Chi si pone il problema di creare un’opera d’arte, non può non considerare la sovrapproduzione e l’inquinamento di cose e informazioni a cui siamo sottoposti. Il sedicente artista può fare tre scelte: una scelta che potremo definire “rigida”, ossia cercare di competere con questa sovrapproduzione (vedi l’ esempio felice della mostra di Damien Hirst a Venezia che lavora sulla post-verità); una scelta che potremo dire “fragile”, ossia diventare uno delle migliaia di artisti che cercano di promuovere il proprio lavoro con scarsi risultati; una scelta “antifragile” che ha come obiettivo la creazione di senso e significato e non la vendita diretta di un oggetto. Questa terza scelta è come “attentato non violento”, volto a ri-costruire senso e significato invece che distruggere. Tale attentato è rivolto, prima di tutto, al suo stesso autore. By Luca Rossi, For Luca Rossi. Ma Luca Rossi possiamo essere tutti. L’unico spazio politico dove attentare a noi stessi è la nostra dimensione privata. 

Il famoso quadro nero di Malevic era finalizzato a recuperare una “sensibilità artistica pura”, indipendente da forme e oggetti. Tale sensibilità permette, ogni giorno, di rivedere e rivalutare la propria vita e i propri bisogni, come fosse la prima volta. Se l’opera d’arte è il prodotto di una serie di scelte, potremo dire che l’arte contemporanea, intesa come la gestione di tutta l’arte anche del passato, è come una palestra e un laboratorio dove allenare la capacità di vedere. Tale capacità, intesa come la capacità di sentire a 360 gradi, presiede evidentemente ad ogni ambito e disciplina umani, dalla nostra vita privata fino alla lettura dei dinamiche globali.

L’intervento, realizzato nell’ambito della mostra Utopia/Distopia al MAAT di Lisbona, si focalizza proprio sulla discriminante tra il vedere un mondo utopico e vedere un mondo distopico. In un recente articolo il New York Times dichiara che il 2017 è il miglior anno nella storia dell’umanità, e allo stesso tempo, chiunque abbia un minimo di conoscenze storiche deve riconoscere che viviamo nel migliore dei mondi mai esistiti, anche al lordo di tensioni nucleari, fame, terrorismo,  immigrazione e guerre. La nostra epoca non è perfetta, e non ci deve soddisfare, ma nella storia dell’uomo non è mai esistita un’epoca migliore quanto a tassi di libertà e benessere a livello globale. Questo è un dato certo, nonostante quello che dicono i tanti corvi mantenuti dallo stesso sistema occidentale che tanto criticano.

All’interno del MAAT il famoso quadro nero di Malevic diventa tridimensionale, e in particolare diventa un bidone della spazzatura. Vicino a questo bidone minimale una spia luminosa intermittente che sembra mettere in discussione la conservazione o l’eliminazione delle cose di cui ci vogliamo disfare. In fondo quello che buttiamo via è forse la cosa più lontana da un’opera d’arte. In quel bidone c’è quello che “non ci piace”, già una conquista nell’epoca del pensiero unico del “mi piace”.  “Quello che buttiamo via” diventa ancora più interessante in un mondo sempre più sottoposto alla dittatura dell’algoritmo che continua a propinarci cose e informazioni che quasi sicuramente dovrebbero piacerci. L’incontro con l’Altro e il Diverso lascia spazio al “mi piace” che è una prosecuzione dell’Uguale. L’algoritmo ci propone una “abbuffata personalizzata” in cui ci immergiamo senza nemmeno esserne consapevoli. Lo stesso Facebook ci pone all’interno di bolle acritiche e favorisce le interazioni con le persone che la pensano allo stesso modo.  Questo accumulo di cose e informazioni che “ci piacciono” assomiglia all’accumulo di grasso corporeo, non esistono anticorpi. L’accostamento della spia luminosa intermittente con il bidone della spazzatura “Malevic” determina un senso di sospensione, un invito a riconsiderare i nostri bisogni.

Ma perché riconsiderare un fazzoletto sporco, un bottiglia di plastica vuota, fotocopie o qualsiasi cosa possa a trovarsi nel bidone della spazzatura di un museo?

Luca Bizzarri, di recente nomina come Presidente di Palazzo Ducale, potrebbe cavarci un carnevale con questi oggetti. Ma credo che il punto non siano tanto gli oggetti buttati via, questa immagine del bidone della spazzatura e della spia intermittente. Luca Rossi avrà organizzato questo accostamento tra il bidone e la spia luminosa o se ne sarà semplicemente appropriato girando un video con lo smartphone?

 

UTOPIA / DISTOPIA from Luca Rossi Campus on Vimeo.