Durante l’800 molti filosofi, tra cui Nietzsche, prendono atto che “Dio è morto”. Dio non è solo il Dio biblico che tutti conosciamo, ma tutto ciò che sfugge ai nostri occhi e che spesso rende la vita degna di essere vissuta.

Le scienze, se ci pensate, cercando di spiegare tutto, rendono il mondo banale, tutto è giustificato. Possiamo sperimentare ogni giorno che esiste altro, una dimensione più fluida oltre la giustificazione del dato sensibile. Artur Danto diceva che nelle opere d’arte qualcosa sfugge sempre all’occhio, e questo capita anche nella vita, e sfuggono sempre le cose più importanti. Ecco che una tavola imbandita, set rappresentativo di Dioniso, incontra il tempio del Pensiero Razionale di Socrate, che può essere pensato come un Museo di Scienze. Il “grande vuoto” creato dalla scienza trova il suo equilibrio con il dionisiaco, come quella condizione che per Nietzche può portare ad un livello di conoscenza superiore. 

Ecco che l’arte contemporanea, intesa in modo esteso come la capacità di gestire anche l’antico, può diventare una preziosa palestra e laboratorio per allenare e sperimentare la nostra “capacità di vedere e di conoscere”, intesa come la capacità di sentire a 360 gradi. Come l’arte forse solo l’ipnosi o gli eventi fortuiti hanno la capacità di dialogare con il nostro inconscio che ci influenza al 90% rispetto al 10% della nostra parte conscia (recenti studi di neuropsichiatria).

 

 

Ma se Dio è morto nel corso dell’800 cosa sta succedendo oggi?

Internet allenandoci a diventare qualcosa di diverso, dove ognuno di noi tende a coincidere con autore, opera e spettatore (sintomi: selfie e influencer), ci fa percepire come il VERO e il BELLO della vita vadano oltre i dati sensibili. Lo smartphone è un’oggetto che ci permette di gestire informazioni, e ci soddisfa rendendo meno importanti altri oggetti. In particolare rende evidente come spesso sia più importante l’esperienza di qualcosa, da vivere e condividere, rispetto al semplice possesso di quel qualcosa. 

Internet, volenti o nolenti, ci allena a capire come qualcosa sfugge all’occhio, e come sfuggano sempre le cose più importanti e che avranno ricadute determinati sulla nostra vita.

Un veloce excursus del lavoro progettuale di Luca Rossi tra il 2009 e il 2017:

Le pizze da De Carlo (2009) > c’è qualcosa in più se lo vogliamo, la modifica del comunicato stampa ufficiale innesca una natura più complessa dell’opera, che può arrivare anche a risultati più convenzionali come vedere Icaro in una macchia di unto nel quadrato di cartone della pizza.

Expectation al Mart (2009) > la delimitazione di un vuoto attorno al quale sviluppare una pungente analisi critica.

…plays… (2011) > Il sostegno di un vuoto con quadri vivi, sempre.

IMG… alla Biennale (2013) > fluidità e instabilità dell’opera senza perdere appeal pop

Abbazia di Sénanque (2013) > confronto e vittoria con il vuoto

By tips at New Museum (2015) > scolpire nel vuoto con i polpastrelli

Thermal Refuge (2016) > un luogo denso di significato per una lettura inedita del nostro tempo.

#Rinascidentro (2017) > andare oltre il dato sensibile

Video Smach 2017 > dal pragmatismo manuale ad una complessità fluida

 

 

Ma cosa è l’arte? Da quello che ho scritto potrebbe sembrare una forma di religione. Non é così. Si tratta invece di cogliere e vedere momenti ricchi di senso e significato, come momenti speciali di epifania. Epifanie che riescono a dare ordine e significato al caos in cui siamo immersi. Momenti che rendono accettabile anche la “verità di Sileno”, ossia il fatto che siamo destinati a spegnerci in un’ assenza di senso.
Uno di questi momenti é sicuramente il progetto “Thermal Refuge”, dove la consapevolezza di essere in una Spa ottenuta da un rifugio antiaereo, si unisce ad altre suggestioni che il visitatore, il Sig. Rossi, decide di cogliere e di condividere tramite internet. Ecco che il visitatore diventa un ruolo ibrido, tra critico, artista, spettatore e curatore della propria visione. Direttore di un museo realmente fluido e trasversale. Ho chiamato questa nuova figura “selfie-influenced”, dall’unione di selfie, self-made e influencer. Questo ruolo che non ho inventato ma che già esiste e agisce, mette in imbarazzo il sistema dell’arte e le sue istituzioni, dal momento che tende a vivere una fusione e confusione di ruoli che l’istituzione fa fatica ad accettare e comprendere. Riferito al sistema dell’arte, e non solo, si potrebbe pensare ad un “super uomo” per citare ancora Nietzsche. Basta aprire Facebook oggi per trovare mille spunti per le mostre che vedevamo tra anni ’90 e anni 2000.  L’excursus presentato in questa pagina esprime bene la fusione e confusione di ruoli che viviamo già, e una natura dell’opera come fibrillazione tra oggetto, immaginazione, esperienza diretta ed esperienza mediata.