RAJM

pdf document, Venice Biennale Gardens 2015/2017.

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RAJM in arabo significa lapidare. L’ho scoperto cercando la parola “lapidazione” su Google. I sassi di questa “lapidazione” oggi sono le informazioni, i migliaia di contenuti di cui siamo produttori e consumatori. Le informazioni hanno un peso specifico notevole, cosa succede se abbiamo un’opera d’arte fatta di informazioni? Un documento PDF. 

Se ci pensate le questioni fondamentali del nostro tempo (politica, immigrazione, cambiamento climatico) si giocano sulla comunicazione, non nei parlamenti, in mare o nei forum per l’ambiente.  Per ogni questione possiamo trovare su internet 10-15 link che esprimono ogni tipo di opinione e sfumatura su queste questioni. Non possiamo farne esperienza diretta,  quindi finiamo per radicalizzare quello che già credevamo vero prima dell’esserci informati, o per non riuscire a capire veramente cosa stia succedendo. Cosa sia VERO. 

 Questa enorme quantità di informazioni ci soffoca e ci paralizza. Un pieno che è in realtà una grande vuoto, un po’ come il Padiglione Italia curato da Vittorio Sgarbi nel 2011. 

Durante la Biennale di Venezia 2017 era possibile acquistare un documento PDF che permetteva di visitare questa scultura all’interno dei Giardini della Biennale di Venezia. Il documento presentava le foto dell’opera, le indicazioni per trovarla e un testo di  a corredo di Luca Rossi. Le foto risalgono al 2015, e l’opera non era tanto la scultura quanto il documento PDF che, con immagini e testo, permetteva al visitatore di fruirla e farne esperienza. Per acquistare il PDF si poteva fare una donazione libera e ricordo che un ragazzo americano aveva donato 50 dollari. Chiunque nel mondo cercasse “venice biennale” o “biennale di venezia” su Google trovava come primo risultato questo progetto, anche prima di vedere la pagina ufficiale della Biennale. 

La scultura presenta un giovane con le gambe e le braccia tagliate, e ripreso in una sorta di slancio. Poi nel collo si può vedere un buco, e sul volto una trave che poteva essere ulteriormente caricata di sassi. Appena la vidi nel 2015 pensai subito a “Luca Rossi”, lo “scemo del villaggio” che dice che il Re è nudo e viene “lapidato” dalla corte del Re. Le lingue di Luca Rossi realizzate nel 2018 sembrano complementari a questo progetto. 

Luca Rossi nasce nel 2009 per esorcizzare colui che oggi su i social sembra sapere tutto e sembra fare tutto . Chiunque può essere Luca Rossi. Luca Rossi esorcizza questa fase storica in cui tutti sono esperti di politica, economia, cucina, ecc. ecc.  Tagliare la lingua, come la lapidazione, può essere un modo per fare silenzio ma anche silenzio critico. Se infatti tutti parlano in una stanza non si capirà più niente e non servirà a niente parlare. Se ci pensate non abbiamo bisogno di esprimerci, lo facciamo fin troppo abbiamo bisogno di momenti e interstizi di solitudine e silenzio per dire finalmente qualcosa di VERO. Come a Google non interessa cosa cerchiamo ma interessa farci trovare quella piccola cosa che cerchiamo in un dato momento. 

Se il ‘900 è stato il secolo delle grandi dittature che non permettevano di esprimersi liberamente oggi abbiamo il problema opposto, tutti si esprimono arrivando ad una dittatura del tutto simile. Questa “dittatura della iper espressione” ci soffoca e non permette un pensiero critico efficace. Gli stessi social network ci mettono in bolle acritiche dove l’algoritmo privilegia l’interazione tra persone che la pensano nello stesso modo. Chiunque può bannare ed eliminare chi la pensa diversamente. Siamo in stanze in cui tutti parlano a voce alta e in cui tutti la pensano allo stesso modo, siamo letteralmente lapidati dalle informazioni. 

 Questo progetto come altri realizzati in questi anni (…plays… nel 2011, Sénanque nel 2013, Thermal Refuge nel 2016 e 7800 nel 2018) può essere considerato uno dei video che saranno protagonisti del progetto di ottobre 2019 presso la Galleria Six di Milano.

Non è questione di rinunciare all’ennesimo contenuto/informazione ma essere consapevoli che c’è la possibilità di realizzare l’ennesimo contenuto in modo virtuoso. Attentati positivi volti a costruire senso e significato invece che distruggere cose e persone. Ma automaticamente in questo modo abbiamo una nuova definizione di artista, di museo e di opera d’arte. Una galleria non ancora allestita a Varsavia, un Centro Benessere vicino a Bologna, un’Abbazia in Francia o i boschi del Trentino, possono diventare le sale di un museo fluido e trasversale. Allo stesso tempo il visitatore, il Sig. Rossi, vive una fusione e confusione di ruoli: autore, curatore, direttore del museo, critico, primo spettatore, PR.

Il nuovo progetto, il nuovo contenuto realizzato, porta un ‘arricchimento prima di tutto al Sig. Rossi, senza bisogno di vendere nulla. Un’arricchimento che poi verrà messo a frutto nella vita di ogni giorno. Poi certo questo non esclude la possibilità di vendere oggetti, ma solo in un secondo momento. Solo quando verrà definito un modo-atteggiamento-visione che può effettivamente pretendere denaro in cambio di opere d’arte. 

 

 

7800 ( Trentino, 2018)    –  Thermal Refuge (Porretta Terme, 2016) – The way, the path ( Gordes, 2013) – …plays… (Varsavia, 2011)