Una ricognizione di Luca Rossi dell’arte italiana degli ultimi 20 anni, non per colpire le persone, ma per stimolare un confronto critico rispetto le loro opere. I voti sono volutamente “severi” perché rispettosi della storia dell’arte e perché espressi per artisti ancora viventi e tendenzialmente “giovani”.

Troverete anche una valutazione espressa in STELLE (*) per indicare quanto sia vantaggioso l’acquisto di un’opera d’arte dell’artista in questione.

Inoltre abbiamo aggiunto se l’artista SCENDE o SALE per esprime se al momento dell’ultimo aggiornamento di questa lista l’artista fosse particolarmente attivo o meno. Buona lettura:

 

A12 - Groot Vijversburg, 2011

A12 – Groot Vijversburg, 2011

A12

Architettura e arte. Tutto poco a fuoco. In fondo tutto potrebbe essere interessante, un vaporetto biblioteca alla Biennale di Venezia o la casa-bosco nel centro di Milano per salvare il mondo. Si tratta di strategie postmoderne che diventano funzionali ai problemi che si vorrebbero risolvere. Come se la Cina organizzasse la più grande fiera per la difesa del pianeta. Sicuramente sono emersi in tempi non sospetti; se fossero stati americani, sarebbero stati portati in trionfo più volte. Ultimamente molto assenti. SCENDE

Voto 4,5

Alis-Filliol - Occupare il minor spazio possibile, 2010

Alis-Filliol – Occupare il minor spazio possibile, 2010

Alis/Filliol

Il ritorno al lavoro manuale, al materico, al corpo come peso concreto e grave. Spesso però il risultato finale rielabora ancora gli Anni Sessanta-Settanta e in particolare l’Informale. Seguono o sono loro malgrado una moda, forse intuita un attimo prima che fosse così manifesta. Apparizione al Padiglione Italia 2015 e poi scomparsi. SCENDE

Voto 5

Meris Angioletti - The Curious and The Talkers, 2010. Courtesy Galleria Di Caro, Salerno

Meris Angioletti – The Curious and The Talkers, 2010. Courtesy Galleria Di Caro, Salerno

Meris Angioletti

Mainstream internazionale a manetta. Molti sonori. Teorie psicologiche, possibilmente d’inizio secolo. Non ci siamo. Anche lei assente. SCENDE

Voto 3

Francesco Arena - Mare della tranquillità, 2013. Foto Martin Argyroglo. Courtesy Galleria Monitor, Roma

Francesco Arena – Mare della tranquillità, 2013. Foto Martin Argyroglo. Courtesy Galleria Monitor, Roma

Francesco Arena

La problematica politica o sociale che diventa feticcio. Celletta di Aldo Moro, terra che occupa le foibe a formare obelischi, il percorso fatto dall’anarchico che diventa la riga sul pavimento ecc. Il gioco va bene una volta ma poi stanca, anche se si contorce in soluzioni formali impreviste. Ben supportato dal Maxxi-Raffaella Cortese, ma forse non basta. SCENDE

Voto 4 *

Stefano Arienti - Canada, 2010. Courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia

Stefano Arienti – Canada, 2010. Courtesy Galleria Massimo Minini, Brescia

Stefano Arienti

Sicuramente ha portato una ventata fresca in un certo fare poverista. Con semplicità si può fare, se non proprio tanto, qualcosa. Arte Povera Anni Novanta. Ultimamente poco considerato in italia e all’estero. SCENDE

Voto 6**

Micol Assaël - Mindfall, 2007. Courtesy Zero..., Milano

Micol Assaël – Mindfall, 2007. Courtesy Zero…, Milano

Micol Assaël

Sembra la figlia di Pier Paolo Calzolari. Arte Povera 2000. Sottili inquietudini in piccoli padiglioni che sembrano un “luna park per adulti”. Molto aiutata da buone PR. Dopo la personale da hangar Bicocca scomparsa, forse impegnata in qualche viaggio in siberia a spese del collezionista medio. Se poi passa in studio visit da Gioni SALIRA’.

Voto 4,5**

Yuri Ancarani - Vicino al cuore, 2007

Yuri Ancarani – Vicino al cuore, 2007

Yuri Ancarani

Documentarista sofisticato. Che può anche non essere poco. Anche con una certa pulizia specifica, che ha un certo suo sapore. Manca una presa di posizione. Da quando San Maurizio Cattelan ha capito che ne poteva avere bisogno, tutti i favori per lui. Ma San Maurizio sa che una certa pulizia surrealista, a forza di guardarla diventa sempre “interessante”. Lui dice che la cosa non ha cambiato molto, ma non è assolutamente vero: basta guardare il felice caso da arte a cinema di Steve McQueen. Molto produttivo e migliorato forte del sostegno del clan cattelan. Ma forse si dovrebbe buttare nel cinema. SALE

Voto 5*

Mario Airò - Il Vago, 2005. Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano

Mario Airò – Il Vago, 2005. Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano

Mario Airò

Stefano Arienti del micro spostamento, del micro ready made… della micro poesia. Però finisce per essere inconsistente e anche poco a fuoco. Assente dalla scena. SCENDE

