Luca Rossi: Non è stato facile, ma dopo molte insistenze Banksy ha accettato questa intervista esclusiva. Unendo artisti come Warhol, Beuys e Keith Haring, hai, da subito, bypassato le dinamiche novecentesche del mondo dell’arte, ma poi ci sei tornato dentro con il clamore che hai suscitato durante le aste. I tuoi messaggi sono semplici e facilmente comprensibili. Sei come Batman o Superman che stanno sempre dalla parte del bene, ma poi alimenti il sistema (che sembri considerare) “del male”. Non trovi che il tuo percorso sia da un lato semplicistico e dell’altro contraddittorio? 

Banksy: Preferisco non rispondere a questa domanda. 

LR: Se hai accettato questa intervista devi tentare di rispondere alle domande. 

B: La tua domanda è over analysis. Mi chiedi di come le patatine fritte possano incidere sul cambiamento climatico. Non è possibile rispondere. 

LR: Va bene. Riformulo. Alla fine la tua azione va ad alimentare il sistema capitalistico-finanziario che sembri criticare nelle tue opere. Se poi guardiamo le opere vediamo dei MEME, delle vignette efficaci, che però nascondono messaggi elementari e retorici: “il bene contro il male, ecc.”

B: Per me il bene è il bene e il male è il male. Combattere il male non è elementare e retorico. Se ti riferisci alle opere che vengono vendute in asta, quelle non appartengono più a me, sto cercando di combattere questa mercificazione. Se fosse facile lo potresti fare anche tu. Non trovi? 

LR: Chiunque conosca la storia sa che gli ultimi anni dell’umanità rappresentano il “migliore dei mondi mai esistiti sulla terra”. Ossia 10, 20, 30, 40, 100, 200, 300, 1000 anni fa sulla terra si stava peggio, per quanto riguarda livelli globali di libertà, democrazia, sanità e benessere. Tu tendi a criticare questo mondo in modo semplicistico, non so quanto possa servire. Le persone conoscono il problema del clima e dell’immigrazione, il problema è che poi non fanno niente e conservano visioni appunto semplicistiche. Per non parlare di come la tua “critica soft” possa diventare funzionale al problema e servire per pulirsi velocemente le coscienze. 

B: La semplificazione la stai facendo tu. Ogni mia opera non critica il “mondo” ma affronta questioni specifiche. Forse hai ragione sul fatto che viviamo “il migliore mondo mai esistito” ma mi sembra che ci sia ancora molto da fare. E soprattutto questo “benessere” sta armando una bomba a orologeria. Non so sia sia bello mangiare una torta al cioccolato sapendo che subito dopo salteremo in aria. 

LR: L’arte che affronta frontalmente certi temi, come la tua, deve riuscire a disinnescare la bomba, non serve a niente fare un graffito con un bimbo triste che mangia il cioccolato sulla bomba. Se decidi di fare arte impegnata devi disinnescare quella bomba. Diversamente è una speculazione utile per stampare magliette per gli aperitivi a Cessy Road. 

B: Per disinnescare una bomba prima bisogna accendere la luce, il mio compito è accendere la luce. 

 

 

Black Mirror, condizionatori/termosifoni neri presenti all’interno della Fondazione Prada, cellulari dei visitatori, azione dei visitatori, video realizzati dai visitatori, Fondazione Prada Venezia, Luca Rossi 2019. 

 

LR: E se oltre la bomba ci fosse anche una fuga di gas? Accendere la luce sul problema farebbe scoppiare tutto. E poi non è vero, sono questioni che ogni giorno vengono affrontate dai media, la luce è già accesa! 

B: Sei più pesante dei media inglesi. Parliamo del tuo progetto alla Fondazione Prada di Venezia. Mi è piaciuto molto. Guardando questo progetto capisco meglio cosa intendi. Ma sei sempre dentro le mura, e sei troppo ottimista. 

LR: Quegli schermi neri, all’interno del normale percorso di visita, sono finalmente momenti di silenzio e decompressione. E poi diventano i tutori per i nostri cellulari. E da qui torniamo a casa con un ricordo distopico sospeso tra analogico e digitale, realtà e immaginazione. 

B: Facendoti un complimento ti ho subito comprato. 

LR: Mi sembra che stai esagerando, per comprare qualcuno forse servono le quotazioni a cui vengono portate le tue opere. Le tue opere sembrano la fusione perfetta di Warhol, Beuys e Haring. Però sicuramente hanno un valore iconico, nascondono una certo modo, atteggiamento e visione. Ma ritengo questo modo-atteggiamento-visione sia simile al logo di Batman o Superman. 

B: Non è poco. Ma perchè vuoi salvare il mondo con l’arte? Chi lo ha mai detto?

LR: Guarda Greta Thunberg. Sembra il bambino con il tamburello di Maurizio Cattelan (nella foto in basso)  che è cresciuto ed è sceso dal cornicione. Greta non porta visioni e contenuti originali (come te) però è come “un’opera d’arte vivente” che ha saputo muovere le persone. La ragione accende la luce ma l’arte contemporanea ci spinge a muoverci. E’ affascinate la forza dell’arte.

B: Interessante questa lettura di Greta. Sì l’arte può fare scintille e accendere fuochi.

LR: Ma allora perchè oggi l’artista, comunemente inteso, è così debole? Se giriamo per fiere, biennali e musei, le cose migliori sono legate all’arte moderna e agli anni ’90. Anche tu elabori artisti del secolo scorso.

B: L’artista convenzionale oggi è debolissimo, è un vetrinista di lusso. Forse l’arte ha travalicato i musei dopo il 2001, ma fuori dai musei ha trovato il sistema capitalistico che fa dipendere tutto dal Dio Denaro. Il tuo progetto da Prada a Venezia è interessante perchè è fuori dal museo (non sei stato invitato da Prada) ma riesce a non sottostare alle dinamiche capitalistiche. Ecco che questa dimensione è puramente fertile.

LR: Io per arrivare a quello che sono, da 10 anni, sono stato costretto a creare autonomamente un sistema critico che potesse migliorare me stesso e il contesto intorno. Per questa azione critica libera e scomoda, sono ostracizzato in Italia. Nessun artista sarebbe disposto a questo percorso, se non cambiando la definizione di artista. In questi 10 anni il mio lavoro, realmente e fatalmente indipendente, mi ha arricchito in tutti i sensi. Perchè quelli che si chiamano “artisti” non lo riescono a capire?

B: Tu evidentemente fai un altro lavoro per vivere e questo ti ha salvato. Anche per me è così. Chi fa la scuola d’arte ha già le gambe tagliate in partenza. Il sistema stesso, se esprimi una preferenza per il “pensiero divergente”, ti frega subito per evitare problemi. 

LR: Infatti bisognerebbe riformare scuole e accademie d’arte. Le accademie dovrebbero diventare le spine dorsali di qualsiasi percorso universitario. Fai lo scienziato o l’ingengenere? Ecco puoi decidere parallelamente di fare anche l’accademia.

B: Bravissimo. Ma tu hai questa lucidità perchè sei in quella dimensione fertile in mezzo tra museo e sistema capitalistico. Black Mirror appunto. Sei fortunato.

Luca Rossi a Milano fino la 23 Novembre > Galleria SIX ( a cura di Giacinto Di Pietrantonio) 

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