici (meteroiti, fossili ecc). In questo modo gli artisti diventano artigiani, vetrinisti di lusso, designer pretenziosi e quindi producono quella che nel 2009 ho chiamato “ikea evoluta”. Opere che non posso pretendere denaro oltre i costi di produzione e la manodopera. Oggi invece assistiamo ad un inquinamento del mercato dove le opere, soprattutto di artisti emersi dopo il 2001, vengono gonfiate di valore e quindi di prezzo in modo arbitrario ed illecito (es. Danh Vo o Haris Epaminonda). 
Questa pratica inquina il mercato creando ulteriori problemi sul lungo periodo: il collezionismo non sparisce ma si polarizza su nomi sicuri, spesso stranieri, che possano assicurare la trasformazione delle opere in denaro. Perchè senza critica d’arte e divulgazione questo fa il sistema: stampare moneta, trasformare qualsiasi cosa in denaro in ragione dei luoghi dove espongo le opere e delle pubbliche relazioni che le sostengono. 
Se ne esce solo con formazione e divulgazione. Diversamente diventando completamente indipendenti come “Luca Rossi” dove tutti i ruoli del sistema dell’arte si fondono e si confondono in uno solo. Dove chiunque può effettivamente essere “Luca Rossi” esattamente come oggi chiunque sembra avere opinioni su tutto e saper fare tutto. Ecco allora che progetti come Black Mirror creano un valore per il suo autore e per il pubblico senza bisogno di altro. Senza bisogno di trasformare le opere in prodotto e accedere alle dinamiche di mercato e di gusto del sistema dell’arte. 
Dal punto di vista della qualità stiamo sfruttando solo il 3% del potenziale dell’arte contemporanea: gli artisti NON stanno affrontando alcuni nodi fondamentali del nostro tempo. Ecco perchè, ancor prima delle divulgazione (cosa divulgo se non ho contenuti di qualità?), sarebbe fondamentale ripartire dalla formazione degli artisti.