Voto 4,5*

Giorgio Andreotta Calò - Untitled, 2007

Giorgio Andreotta Calò – Untitled, 2007

Giorgio Andreotta Calò

Anche lui remixa codici del passato, giocando con un immaginario, mentre avremo bisogno di modi. Perché non Harry Potter? Spesso troppo debitore di Long o Matta-Clark. Biennale 2011 pesantemente insufficiente, con la sua voce retorica che spiegava il lavoro, che era una passeggiata dall’Olanda a Venezia. Se è una passeggiata non va raccontata, se no è un racconto in filo diffusione. Molto aiutato dalle pubbliche relazioni. Ultimamente sempre più retorico e legato a codici passatisti o immaginari cupi e un po’ tristi. Al Padiglione Italia 2017 ottimo lavoro anche se debitore degli anni 60. Un’arca-cattedrale per una forma di spiritualità della salvezza. SALE

Voto 4,5**

Salvatore Arancio - An Activ Volcanic Summit in the Valley of Stones, 2010, Courtesy Galleria Federica Schiavo, Roma

Salvatore Arancio – An Activ Volcanic Summit in the Valley of Stones, 2010, Courtesy Galleria Federica Schiavo, Roma

Salvatore Arancio

Ikea evoluta non consapevole, spesso pretenziosa. In salsa giovane Indiana Jones. Ultima partecipazione alla Biennale deboluccia del 2017: falli arcobaleno che spuntano da massa materica nera. Abbiamo detto tutto. SCENDE

Voto 3,5

Francesco Barocco - Senza Titolo, 2012. Courtesy Norma Mangione Gallery, Torino

Francesco Barocco – Senza Titolo, 2012. Courtesy Norma Mangione Gallery, Torino

Francesco Barocco

Ennesima elaborazione degli Anni Sessanta-Settanta-vintage. A volte con buoni risultati artigianali. Sembra veramente di vedere l’Arte Povera: possibile che questi giovani riescano solo a esprimersi come i loro nonni? Problema generazionale? Inconsapevolezza o facile moda? Anche lui assente al di fuori della galleria Mangione. SCENDE

Voto 4

Emanuele Becheri - Untitled #7, 2007

Emanuele Becheri – Untitled #7, 2007

Emanuele Becheri

Anche lui giovane Indiana Jones, il riferimento all’Informale Anni Sessanta-Settanta è imbarazzante: non se ne può più! Sembra sparito. SCENDE

Voto 4

Elisabetta Benassi - Obscured by Clouds, 2009. Courtesy Magazzino d'Arte Moderna, Roma

Elisabetta Benassi – Obscured by Clouds, 2009. Courtesy Magazzino d’Arte Moderna, Roma

Elisabetta Benassi

Nelle promesse Anni Novanta, anche lei vittima di un certo sistema. Non ha mai avuto una linea coerente, cose a caso. Oggi potrebbe dire: datemi un archivio storico e vi solleverò il mondo. SCENDE

Voto 3

Valerio Berruti - Pose, 2004

Valerio Berruti – Pose, 2004

Valerio Berruti

Tutto sommato onesto, quantomeno più coraggioso nell’essere conservatore e passatista. Nel senso che protegge un tratto semplice che si vuol far voler bene. Se i prezzi lievitano, rischio Ikea evoluta molto alto. In ogni caso assente dalla scena. SCENDE

Voto 4

Luca Bertolo - Maquis, 2012

Luca Bertolo – Maquis, 2012

Luca Bertolo

La pittura è la seconda via. La cornice costringe necessariamente a consapevolezza. Un poco assente dalla scena. SCENDE

Voto 6*

Botto e Bruno - Deep End, 2012

Botto e Bruno – Deep End, 2012

Botto e Bruno

Le loro periferie si sono ormai consumate. Non se ne può più. Rimasti prigionieri di un logo. SCENDE

Voto 3,5*

Massimo Bartolini - Senza Titolo, 2008. Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano

Massimo Bartolini – Senza Titolo, 2008. Courtesy Galleria Massimo De Carlo, Milano

Massimo Bartolini

Cose a caso sostenute da 1-2 buone pubbliche relazioni: estremamente sopravvalutato. Forse dovremmo leggerlo “Massimo De Carlo”. Re dello smart relativism, idee che vogliono essere intelligenti ma risultano scollegate e profondamente in linea con una certa prevedibilità, rispetto a quello che è considerato essere l’arte contemporanea. Ma buone pubbliche relazioni rendono, apparentemente, tutto accettabile. Molto meglio anni fa con quella piccola riflessione sullo spazio, poi perduto. Forse senza idee. Perduto se non per via della galleria De Carlo. SCENDE

Voto 3,5*

Vanessa Beecroft, VB66, 2010-2011 - Courtesy Galleria Lia Rumma Milano/Napoli

Vanessa Beecroft, VB66, 2010-2011 – Courtesy Galleria Lia Rumma Milano/Napoli

Vanessa Beecroft

Come Botto e Bruno, prigioniera di una sola idea, poi attualizzata scivolando in un certo classicismo. Ma l’idea era più buona di quella di Botto e Bruno. Confusa, perduta SCENDE

