Luca Rossi > CONTINUA A SCORRERE QUESTA PAGINA Galleria T293 > Roma

  

“Invece che subirla o resistervi per inerzia, il capitalismo globale sembra aver fatto propri i flussi, la velocità, il nomadismo? Allora dobbiamo essere ancora più mobili. Non farci costringere, obbligare, e forzare a salutare la stagnazione come un ideale. L’immaginario mondiale è dominato dalla flessibilità? Inventiamo per essa nuovi significati, inoculiamo la lunga durata e l’estrema lentezza al cuore della velocità piuttosto che opporle posture rigide e nostalgiche. La forza di questo stile di pensiero emergente risiede in protocolli di messa in cammino: si tratta di elaborare un pensiero nomade che si organizzi in termini di circuiti e sperimentazioni, e non di installazione permanente, perennizzazione, costruito. Alla precarizzazione dell’esperienza opponiamo un pensiero risolutamente precario che si inserisca e si inoculi nelle stesse reti che ci soffocano.”
Nicolas Bourriaud> Da “Il Radicante”

 

Luca Rossi è stato definito “la personalità artistica più interessante nel panorama italiano”(Exibart, 2010) da Fabio Cavallucci, e come la nuova promessa dell’arte italiana da Giacinto Di Pietrantonio, che lo indica come la “nuova Vanessa Beecroft” (Artribune, 2013).  Nel 2011 Alfredo Cramerotti (curatore di Manifesta e direttore del museo Mostyn, Galles) ha scritto: “Per essere onesto, “I’m not Roberta” (un progetto di Luca Rossi del 2011) mi ha fatto pensare più di decine di altri progetti che ho visto dal vivo”. Dal 2016 è attivo il progetto Luca Rossi Lab che ordina i diversi progetti tra cui la nascita di una rivista (richiedi qui la rivista) e il progetto di divulgazione “Alberto Angela” (vedi qui). 

 

 

 

 

Con i polpastrelli della mano sinistra

 materiali vari, 2017.

 

 La mostra di Luca Rossi alla Galleria T293 non è ufficiale, è una mostra clandestina. Non è un “vorrei ma non posso” ma una “vorrei e posso”. La dimostrazione di come si possano mettere in pratica “nuovi protocolli di messa in cammino” e pensare a nuove forme di resilienza. La mostra in galleria rappresenta una prassi che può essere rivoluzionata rimanendo però fedeli ad uno schema. In questo senso l’arte è solo una palestra e un laboratorio per allenare i nostri occhi per tutto quello che capita fuori dal ristretto mondo dell’arte. 

Il primo intervento è una scultura realizzata con i polpastrelli della mano sinistra (l’artista è destro). Questa dichiarazione, nel titolo, sembra voler complicare ulteriormente le cose. Opera e spettatore sono velocissimi, perchè sempre nello stesso luogo e allo stesso tempo, e contemporaneamente immobili. 

I polpastrelli delle dita sono estremamente usati negli ultimi anni. Rappresentano allo stesso tempo la connessione e la disconnessione dal mondo, da quello che chiamiamo “reale”. Con i polpastrelli delle dita possiamo sentire le cose, ma anche navigare con smartphone e computer. Allo stesso tempo sono gli strumenti delle prime forme artistiche, e oggi, sul mouse tattile di Apple, sembrano percorrere e sentire la “nostra caverna”, la membrana della nostra dimensione privata.

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Se non capisci una cosa cercala su You Tube 

 lettere 50x50x5 cm ognuna, ceramica nera di Castelli (Abruzzo), supporti in plexiglass, 2017.

 

La sigla si riferisce al titolo consequenziale che il cellulare attribuisce ai video che milioni di persone creano e mettono su internet senza dare loro un titolo specifico. Per questo per ogni sigla possibile (IMG XXXX) ci sono migliaia di video con lo stesso titolo e in quotidiana crescita. Una playlist totalmente inaspettata con video insoliti e sottilmente poetici. Non tanto un contenuto ma una modalità per ordinare i contenuti, una resilienza che permette di affrontare l’idea di crisi-caos. Un’anticorpo all’algoritmo di internet, una forma di resistenza alla dittatura del “Mi Piace”. 

