Il valore (diverso dal prezzo) di un’opera d’arte dipende sempre di più dal “COME” e non dal “COSA”. L’ide adì tagliare la tela e non l’icona “Lucio Fontana”. Un buon COME si può restituire nell’opera solo se abbiamo chiara un natura dell’opera d’arte “complessa” che vive una fibrillazione tra esperienza diretta, esperienza mediata, oggetti e immaginazione. Ecco che abbiamo un’opera d’arte contemporanea, e non un’opera modaiola (per dirla come Girgio Agamben), un precipitato dalla nuvola MAV (modi, atteggiamenti, visioni). Quando un’opera dialoga con il nostro tempo, è lì che possiamo trovare “altri occhi”. E capiamo come l’arte presiede ad ogni altro ambito umano.
.
Invece l’artista tende a creare l’ennesimo immaginario, tipo Harry Potter, vedi l’esempio significativo di #DamienHirst. Questa cosa non serve quasi a nulla, perché l’arte si pone in competizione, perdendo, con comunicazione e intrattenimento. Come creare le scenografie e i gadget di un film senza fare il film.
.

L’artista che estetizza il dramma dei profughi, la citazione anni 50-60-70, formalmente o concettualmente. O l’opera che arriva dal mercatino dell’antiquariato (Giovani Indiana Jones, vedi articolo su Artribune), ossia una retorica passatista per giovani che si devono fa accettare da una paese per vecchi, e anche di giovani-vecchi. Una forma di artigianato (anche di qualità) dell’arte moderna e contemporanea. Ancora la moda e non opere che si possono definire “contemporanee”. Vedi su Luca Rossi Campus il video che spiega Ikea Evoluta e Giovani Indiana Jones:

.

 

.
Il sistema cerca di trasformare le opere d’arte in moneta (artcoin), come Parmalat (in questo caso P-ART-MALAT) e Wanna Marchi…gonfiare arbitrariamente il valore (vedi prezzo) del sale “miracoloso”. Ma come distinguere il sale dalle opere di valore? Servirebbe la critica d’arte ormai sparita in curatori, come artisti zoppi.
.
Tutti sono artisti, anche il pubblico negli ultimi 10 anni è diventato “fotografo” armato di smartphone. È diventato tuttologo e critico via social. Come distinguere la foto di Luigi Ghirri da quella filtrata di Instagram del Signor Rossi?
.
Questa incapacità e impossibilità di fare le differenze, costringono il sistema a rifugiarsi nelle pubbliche relazioni. Se il Clan Cattelan tocca Ancarani, ecco che possiamo distinguere le differenze. Artribune, come il Guggenheim, riporteranno la notizia, galleria, fiera, vendita.
.
Ecco che l’artista comunemente inteso deve fare un passo indietro rispetto questa ammucchiata. Ecco che si trova a vestire anche lui tutti i ruoli del sistema proprio per bypassare un sistema malato. Ecco Luca Rossi. Ecco perché chiunque può essere Luca Rossi.
.
Quindi bisogna superare le giurie di qualità, non pensare immediatamente al mercato, e individuare valori condivisi anche se, in un primo momento, opposti alle aspettative dello spettatore, settato sempre sull’idea di intrattenimento e aperitivo. Cosa bellissime, ma diverse dovrebbe essere l’arte.