Voto 5,5**

Riccardo Benassi - Techno Casa - veduta della mostra presso Marsèlleria, Milano 2013 - photo Carola Merello

Riccardo Benassi – Techno Casa – veduta della mostra presso Marsèlleria, Milano 2013 – photo Carola Merello

Riccardo Benassi

Cerca di uscire da certi modelli modaioli, ma non ci riesce del tutto. Anche lui artigiano dell’arte contemporanea. Disperso. SCENDE

Voto 4,5

Simone Berti - Artisti che si ripetono, 2012. Courtesy Vistamare

Simone Berti – Artisti che si ripetono, 2012. Courtesy Vistamare

Simone Berti

Anche lui tra le promesse Anni Novanta, vittima di un certo sistema matrigno. Anche lui rifugiato, intelligentemente, nella pittura e in una scultura un po’ surreale. Non basta. Lo hanno avvistato a Bruxel ma comunque assente dalla scena SCENDE

Voto 5

Bianco Valente - Costellazioni di me, 2010

Bianco Valente – Costellazione di me, 2010

Bianco-Valente

Eccessivamente un cliché. Anche loro artigianato dell’arte contemporanea. SCENDE

Voto 3,5

Rosa Barba - Making Worlds, 2009

Rosa Barba – Making Worlds, 2009

Rosa Barba

Ennesima masturbazione intorno al proiettore vintage. Buone pubbliche relazioni. Certi aspetti tra proiezione e testo interessanti, ma non basta. Piace molti ai vecchi di un paese per vecchi e ai giovani costretti o compiacenti ad essere già vecchi. Recentemente grossa retrospettiva all’Hangar Bicocca SALE

Voto 4,5*

Riccaro Beretta - Il Mare III. Foto Filippo Armellin

Riccaro Beretta – Il Mare III. Foto Filippo Armellin

Riccardo Beretta

Ennesima variazione sul tema, qui è il mobiletto e l’arazzo del mercatino dell’usato che vengono elaborati. Ottime pubbliche relazioni che possono trasformare il legno in oro (soprattutto se intarsiato per un’ottima Ikea evoluta). SCENDE

Voto 3,5

Davide Bertocchi - Théorie, 2011

Davide Bertocchi – Théorie, 2011

Davide Bertocchi

Fissato con questa storia dei brani più amati dagli addetti ai lavori del mondo dell’arte. Poi combinazioni curiose, tra oggetti, e sempre al centro il vinile. Anche lui mimetizzato in un certo modo di fare, potrebbero essere accostamenti amatoriali, potrebbe essere tutto o niente. Vive a Parigi, ma non si hanno notizie. SCENDE

Voto 4,5

Rossella Biscotti - Le teste in oggetto, 2009. Foto Ela Bialkowska

Rossella Biscotti – Le teste in oggetto, 2009. Foto Ela Bialkowska

Rossella Biscotti

Ultimamente ha inanellato una sorta di grande slam: Biennale di Carrara, Premio Maxxi, Manifesta, Documenta, Biennale di Venezia, Biennale di Istanbul. Anche lei, dopo buone intuizioni sul recupero-elaborazione della storia, sta esagerando. E se la sua opera “le teste in oggetto” era centrata, poi progressivamente è scivolata su una retorica fine a se stessa e su soluzioni formali tra Arte Povera e Minimalismo di maniera. Forse la necessità di fare tante mostre l’ha costretta a fossilizzarsi, e quindi a logorarsi, prigioniera anche lei del passato. Significativo sintomo generazionale italiano, peccato che da parte di questi artisti non ci sia consapevolezza, ma solo il desiderio di lavorare più lontani possibile dall’Italia, mentre da alcune cose non si scappa. Anche lei giovane Indiana Jones. Seguita da alcuni curatori internazionali produce film a caso sulla storia del passato e attualità  (così non si sbaglia mai). SALE

Voto 4,5*

Monica Bonvicini – Then to see the days again and night never be too high - veduta della mostra presso la Galleria Massimo Minini, Brescia 2013

Monica Bonvicini – Then to see the days again and night never be too high – veduta della mostra presso la Galleria Massimo Minini, Brescia 2013

Monica Bonvicini

Insieme a Cattelan, Beecroft e Vezzoli, dimostra che in Italia bisognava emigrare per fortificare e far fiorire il proprio lavoro tra Anni Novanta e Zero. Decisamente indebolita negli ultimi anni perché anche lei prigioniera di un certo atteggiamento/immaginario. Biennale 2011 molto insufficiente. SCENDE

Voto 4,5**

Pino Boresta 

Da anni Pino Boresta è l’eterno escluso, famose le sue urla durante le conferenze stampe del curatore blasonato Gioni: “io esito! Esisto! Esisto!”. Mentre in tempi non sospetti dissemina lo spazio pubblico con la sua faccia, una sorta di “graffitista situazionista”. Sicuramente gli è mancato il sostegno per formalizzare alcun intuizioni in percorsi più definiti e robusti. Oggi tutti possono partecipare ed esprimersi, il problema non è più questo. I sistemi occidentali, dell’arte e non solo, sono sofisticati e permettono agli “esclusi” di fare quello che vogliono rimanendo “esclusi”. Gli embrioni valorosi del suo lavoro sono rimasti in frigo troppo tempo e oggi rischiano di non essere più fertili. SCENDE

Voto 4

Sergio Breviario - Ritratto con paesaggio, 2004

Sergio Breviario – Ritratto con paesaggio, 2004

Sergio Breviario

Una certa follia che sa disegnare bene. Anche se siamo sempre sullo sforzo intellettuale tra il nonsense e l’ironia. Quanto meno a fuoco e delicato. Anche lui perso di vista SCENDE.