Questo intervento mette in comune Nicolas Bourriaud, Nicolas Taleb e al fiosofo Byung-Chul. Il primo nel libro Antifragile, partendo dal campo economico, definisce l’atteggiamento antifragile come la capacità di prosperare nel disordine per affrontare l’idea di crisi contemporanea. Il secondo nel libro Il Radicante definisce l’altermoderno senza però trovare pratiche significative nel mondo dell’arte. Questo perchè applicare il concetto di antifragile di Taleb, che è assimilabile al concetto di altermoderno, significa mettere profondamente in discussione ruoli, prassi e definizioni che hanno caratterizzato l’arte nella fase moderna e postmoderna. Byung-Chul invece parla di crescita nell’incontro con l’altro e il diverso e quindi critica la tendenza contemporanea di adattarsi continuamente ai nostri gusti. Come se l’algortitmo che ci costringe alla “Dittatura del Mi Piace” non portasse l’uomo contemporaneo a crescere ma a “ingrassare” nutrendosi solo con cose uguali a lui stesso.

Forse non a caso le imprese che hanno avuto maggiore successo negli ultimi 20 anni sembrano disinteressate al contenuto in favore di modalità per gestire, selezionare e ordinare i contenuti stessi: a Google non interessa cosa cerchiamo, a Facebook non interessa cosa postiamo, ad Amazon non interessa cosa acquistiamo e ad Apple non interessa quali contenuti gestiamo sul nostro computer. 

Questa cosa non ci deve spaventare ma rappresenta il fatto che non ha senso mettersi in competizione con la personalizzazione estrema dei contenuti. Significativo che nel selfie ci sia una fusione e confusione tra contenuto, autore e spettatore. 

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If You Don’t Understand Something Search For It On YouTube (photomontage version)

 

 installazione video, durata 5′ 51”, 2017.

 

Questo video è stato realizzato durante l’installazione di un’opera di Luca Rossi in Val Badia nel 2017 in occasione del progetto biennale Smach. Il fotomontaggio viene realizzato manualmente. Come se da una dimensione profondamente analogica si arrivasse alla rigidità dell’opera e poi, seguendo il titolo, ad una dimensione più fluida. 

 

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Order a pizza from around the world

  stampa su cartellone, dim. variabili, 2017.

Questo intervento riprende uno dei primi progetti di Luca Rossi nel 2009. Ossia la modifica di un comunicato stampa della Galleria Massimo De Carlo. La modifica era finalizzata ad inserire nel testo del comunicato l’invito ad ordinare una pizza da recapitare in galleria durante l’inaugurazione della mostra ufficiale. 

La pizza è il nostro contenuto standard. Rappresenta quel piccolo gesto che nella nostra dimensione privata potrebbe valere dieci o venti volte la scelta di un Capo di Stato. Quella piccola scelta che però non facciamo mai, che rimandiamo. Infatti non è rilevante l’arrivo o meno delle pizze, ma quel senso di attesa che il cartellone posto sul fronte della galleria innesca. Ma lo stesso cartellone potrebbe anche essere installato nel vostro salotto e diventare quasi un promemoria legato al luogo della galleria. 

Anche in questo caso il contenuto sembra essere meno importante rispetto la gestione e la manipolazione delle informazioni. Quello che può essere rilevante è il nostro gesto privato, in quella dimensione privata da cui anche adesso state “guardando” la mostra. 

Come se guardare questa documentazione equivalesse a fare esperienza della mostra. Ed è così, perchè non esiste la possibilità di fare un’esperienza migliore di questa mostra. Esattamente come non è possibile fare esperienza diretta di tutte le cose che avete letto oggi sul giornale. 

Il popolo ebraico dovendo fuggire dalla propria terra fu costretto a passare dall’idea di “monumento” all’idea di “documento”. Fu quindi costreddo e decodificare Dio. In questo modo poteva adeguarsi ad ogni altro luogo. Questo è un’esempio che potremo definire antifragile che trovate nel libro Il Radicante di Nicolas Bourriaud. 

 

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Se non capisci una cosa cercala su YouTube / If You Don’t Understand Something Search For It On YouTube 

 

 
acrilico su tela, dimensioni variabili, 2017
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