Le lingue di Luca Rossi 

5 gomme da cancellare + prova d’artista, testo critico online su Luca Rossi Lab (abitazione privata, Cosenza 2018). 

 

Tagliare la lingua vuol dire qualcosa. Vuol dire che hai parlato troppo. Con la crescita dei social network e della comunicazione digitale non sono esiste una percezione della verità che viene sistematicamente manipolata, ma chiunque può esprimere opinioni su tutto. Come fare le differenze? Gilles Deleuze diceva che non abbiamo bisogni di esprimerci, lo facciamo fin troppo, abbiamo invece bisogno di interstizi di solitudine e silenzio per dire finalmente qualcosa di vero. Cosa è vero? Ecco che l’arte può diventare una palestra e un laboratorio dove allenare e sperimentare la nostra capacità di vedere. 

Ecco allora il silenzio, le lingue tagliate. Le lingue, realizzate con la gomma per cancellare, rappresentano una reliquia del nostro tempo. Il sacrificio dell’artista, comunemente inteso, che davanti ad una produzione incontrollata di contenuti deve necessariamente fare un passo indietro. “Fare un passo indietro” NON significa “non fare” ma “fare in un modo diverso”. 

Le lingue che vedete portano con sè il silenzio che le circonda. 

 

 

 

 

 

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Se non capisci una cosa cercala su YouTube  

polistirolo, zucchero, formiche, sassi (Bocs Art Cosenza 2018). 

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La prima mattina a che mi sono svegliato nei Bocs di Cosenza una grande colonia di formiche aveva assaltato il mio zenzero candito che avevo lasciato su un tavolo. La cosa che mi ha colpito è come le formiche potessero sapere che lo zenzero si trovava lì anche se la sera precedente nella camera non c’era alcuna formica. Mi sono sentito come in una versione edulcorata di Beuys che invitato a fare una mostra negli Sati Uniti decise di confrontarsi con il Coyote, animale selvatico simbolo di quel territorio. Le formiche possono essere metafora della vitalità e dell’opportunismo dell’essere umano. Un micro universo profondamente analogico e arcaico.

Se segui il titolo l’opera si aprirà ad una moltitudine di micro-universi in continua crescita. Video di situazioni marginali e sottilmente poetiche. Video provenienti da tutto il mondo, con pochissime visualizzaioni e a cui il cellulare conferisce titoli conseguenziali: IMG 3733, IMG 3734, IMG 3735, e così via.

Esattamente quella sovra produzione di contenuti a cui siamo sottoposti. Per tanto non è necessario produrre l’ennesimo contenuto quanto trovare una modalità per gestire tale contenuti. L’opera d’arte diventa un modo per allenare “nuovi occhi”, un senso critico che ci può aiutare nel fare le scelte migliori nella nostra quotidianità. La determinazione di fare una scelta, esattamente come lo spettatore è invitato ad una scelta (“cercala su YouTube”). Quella scelta che nella nostra vita quotidiana può valere 10-20 volte quella di un campo di stato. 

Ricercare uno di questi titoli, nel video IMG 3738, equivale a trovare una playlist di video in quotidiana modifica. Un’opera sempre uguale ma ogni giorno sempre diversa. Non un nuovo contenuto ma una modalità per gestire l’enorme quantità di contenuti a cui siamo sottoposti. Un anticorpo per l’algoritmo che su internet tende a proporci solo cose “uguali a noi stessi” che che ” CI PIACCIONO”. Potremo parlare di una Dittatura del Mi Piace, che in epoca di social network vorrebbe farci ingrassare farci crescere. Per crescere invece dobbiamo incontrare l’Altro, il Diverso l’Inaspettato.  

Solitamente si parla di video virali che hanno milioni di visualizzazioni. Questi video invece esaltano e celebrano la poesia dell’ordinario, qualcosa di molto più importante da cogliere perchè caratterizza la nostra vita al 98%. Una forma di allenamento per i nostri occhi, per rintracciare nell’ordinario, che caratterizza in massima parte la nostra quotidianitò, qualcosa di straordinario. In altre parole se siamo in grado di cambiare i titoli della mostra-mondo, possiamo cambiare oncretamente il mondo. 

 

 

 

 

Con i polpastrelli della mano sinistra 

materiali vari (lungo fiume Crati, Cosenza 2018). 

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Gli uomini primitivi dipingevano la loro caverna con i polpastrelli della mano. La stessa tecnica è stata usata sul mouse tattile di Apple. L’opera vive solo nel nostro privato, in un istante che come un “buco nero” sembra aver risucchiato tutto il processo che va dall’accensione delle luci nello studio dell’artista (prima di realizzare l’opera) fino all’ultimo spettatore che esce dal museo (quando si chiude l’esposizione dell’opera). Opera e spettatore sono velocissimi, perchè sempre nello stesso tempo e nello stesso luogo, ma anche immobili. 

 

Introduzione

Tutti vanno in palestra per essere belli fuori, ma non si pensa mai ad allenare “nuovi occhi”. Senso critico che possa tenere testa al nostro vero nemico, le nostre ossessioni, le nostre fissazioni. Negli ultimi 10 anni alcuni studi hanno dimostrato che ognuno di noi è governato al 95% dal proprio inconscio. Ecco il vero Salvini o il vero Trump da contrastare. 

Altri studi ci dimostrano come a livello globale si stia vivendo l’epoca migliore dell’umanità. Mai come in questi anni si sono realizzati nel mondo i migliori tassi si democrazia, salute e benessere. Certo, c’è ancora tantissimo da fare, ma nel 2018 viviamo nel migliore dei mondi mai esistiti…anche se non nel migliore dei mondi possibili. 

La cosa più forte vissuta a Cosenza è stata entrare nel museo. Le tante opere d’arte ravvicinate, un pieno che in realtà è una grande vuoto. Viviamo questa iper produzione di contenuti ogni giorno. Una forma di inquinamento a cui l’artista deve reagire. Reagire o competere? Tendenzialmente, se non hai le risorse di Damien Hirst, meglio reagire. 

Per questo è venuto quasi spontaneo spingersi nelle case delle persone. In quella dimensione privata che è l’unico spazio politico rilevante. 

Negli ultimi 10 anni gli Stati Moderni possono fare solo politiche di galleggiamento, potremo dire che una decisione che ognuno di noi prende nel proprio privato, in casa sua, vale 10-20 volte quella di un capo di stato. Il parlamento rilevante è in casa. 

In questa dimensione privata è necessario “installare” le opere come strumenti per sperimentare e allenare la vista.