Voto 5

Alessandro Bulgini, Opera Viva. Primo tentativo di accorciare la Manica da Calais, 2016

Alessandro Bulgini 

Con la sua “opera viva” interagisce e riattiva contesti problematici e disagiati (un quartiere, Taranto o il campo profughi di Calais). L’ostinazione nel rendere l’opera viva e utile lo porta a diventare una sorta di assistente sociale, dove il suo stesso corpo diventa “opera viva”. Ma non siamo tutti opere vive? Persone che si muovono nel mondo e senza felpe rosse e scargianti cercano spesso di fare il meglio per un determinato contesto? L’ostentazione ritardataria di Beuys con “la rivoluzione siamo noi” suona come qualcosa di inutilmente eccentrico. Forse invece di agire bisognerebbe lavorare su i criteri del “buon agire”, invece del “cosa” l’opera viva dovrebbe lavorare sul “come”, e sul fare le differenze tra i tanti “come”. La beneficenza rischia di diventare un boomerang retorico, come il dottore migliore non è certo quello che lavora gratis. Ultimamente molto attivo SALE.

Voto 4,5

Danilo Correale, The Game, Colle di Val d’Elsa - photo Maurizio Esposito - Premio Ermanno Casoli

Danilo Correale, The Game, Colle di Val d’Elsa – photo Maurizio Esposito – Premio Ermanno Casoli

Danilo Correale

Poco a fuoco, opere molto diverse, ultimamente un progetto partecipativo per i dipendenti di alcune aziende in Toscana. Anche nel suo caso tutto può andare bene se presentato nei posti giusti: ma c’è una certa intelligenza. Paga lo scotto di un ruolo di artista debole a prescindere. Ultimamente in residenza a New York, peccato anche lui prigioniero di un ruolo d’artista anacronistico. SALE

Voto 4,5

Gianni Caravaggio - Arte essenziale, 2011

Gianni Caravaggio – Arte essenziale, 2011

Gianni Caravaggio

Un fare poverista troppo dipendente dall’Arte Povera. Per molti aspetti didattico, con alcune idee migliori. Ma sviluppa una forma di preparato artigianato rispetto a un fare Anni Sessanta-Settanta. SCENDE

Voto 5*

Manuele Cerruti - Piede del deserto, 2013. Foto Manuela Leoncini

Manuele Cerruti – Piede del deserto, 2013. Foto Manuela Leoncini

Manuele Cerruti

Una buona pittura in linea con alcune esperienze internazionali. Dovrebbe osare di più, esagerare. Anche lui non si vede sulla scena. SCENDE

Voto 6*

Loris Cecchini - Cloudless, 2006. Courtesy Galleria Continua, San Giminiano

Loris Cecchini – Cloudless, 2006. Courtesy Galleria Continua, San Giminiano

Loris Cecchini

Molto meglio agli esordi negli Anni Novanta, oggi perduto in progetti dalla superficie riflettente e attraente, ma molto vuoti. Forte di una galleria forte come la Continua. A un certo punto è stato evidente che doveva proporre prodotti appetibili, le sue opere sembrano prodotti Apple con un packaging mezzo aperto. Ultimamente lanciato sul decoro sempre più fine a se stesso e fine a aperitivo-inauguurazione. Sostenuto ad oltranza da Continua, ma comunque SCENDE

Voto 3,5*

Valerio Carruba - Natan, 2010. Courtesy Galleria Monica De Cardenas, Milano

Valerio Carruba – Natan, 2010. Courtesy Galleria Monica De Cardenas, Milano

Valerio Carruba

Arroccato su una sola idea di pittura da anni, coerente, anche se spesso ripetitivo. Ma non è certo facile. Anche lui sparito dalla scena. SCENDE

Voto 6

Paolo Chiasera - Màn - veduta della mostra presso la Galleria Francesca Minini, Milano 2012

Paolo Chiasera – Màn – veduta della mostra presso la Galleria Francesca Minini, Milano 2012

Paolo Chiasera

Pupillo delle prima ora di Massimo Minini, che sembra quindi fissato su di lui e non riesce a mettere in dubbio questa scelta. Mentre invece tutti possono sbagliare. Il suo caso è molto significativo della scena italiana degli ultimi quindici anni. Vive ovviamente a Berlino. Dal 2000 va di palo in frasca, prima realtà parallele, poi prende grandi personalità del Novencento e ci formalizza oggetti e pitture. Lo si vede solo nelle gallerie della famiglia Minini (ma capita a molti giovani italiani che vengono musealizzati dal gallerista). Ultimamente lavora con una pittura frontale e un poco naïf, che vuole avere un preteso spessore intellettuale, perché sembra pittura che parla della pittura e dell’artista; atmosfere un po’ come va di moda oggi (vedi Frigo, Roccasalva). Insomma, confuso. Legge e si dedica a ciò che gli piace (se lo può permettere, probabilmente Nonni Genitori Foundation, ma nulla di male essendo l’unico ammortizzatore sociale dell’arte italiana). Se da giovane avesse incontrato un clima critico più vitale, sarebbe sicuramente maturato meglio, ed ecco che la figura di Minini diventa il sintomo di un sistema matrigno. Ogni tanto qualche impeto dalla sua Berlino. SCENDE

