If You Don’t Understand Something Search For It On YouTube (photomontage version)

wooden letters 11x2 m, Val Badia 2017.

LUCA ROSSI  (a cura di Giacinto Di Pietrantonio) 

GALLERIA SIX- MILANO  

>>> 5 Ottobre 2019  

LA CRITICA, LA LOTTA, IL FUTURO. LUCA ROSSI

In Italia, c’è una figura di notevole interesse nel panorama dell’arte contemporanea: Luca Rossi, artista/collettivo critico, curatore, blogger, personaggio controverso che lavora anche con l’anonimato, una sorta di Anonymous del Sistema dell’Arte (dove l’ego sembra non esistere più e dove chiunque può essere Luca Rossi), dove “processualità critica”, spazio virtuale (quello creato da internet) e quello reale sembrano non avere più confini e mischiarsi in un tutt’uno. 

Oggi giorno l’individuo esperisce una sorta di “non esperienza”, nel senso che la maggioranza del suo tempo viene speso nel navigare nella “rete”  e  molto di questo lo sta portando ad una “nuova memoria-senza memoria” ad “un’assimilazione passiva e a-critica” e questo Luca sembra saperlo davvero bene. Luca ci ricorda i riferimenti storici ed artistici, il nostro passato, cosa vuol dire essere critici e attivi, lottare per mantenere una propria autenticità e districarsi in un mondo che ha più l’aspetto di un grande Mc Donald.

Ci siamo stupiti di quanto Il lavoro di Luca sia seguito da molti curatori, artisti anche in Europa, molti dei quali scappati dall’Italia. Luca è considerato l’unica voce critica fuori dal coro per il panorama attuale italiano. 

La cosa preoccupante è che Rossi, nonostante il suo lavoro sia ampiamente e verbalmente riconosciuto, non venga ancora considerato da istituzioni e realtà italiane. La cosa è emblematica e la dice lunga su cosa vale in Italia rispetto all’essere dei “veri artisti”.

Un panorama italiano che si trascina da forse più di 10 anni, portando artisti “copia ed incolla”, ripetizioni infinite di progetti con sempre gli stessi nomi, decretando implicitamente una fine dell’arte contemporanea.  (OAX Platform)

by left hand fingertip, various material, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, 2018.

Se ci pensate i polpastrelli sono estremamente usati in questi ultimi anni. Con la diffusione della tecnologia mobile e della comunicazione, ognuno di noi è produttore e consumatore di contenuti, siano essi foto, video, testi, ecc. Tutto questo viene fatto con i polpastrelli. Ognuno di noi può così creare la propria idea di bellezza, giustizia e verità. Ognuno di noi aspira, più o meno consciamente, ad essere come Chiara Ferragni o Matteo Salvini, sia che vogliamo condividere esperienze loculiane, le nostre idee politiche, il nostro parere sulla brexit o l’acquisto di questi nuovi pantaloni traslucidi.  L’idea di “Luca Rossi” come collettivo aperto per cui chiunque può essere Luca Rossi, nasce nel 2009 forse proprio per esorcizzare e gestire questa fase storica. Tutti apparentemente sanno tutto e fanno tutto. In questo è molto più importante condividere che vivere. Quindi siamo tutti portati a “diventare” immagin e appiattirci sullo schermo del cellulare. Esattamente qullello che Andy Warhol aveva intuito 60 anni fa con l’immagine serigrafata e ripetuta più volt, fino a scomparire, di Marylin Monroe. Non solo chiunque può aspirare ai 15 minuti di celebrità, ma chiunque può vivere una celebrità continua. L’unico problema è che i contenuti che ci permettono di diventare celebri sono destinati a soffocarsi ed elidersi fra loro. Come se in una stanza ci fossero 1000 persone che parlano contemporaneamente. Per non pensare che  l’algoritmo di internet tende a metterci dentro a stanze con persone che la pensano come noi. Senza pensare che per ogni opinione e contenuto ci sono almeno 15-20 link che esprimono ogni sfumatura di opinione. Quindi non resta che scegliere la sfumatura che più ci aggrada: in questo modo non formiamo nuove opinioni ma radicalizziamo quello che già prima pensavamo fosse vero. 

 

Gilles Deleuze diceva che non abbiamo bisogno di esprimerci, lo facciamo fin troppo, abbiamo bisogno di interstizi e momenti di solitudine e silenzio per die finalmente qualcosa di vero.  Ecco una stanza finalmente vuota. Il silenzio. Ecco che queste sculture fatte con i polpastrelli sono proprio installate nella nostra stanza vuota, nella nostra dimensione privata. Queste opere possono vivere solo lì, non esiste una loro realizzazione convenzionale, ma solo quella immaginata per cui è sufficiente un’istante. Sono opere come un buco nero che ha risucchiato tutto il processo che va dall’accensioni delle luci nello studio dell’artista all’ultimo spettatore che esce dal museo. Sono opere immobili  allo stesso tempo velocissime perchè opera e spettatore sono sempre nello stesso luogo e nello stesso tempo.

Scolpire con i polpastrelli della mano sinistra. 

 

 

 

“La nuova Vanessa Beecroft è Luca Rossi” Giacinto Di Pietrantonio

“Attento perchè nella cultura ebraica si ha un numero di parole limitato. Poi si muore” Massimiliano Gioni

“Da quando leggo il blog di Luca Rossi non mi dedico più alla pratica dell’arte ma solo alla teoria” Angela Vettese

“Ho fatto leggere gli articoli di Luca Rossi ai miei studenti” Andrea Lissoni

“Luca Rossi è la personalità artistica più interessante in Italia” Fabio Cavallucci

Dopo 10 ANNI un progetto che fa il punto su “Luca Rossi”

La mostra presenterà 15 opere inedite di Luca Rossi e un’intervista con il curatore Giacinto Di Pietrantonio