Dalla data simbolo del 2001 l’arte contemporanea, come la chiamiamo, vive una crisi di linguaggio da una parte e una sovrapproduzione di artisti, progetti e opere dall’altra. Si parla da anni del curatore come “autore” e “regista”, addirittura Baratta pala di TRILOGIA (???) manco fosse Oliver Stone. Gli artisti ci devono essere come “cartonati”, come comparse. Ideatori di gingilli di un luna park “per adulti”, per solleticare e far sentire l’adulto medio sofisticato e colto (per il resto c’è sky, suv, ps2, smartphone e il sesso). Gli artisti ci devono essere per creare gingilli costosi per ricchi (cit. Luca Trevisani), e quindi per il mercato:cosa vendere della trilogia di Baratta, o delle mostre di Gioni o delle mostre della Macel??? Ecco che allora gli artisti ci devono essere, omologati, prevedibili, mediocri, spuntati. E ci deve essere un contesto intorno che li esalta anche se sono mediocri. Io proverei a ripartire da zero, non a caso avevo proposto su Change.org un Padiglione Italia che iniziasse con audizioni pubbliche.

Mi chiedo dove siano negli ultimi 17 anni questi grandi artisti? Forse basterebbe affittare un capannone fuori città per vederli tutti. E forse nemmeno, proprio perché il linguaggio dell’arte contemporanea è in crisi, e tutto ciò che entra in un museo o in una galleria sembra spuntato in partenza.

Vezzoli diventa super curatore e seleziona dagli archivi Rai (postproduzione da fine anni 90); Damien Hirst accetta la sfida del contenuto e finisce per creare gadget di un film che non esiste, e quindi perde; Maurizio Cattelan come Hirst lavora sul contenuto di qualità, ma in modo più raffinato e provocatorio, ma si ritrova in una una continua retrospettiva e lo vediamo nelle pubblicità come un vecchio tronista (cit. Luca Beatrice); Tino Sehgal grande picco a Documenta nel 2012 poi anche lui perso in intellettualismi auto-distruttivi; esultiamo quando vediamo Felix Gonzalez Torres e il disimpegno ficcante di Martin Creed; alla fine mi sono ritrovato ad apprezzare la sfrontatezza dei calchi di Sarah Lucas al padiglione UK 2015; sempre ottimino Santiago Sierra ma anche lui va di retrospettiva. E poi? Weiwei mediocre artista ma ottimo per fornire brand di vendita facile; la noia mortale di Bill Viola? E poi??? E stiamo parlando di tutti valori emersi prima del 2001, non a caso….(forse tranne Sehgal). Sempre bravo Francis Alys, ma un poco mellifuo. Qualche cosa bella di Urs Fisher. E poi?

Ecco che oltre la pittura, questi “valori anni 90” e gli artisti vintage originali (Boetti e Co), esiste una quarta via. Ma per percorrerla bisogna abbandonare prima di tutto un certo professionismo a cui per esempio ti costringono le scuole d’arte. Questo non significa non essere professionali e seri. Ma una quarta via esiste, e farete fatica a trovarla dentro le cornici istituzionali pubbliche e private odierne.