Voto 4

Roberto Cuoghi - Zoloto - veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2012 - photo Matteo Piazza

Roberto Cuoghi – Zoloto – veduta della mostra presso la Galleria Massimo De Carlo, Milano 2012 – photo Matteo Piazza

Roberto Cuoghi

Anche lui garuttino, conosciuto per la performance in cui cercava di diventare come suo padre. A distanza di anni, anche quel lavoro sembra più debole. Nel 2000 ha continuato a sviluppare un certo immaginario cupo, distaccato e un filo inquietante. Interessante quando riporta questo nelle tecniche. Ma poi ultimamente anche lui perso nelle citazioni dei sumeri, e in digressioni un po’ forzate come la scultura fuori controllo all’ultima Biennale. Anche lui drogato di pubbliche relazioni. Bel lavoro alla Biennale 2017, momento di lucidità dopo tanta confusione e debolezza sostenute dal Clan Cattelan (Gioni-Alemani-De Carlo- Zero). SALE

Voto 6*

Ludovica Carbotta - Arco Rovesciato, 2013

Ludovica Carbotta – Arco Rovesciato, 2013

Ludovica Carbotta

Una serie di lavori che giocano con progettualità più o meno utopistiche rispetto all’idea di città, ambiente umano, democrazia. Tali speculazioni sono meglio quando mettono al centro il corpo dell’artista, in sculture che sono come la vecchia pelle di un serpente. Il problema è che sbanda troppo, mentre dovrebbe approfondire in modo estremo un solo punto. Tra i selezionati per il premio Maxxi con un bel lavoro che restituiva una natura complessa dell’opera. SALE

Voto 5,5

Pierpaolo Campanini - Senza titolo, 2007. Courtesy Kaufmann Repetto, Milano

Pierpaolo Campanini – Senza titolo, 2007. Courtesy Kaufmann Repetto, Milano

Pierpaolo Campanini

Lo sviluppo tecnicamente preparatissimo di una sola idea pittorica, come se in fondo ci interessasse effettivamente sempre e solo l’infinita declinazione di una cosa. Forse a volte gigioneggia troppo, troppo leccato, troppo perfetto. Forse ha avuto un buon mercato ma ultimamente disperso. SCENDE

Voto 5*

David Casini - Tu non mi conosci, 2012. Courtesy Spazio Morris, Milano

David Casini – Tu non mi conosci, 2012. Courtesy Spazio Morris, Milano

David Casini

Veramente troppo attento nella rielaborazione del pezzo antico da mercatino dell’antiquariato. Cristalli, immaginari d’altri tempi, immaginari svizzeri. Il rischio Ikea evoluta è altissimo: il rischio di sviluppare una linea di oggetti per l’arredamento, o testimoni di un’ossessione del tutto personale, o che le persone possono prendere come si prende un vestito che ci piace, piuttosto che un altro. E quindi si finisce, sempre, per alimentare un certo inquinamento visivo e oggettuale, in cui ci si perde. Ultimamente più controllato, anche se ancora molto lezioso. Apparizione in un edicola espositiva a Milano ma SCENDE.

Voto 4

Maurizio Cattelan - Portrait, 2008. Foto Zeno Zotti

Maurizio Cattelan – Portrait, 2008. Foto Zeno Zotti

Maurizio Cattelan

Una percorso di vent’anni divisibile in due decadi, meglio la prima. Ma comunque coerente con un linguaggio che gioca a fare il giullare-asino di corte. Uno dei nipotini di Duchamp e Warhol. Una giusta dose di provocazione e pubbliche relazioni permettono di comunicare in un mondo che tende a essere assopito. Cosa farà Cattelan? E l’opera esiste già prima che venga vista, ed esiste come icona ovunque. Ultimamente un po’ troppo inconsistente, forse stanco. I vassoi di Toilet Paper non li doveva fare. Ripreso un po’ con la retrospettiva a Parigi e il cesso d’oro al Museo Guggenheim, ma flop a Manifesta 11. Ultimamente anche modello. SALE

Voto 7***

T-Yong Chung - Untitled, 2011. Courtesy Galleria Upp, Venezia

T-Yong Chung – Untitled, 2011. Courtesy Galleria Upp, Venezia

T-Yong Chung

Una scultura del gioco, dello spiazzamento, del nonsense, del remix formale. Veramente troppo poco per non mimetizzarsi e perdersi nella sovrapproduzione odierna. Anche lui assente dalla scena SCENDE

