Ciao Luca, ho letto i tuoi post di questi giorni sul tema del manierismo “giovani indiana jones”. Sai già che il manierismo c’è sempre stato, ma effettivamente da dieci anni con il moltiplicarsi delle immagini, dato da internet, il fenomeno assume connotati unici nella storia. Vorrei chiederti una cosa: ma se un’opera manierista ti da comunque un’emozione possiamo dire che essa ha comunque valore?

LR: Non esiste arte giusta e arte sbagliata, ma come per tutte le cose possiamo individuare un suo valore, mettendo in relazione: l’opera in sè, le intenzioni dell’artista (titolo, materiali, biografica, interviste ecc.) e il contesto fisico ma anche culturale, politico ed economico.

Fortunatamente questo valore non è mai oggettivo ma possiamo avvicinarci – senza mai raggiungerla – a questa oggettività. Le opere sono oggi molto importanti perchè insieme all’ipnosi e gli errori che facciamo, rappresentano l’unico strumento per dialogare con il nostro inconscio e migliorare la nostra capacità di vedere.

Le opere di Namsal Siedlecki sono molto significative perchè centrano perfettamente la Sindrome del Giovane Indiana Jones. Lui galvanizza con il rame, monetine, zucche e piante grasse, creando dei simulacri che, nel caso della materia organica, uccidono il frutto-pianta per lasciare l’involucro. Ditemi cosa sono questi se non reperti, tracce, oggetti di rame che sembrano emergere da uno scavo di Pompei? Poi in un altro lavoro usa le monetine che sono state lanciate nella fontana, come desideri imprigionati. Ditemi cosa sono queste se non ancora reperti? 

Gli oggetti che realizza in rame (manine, facce, busti, ecc) sono esteticamente affascinanti, potrebbero emozionarci. A me per esempio ricordano quando, a sei anni, sono stato a Pompei a vedere gli scavi. Ma non posso dire che mi emozionino, mi lasciano piuttosto in una contemplazione passiva, mi sembrano oggetti perfetti per arredare in modo sofisticato. Ma semmai possono emozionare, come ci emozionano i Fori Imperiali o la Cappella Sistina. Ovviamente dipende dalla nostra soggettività ma anche dalla nostra alfabetizzazione visiva e concettuale. 

Questa fascinazione per il reperto, nel 2019, mi lascia in una contemplazione passiva. Mi sembrano tanti feticci. In un mondo in cui tutti producono migliaia di contenuti. Queste opere ci vogliono conquistare solo così, cosa ci dicono della nostra vita? Molto poco. Possono essere poetiche, ma come lo possono essere i fili d’erba che crescono nel cemento ai bordi delle strade o come qualsiasi oggetto che possiamo portare in una galleria con una piccola variazione. Il contemporaneo deve affrontare i nodi del nostro presente e lo può fare anche con mezzi tradizionali come la pittura, ma li deve affrontare, diversamente siamo al “tutto può andare” “tutto mi potrebbe emozionare”. 

Questo non significa denigrare l’artista, quanto stimolarlo a sviluppare meglio il suo lavoro (in fondo è giovanissimo). Ma vediamo che ha già vinto un premio ed è subito entrato in una galleria d’arte romana. Il messaggio è : “continua così”. Questo succede da almeno 15 anni nel sistema italiano che finisce così per cristallizzare (come quelle manine in rame) i giovani artisti in linguaggi deboli. Questo artista ha vinto anche l’Italian Council per fare un progetto all’estero. Oltre il danno la beffa: questo percorso debole viene anche promosso all’estero andando a cristallizzare maggiormente queste opere e a comunicando al mondo un percorso debole. 

Queste opere sono rassicuranti e sottilmente ruffiane perchè ci sembra di averle già viste, forse nei musei di storia e di archeologia. L’arte contemporanea deve farci allontanare, anche solo minimamente, dalla nostra comfort zone, diversamente siamo al design pretenzioso, all’ikea evoluta. Diversamente non ha senso. Il contemporaneo deve contrapporsi alle rassicurazioni della MODA (in questo caso del vintage). Come dice Agamben ci deve essere uno sfasamento con il proprio tempo. Queste opere invece sono perfettamente in linea con il vintage che da qualche anno impazza in ogni altro ambito, come per esempio l’abbigliamento.

Quindi l’emozione non basta. Poi è chiaro che queste opere possono comunque essere messe in una scala da 1 a 100 e avere anche loro un flebile valore. Ma se guardi la scena italiana degli ultimi anni fanno tutti questo, stiamo sviluppando solo un 2% e lo stiamo facendo con opere deboli. 

Questo “cursus honorum” precoce dell’ennesimo giovane artista (premio gamec, curatore  galleria magazzino, italian council) fa si che gli artisti migliori italiani si siano occupati di altro 10-15 anni fa. Ecco perchè oggi non troviamo alternative a questa tipologia di artista che sembra discendere da una sorta di super “artista unico” affetto dalla sindrome del giovane indiana jones.