Apre in questi giorni la #straperetana2018 che annovera un bel manipolo di giovani artisti a rischio Sindrome del Giovane Indiana Jones ikea evoluta. D’altronde la stessa grafica della manifestazione elabora l’immaginario di vecchie fotografie vintage…una totale resa al vintage da parte delle giovani, e meno giovani, generazioni. Generazioni realmente in scacco. 

 

In altre parole perseguire un rassicurante artigianato dell’arte moderna e/o mercatino dell’antiquariato, per appagare un paese e un collezionismo per vecchi. Li vedete subito, se propongono opere materiche, oggetti da mercatino dell’antiquariato, elaborazioni pittoriche e scultoree dell’informale anni ’50, pittura espressionismo astratto anni ’50, opere che ci intrigano perché sembrano, o sono, reperti archeologici, citazioni alla storia, dipinti antichi scarnificati,  ….eccetera eccetera. 

 

Ai galleristi, dietro a manifestazioni come queste, va benissimo, perché riescono ad esaudire fasce di prezzo basse: non puoi permetterti Boetti o Kounellis??? Bene. Se vuoi ti do un giovane che assomiglia ai grandi moderni e lo paghi solo 2800 euro! 

 

Arredi la casa al mare in modo più sofisticato rispetto ad andare all’Ikea, e hai un’opera che, se sei fortunato, fra 10 anni varrà il triplo! Affare fatto??? Dai, in fondo è come un “Gratta e Vinci”, solo un po’ più costoso! 

 

Questi giovani appena usciti da scuole e accademie (rimaste alle guerre puniche) devono subito critallizzarsi in forme deboli ed elaborare il mercatino dell’antiquariato. Questa dinamica tradisce la natura più vitale del CONTEMPORANEO (secondo la definizione di Giorgio Agamben) e si lascia andare alla MODA. Come anche negli abiti la moda del vintage ma almeno con la leggerezza della moda da vestire. 

 

Gli artisti diventano vetrinisti di lusso e artigiani pretenziosi. Burocrati della creatività, assatanati operai delle pubbliche relazioni. Spesso mantenuti – in ogni senso – in ostaggio dalla “Nonni Genitori Foundation” che, come un vero ammortizzatore sociale, sembra mantenerli economicamente in ostaggio per assecondare i gusti degli stessi nonni e genitori. 

 

Molto meglio l’ikea originale, più autentica e senza quel sapore da presa in giro.

 

Ma perché succede questo? 

 

Se nel 2001 abbiamo capito che veramente tutto era stato fatto, e nulla poteva incidere se non la realtà stessa, intorno al 2009 capiamo che TUTTI possono fare TUTTO. 

 

L’artista soprattutto se giovane davanti alla crisi della rappresentazione (2001) e alla rivoluzione dei social (2009) per competere si deve attaccare a VALORI SICURI e quindi pensca a piene mani dal passato, esattamente come fosse un giovane archeologo, un Giovane Indiana Jones appunto. 

 

Questa dinamica non è sbagliata ma porta ad un artigianato inconsapevole e pretenzioso senza alcuna base solida, l’ikea evoluta appunto. Tradisce il contemporaneo a favore della moda. Mortifica e disincentiva chi invece si pone realmente in relazione ai problemi della contemporaneità (sovrapproduzione, incapacità di fare le differenze, velocità, esperienza del vero, ecc.). Insomma crea un casino. Dopo un poì di anni crea un deserto acritico dove vige la massima omertà, nessuno ha infatti interesse nel criticare e mettere in discussione questa dinamica. 

 

Le prime vittime di questo sistema sono gli artisti stessi. Dopo che hai venduto 10 comodini antichi ai 10 collezionisti della tua “galleria ciovane di ricerca” come fai ad andare avanti? Dal momento che NON SEI e NON PUOI ESSERE Damien Hirst? 

 

Gli artisti, per parte loro, stanno zitti e sperano di entrare in questo meccanismo e vendere. Quando poi smettono di vendere non potranno lamentarsi e sputare nel piatto in cui hanno mangiato..poi come in un secondo lavoro potranno sempre sperare in qualche venditina di arrotondamento…insomma, meglio procedere in silenzio e fare quello che bisogna fare… 

 

I collezionisti non protesteranno mai per varie ragioni: 1) vogliono realmente un oggetto simil sumeroh per arredare casa; 2) non vogliono perdere in status passando per stupidi; 3) non vogliono rischiare di non poter rivendere il bidone che hanno acquistato; 4) A differenza dei risparmiatori Parmalat nel Caso P ART MALAT i collezionisti sono benestanti, il fatto di aver buttato via 3000 euro non è certo la fine del mondo. 

 

Sul lungo periodo in questo sistema perdono tutti, perché resiste? Resiste perché senza basi critiche solide meglio la filosofia del “prendi i soldi e scappa”. 

 

Alla crisi 2001 e 2009 ci sono tre soluzioni: una certa pittura consapevole, competere efficacemente con la sovrapproduzione e in fine un terzo atteggiamento, che potremo chiamare altermoderno.