Se dovessimo convocare una “nazionale” dell’arte contemporanea italiana quali artisti, emersi dopo il 2000, dovremo selezionare?

La selezione non è facile. Non è facile perchè l’arte contemporanea ha attraversato negli ultimi 20 anni due crisi che potremo dire di “linguaggio”. Non è facile perchè da 30 anni, lentamente, e senza che ce ne potessimo rendere conto, la critica d’arte è diventata curatela, facendo perdere al sistema qualsiasi senso critico. Non è facile perchè il mondo dell’arte, in Italia quanto all’estero, può fare a meno di un pubblico minimamente vasto e della “qualità”, ossia di ircercare un reale valore artistico (che sarebbe quantificabile eccome, come avviene per altre discipline per esempio). Non mi soffermerò sulle ragioni di questa ultima affermazione, perchè affrontate più e più volte. Per chi volesse queste ragioni sono spiegate bene in questo video: https://youtu.be/bAQn0Syyf8Q

Ma non è finita. Da ormai 10-15 anni anche i migliori Master in Fine Art non possono assicurare più alcuna carriera ai giovani artisti, sempre più deboli e dipendenti dal sistema e dalle esigenze del curatore-selezionatore.  Attenzione perchè la curatela NON è critica d’arte, sarebbe come pensare che un giornalista politico fosse uguale ad un politico che seleziona la sua squadra di governo. Curare una mostra, curare un museo, curare una rivista d’arte significa fare la propria selezione e motivarla spesso all’acqua di rose. La critica d’arte, come il giornalismo politico, dovrebbe invece fare le differenze tra le cose, argomentare luci e ombre di un’opera, un artista o una mostra. Selezionare non equivale a criticare. 

Questa carenza critica è molto grave perchè peggiora la formazione degli addetti ai lavori, artisti compresi, e disinnesca progetti di  divulgazione che sarebbero fondamentali per coinvolgere un pubblico minimamente vasto. Senza la critica dell’arte contemporanea il mercato e il gusto stanno tornando al moderno, a quello che succedeva nel ‘900, che presenta valori e codici più velocemente riconoscibili. Ecco i tanti “Giovani Indiana Jones” ossia quegli artisti che citano concettualmente e formalmente il passato per caricare velocemente le loro opere di valore (un fast food della storia). 

Per tutte queste ragioni gli artisti bravi di oggi sono spariti 10-15 anni fà. Le menti creative più brillanti sono scappate da un settore dove non esiste alcuna meritocrazia e dove per l’artista non esiste alcuna possibilità di sostenersi economicamente. Se non attraverso la benemerita Nonni Genitori Foundation.

Nonostante questo abbiamo cercato di selezionare 11 artisti, “11 giocatori”, che potrebbero far parte di un’ipotetica nazionale dell’arte italiana. In ordine rigorosamente alfabetico:

1)  Roberto Ago > per aver saputo virare da artista a critico, ossia la vera necessità del sistema. Forse una nuova definizione, urgente, di artista? 

2) Giorgio Andreotta Calò > più per i riconoscimenti che per i meriti. Anche lui troppo arenato del secolo scorso. 

3) Luca Bertolo > per interpretare la pittura, terza via possibile, in modo vitale ed efficace

4) Ludovica Carbotta > una scultura decisa e asciutta che riesce a diventare anche lei terza via 

5) Patrizio Di Massimo > anche lui terza via, anche se molto debitore di John Currin 

6) Eva Hide > anche loro percorrono la terza via, questa volta con la ceramica

7) Eva e Franco Mattes > riescono a elaborare il nostro presente tecnologico anche se non sempre a fuoco  

8) Davide Rivalta > anche lui rigorosamente terza via 

9) Luca Rossi > anche lui costretto alla critica come fonte per una progettualità articolata (prima, seconda e terza via)

10) Luis Sal > facendo proprie temperature anni ’90 sbanca su YouTube ben oltre il mondo dell’arte 

11) Nico Vascellari >  seppur con il rischio di rimanere arenato nel concertino punk, esprime sicuramente una buona energia

 

 

 

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