Voto 4,5

Rä Di Martino, No More Stars (abandoned Movie props Flamethrower) 2011

Rä Di Martino, No More Stars (abandoned Movie props Flamethrower) 2011

Rä Di Martino
Partita 13-14 anni fa con l’attenzione per un certo genere cinematografico “da mostra d’arte”. Brevi video tecnicamente preparati che sembravano riflettere sul’idea di cinema stesso. Poi un po’ perduta e logorata anche lei in un calderone di proposte tutte uguali. Ultimamente la ritroviamo a sorprendersi per vecchi set cinematografici nel deserto. Poco definita e un poco confusa. SCENDE

Voto 4

Andrea Dojmi, Alan dayroom, 2011

Andrea Dojmi, Alan dayroom, 2011

Andrea Dojmi
Frammenti di strutture prelevati da contesti funzionali e adesso resi “non sense”; a volte rielaborati. Troppo poco rispetto quello che ho potuto vedere. Anche lui assente SCENDE.

Voto 4,5

Patrizio Di Massimo, Tripolis, 2008

Patrizio Di Massimo, Tripolis, 2008

Patrizio Di Massimo
Studia a Londra e subito carico di buone pubbliche relazioni (italiane), parte con una riflessione e formalizzazione sul passato coloniale dell’Italia in Libia (anche lui Giovane Indiana Jones, non avevamo dubbi). Ultimamente mette a fuoco meglio un certo immaginario che bascula tra il riferimento storico e l’incursione scanzonata, anche tecnicamente (usa app dell’iPhone, ma anche acquerelli naïf e tappezzerie improbabili). Ultimamente ossessionato da una certa pittura naiïf ma controllatissima, molto di moda; sembra un Chiasera più convinto e definito. Ma comunque non si riesce a uscire dal fumetto intellettuale, carico di citazioni e pretenziosità, anche quando parla si parla di erotismo. Ultimamente buona via pittorica anche se troppo compiaciuta di se stessa. Ma comunque assente dalla scena. SCENDE

Voto 5*

Gabriele Di Matteo, Pag 282, 2008

Gabriele Di Matteo, Pag 282, 2008

Gabriele Di Matteo
Classe 1957, un attento lavoro sulla pittura. Un concettuale che non sembra e non si vede. Forse dovrebbe, doveva, essere più ossessivo ed estremo. Assente dalla scena SCENDE

Voto 5,5*

Gianluca e Massimo De Serio, Un ritorno, 2014

Gianluca e Massimo De Serio, Un ritorno, 2014

Gianluca e Massimo De Serio
Buone potenzialità, ma anche loro prigionieri tra la mostra e il cinema. Il rischio è di perdersi o mimetizzarsi. Il genere ibrido è difficile (mostra o cinema?) ma servirebbe essere più estremi e radicali. Diversamente tutto dipende dal fatto di essere invitati o meno nel contesto giusto, dal momento che tecnicamente troviamo sempre qualcuno che ci realizza un’idea video più o meno originale. Anche in questo caso bisognerebbe lavorare su i modi, invece che sull’idea di base. Recentemente in crisi creativa (dichiarata da loro stessi) girano un video dove si fanno impnotizzare e i due fratelli gemelli ricordano e recuperano cose perdute. Video un po’ troppo intimista e ripiegato sulla loro biografia. Indecisi se fare i registi o meno, ma persi di vista SCENDE

Voto 5

Ettore Favini, Io che prendo il sole al Crepaccio, 2012

Ettore Favini, Io che prendo il sole al Crepaccio, 2012

Ettore Favini
Anche lui ottimo smart relativist, ma sempre con un’attenzione ecologista che rischia di essere una facilissima moda, un po’ gratuita, per quanto sincera. E poi si formalizza tutto alla maniera di Moussosocope, o in modo un po’ pazzerello, quel tanto per uscire dall’accademia, anche se è l’accademia stessa che ci insegna come uscirne. Non basta proprio. Assente dalla scena SCENDE.

Voto 4

Roberto Fassone, MERTZ VITONE GIONY BONAMI, 2013

Roberto Fassone, MERTZ VITONE GIONY BONAMI, 2013

Roberto Fassone
Giovanissimo amico del quartierino milanese. Si dimena come un dannato per risultare fuori canone, ma rischia sempre di rielaborare lo schema che vorrebbe distruggere. Inventore di Sibi per creare un’opera rispondendo a tre domande. Una sorta di Permanent Food 2.0. Il rischio è sempre quello delle “cose a caso”, semmai seguendo stili fascinosi e modaioli. Non servono a nulla nuovi stili fascinosi ma modi per selezionare le cose. Come a dire: non servono decori della torta, ma un modo per esprimere la differenza fra una torta al cioccolato e una alle fragole. Ma per questi giovanissimi vorrebbe dire suicidare un certo ruolo, che vogliono vestire a tutti i costi. Sono in qualche modo vittime. Molto attivo recente mostra da Placentia. SALE

Voto 4,5

Linda Fregni Nagler, La tregua (ragazzo in barca), 2008

Linda Fregni Nagler, La tregua (ragazzo in barca), 2008

Linda Fregni Nagler
Maestra dell’Ikea evoluta che in questo caso è coltissima, e quindi ci distrae dall’Ikea evoluta, ma è proprio tale. Quindi riflettere e selezionare fino allo sfinimento vecchie stampe, cercando il pelo nell’uovo, dando vita a immaginari prelevati dal passato. Avete presente il film The Others con Nicole Kidman? A me sembra una grande masturbazione fatta in punta di spillo. Insomma, possiamo speculare quanto vogliamo su ogni foto. Ripeto, servono modi nuovi che non siano la selezione delle foto dal solito, beneamato, amatissimo mercatino dell’antiquariato. L’estetica dell’archivio storico (come la chiama Marco Scotini) rischia di diventare un facile rifugio da una contemporaneità che non si riesce a risolvere e affrontare. Assente dalla scena. SCENDE

Voto 4,5*

Emilio Fantin, Dynamica (dynamic university), 2008

Emilio Fantin, Dynamica (dynamic university), 2008

Emilio Fantin
Molto legato a una certa sensibilità Anni Novanta, altra faccia della medaglia rispetto alle star della scena internazionale Anni Novanta. E quindi una cleptomania nel cogliere la realtà e creare piccoli cortocircuiti, spesso evidenti solo per un ristretto giro di addetti ai lavori; quasi la controparte maschile di Eva Marisaldi. Molto buona la sua ultima idea Dynamica, università indipendente; ma per parlare di cosa? Come? Perché? Il rischio è ancora comunicare solo all’interno del gruppo-setta di addetti ai lavori; anche per questo, da questo clima Anni Novanta, è deflagrato (schizzando a New York) un certo Cattelan, attentissimo alla provocazione come modo per afferrare il pubblico oltre la solita cerchia degli addetti ai lavori. Alla fine risulta comunque veramente poco a fuoco, se non per una certa sensibilità molto diffusa. Assente dalla scena. SCENDE

Voto 5-

Lara Favaretto, Momentary Monument IV (Kassel) 2012

Lara Favaretto, Momentary Monument IV (Kassel) 2012

Lara Favaretto
Come Bartolini, regina dello smart relativism. Ultimamente impegnata sull’idea di monumento disfunzionale. Tutto questo però scollegato con altre opere precedenti, in cui si elabora tutto e il suo contrario. Ultimamente abbastanza presente in mostra internazionali, dove la sensazione è che qualsiasi cosa proposta potrebbe andare bene. Confusa. Ultimamente più assente SCENDE

Voto 4*

Michael Fliri, Returning from places I've never been, 2013

Michael Fliri, Returning from places I’ve never been, 2013

Michael Fliri
Iniziato bene, con un certo piglio alla John Bock “de noartri”. Poi perduto completamente in poco comprensibili autoriflessioni e speculazioni sull’identità. Mi piacerebbe dirgli: “Michael, fregatene dell’identità e vai oltre…” e vedere cosa farebbe. Molto assente dalla scena, forte delle pubalgie relazioni della Galleria Raffaella Cortese, ma non basta di certo SCENDE

Voto 4

Giulio Frigo - Prestigiatore - 2012 - 2 parti, olio su tela, gouache su lino - courtesy Francesca Minini, Milano

Giulio Frigo – Prestigiatore – 2012 – 2 parti, olio su tela, gouache su lino – courtesy Francesca Minini, Milano

Giulio Frigo
Dopo aver superato il fascino per De Dominicis, viene completamente risucchiato in una pittura che vuole essere colta a ogni costo e che ci parla pure di prestigiatori e strani figuri; ma sempre con questo piglio naïf e un po’ inquietante che, messo nella galleria di Francesca Minini a Milano, fa pensare al collezionista manager di turno: “Non ci capisco molto ma c’è una certa atmosfera non male…”. Una pittura molto simile a Roccasalva, Chiasera, Di Massimo; e anche in questo caso si ammicca al dato installativo quasi per salvare la pittura e dire che è qualcosa di comunque “nuovo”. Si esce dal quadro per trovare stampelle al quadro. Anche in questo caso, le buone pubbliche relazioni di Francesca Minini salvano qualcosina e riescono a piazzare qualche opera in collezioni private e musei troppo guidati da amici (vedi Mambo di Bologna, con il denaro nostro e di Unicredit). SCENDE

Voto 4

Chiara Fumai, I Did Not Say or Mean ‘Warning’, 2013

Chiara Fumai, I Did Not Say or Mean ‘Warning’, 2013

Chiara Fumai
Nato, Onu, Fbi, Cia stano ancora cercando di capire come sia finita all’ultima Documenta. In questa sede le danno un padiglione e pensa bene di intrecciare immaginari da donna barbuta, femminismo spicciolo, B-movie e film horror. Ultimamente si ferma solo sul femminismo, portando avanti una battaglia fuori tempo massimo, dove la semplificazione rende tutto banale e non restituisce la reale complessità delle cose. Dopo l’effetto Documenta sparita dalla scena. SCENDE

Voto 3,5

Flavio Favelli, Doppio Orange, 2013

Flavio Favelli, Doppio Orange, 2013

Flavio Favelli
Recupera le cose di nonni e genitori da tempi non sospetti, prima che arrivasse più prepotentemente la moda del vintage. Elaboratore di feticci usando oggetti dei mercatini dell’antiquariato. Prigioniero di questa idea da quattordici anni. Ma sembra che non ne possa fare a meno, come se fosse un’ossessione personale. Lavori più o meno riusciti. Dimostra di aver intuito in tempi non sospetti una certa via. Ultimamente molto attivo, anche a milano con albergo diurno SALE.

Voto 5,5*

Luca Francesconi, Europa 3000 (idolo civile — civil idol), 2011

Luca Francesconi, Europa 3000 (idolo civile — civil idol), 2011

Luca Francesconi
Anche lui, dopo anni per trovare una linea definita, si rifugia in un certo poverismo contadino, fatto da piccoli oggetti giustapposti per terra. Apprezzabile il recupero degli antichi miti e idoli contadini, ma spesso troppo rarefatto. Ultimamente gigioneggia troppo con il frammento contadino, sia esso una striscia messa lì, un panno messo là o una piccola bottiglietta di rame messa giù. Biennale 2011 insufficiente con una selezione di ready made posti con apparente casualità. Titolo Europa 3000. L’artista aveva dichiarato che l’installazione esprimeva la sua idea futura di Europa. Tutto troppo casuale, troppo pressapochismo tra intenzioni e progetto finale. Ancora il rischio del “tutto può andare”, molto pericoloso se non consapevole. Ultimamente sviluppa in modo più incisivo un discorso tra agricoltura umanità e sostenibilità, ma assente dalla scena. SCENDE

Voto 5,5

Christian Frosi, AAAAAAAAAA el fascinante residuo de la pelicula, 2009

Christian Frosi, AAAAAAAAAA el fascinante residuo de la pelicula, 2009

Christian Frosi
Pupillo della Galleria Zero… Una certa cleptomania per restituire una sensibilità tra il cinico e il romantico. Ultimamente si è un po’ perso. Anche se, anche per lui, il rischio è stato che fosse la galleria a museificare e a storicizzare. Buone potenzialità, ma penalizzato da un contesto matrigno che lo ha sovraesposto subito senza ragioni e motivazioni. Dopodiché il rischio è quello di perdersi, perché il sistema ti costringe a cristallizzarti in forme deboli (come lui anche Tadiello o Vascellari, per esempio). Sembra che adesso faccia l’assicuratore. SCENDE

Voto 5

Giuseppe Gabellone, Senza titolo, 2009

Giuseppe Gabellone, Senza titolo, 2009

Giuseppe Gabellone
Tra le promesse Anni Novanta, molto sostenuto da Francesco Bonami. Ha sempre lavorato su questa idea di “scultura mentale”, con alterna efficacia: fotografava sculture semplici in luoghi improbabili e poi le distruggeva. Fece la stessa cosa Gino De Dominicis negli Anni Settanta con la Madonna che ride. Eccessivamente fissato su questa unica idea, declinata in tanti modi.
Ultimamente impegnato su calchi tridimensionali e curiosi che escono dal quadro. Recentemente alla Gamec abbinati a grandi tessuti colorati sparsi per il museo. Meglio quando l’opera non pretende di portarci dove non può, ma solo dove può, e non è poco. Ultimamente molto in crisi. SCENDE

Voto 4,5

Francesco Gennari - Bestiario Contemporaneo, Museo di Storia Naturale di Venezia

Francesco Gennari – Bestiario Contemporaneo, Museo di Storia Naturale di Venezia

Francesco Gennari
Tra il molto concettuale e l’ironia. In sculture sussurrate cala elementi naturali, e quindi biodegradabili. Preleva sommessamente dalla biografia personale. Forse troppo carico di un simbolismo che pretende eccessivamente. Per molti aspetti ricorda un certo poverismo intelligente. Ultimamente visibile solo nella sua galleria di riferimento (Zero…) che per molti suoi artisti sembra voler fare un’opera da museo. Ho letto il catalogo della sua mostra recente al Museo Marino Marini sviluppa certamente una sua via, ma ancora non basta. SCENDE

Voto 5,5

Nicola Gobbetto, Rudy, 2013

Nicola Gobbetto, Rudy, 2013

Nicola Gobbetto
Rielabora – secondo un aggiornato mainstream – prima le fiabe, poi la vita di un famoso ballerino di danza classica. Anche in questo caso il giovane artista sembra chiamato a un’archeologia delle proprie ossessioni personali, con le suggestioni che furono della cameretta adolescenziale. Anche in questo caso tutto potrebbe andare bene: perché non elaborare la Cavalleria Rusticana o il Lago dei Cigni? Ultimamente assente dalla scena. SCENDE

Voto 4

Paolo Gonzato, Out of Stock

Paolo Gonzato, Out of Stock

Paolo Gonzato
Anche in questo caso, un preparato artigianale dell’arte contemporanea, con momenti molto vicini alla disillusione pop Anni Novanta. Tutto troppe leccato, preparato, sistemato. In una parola: “cool”. Accademico, anche se a volte con un buon artigianato. Artigianato non è un’offesa, quando è consapevole, come gli ho visto fare recentemente. Assente dalla scena. SCENDE

Voto 4,5

Massimo Grimaldi, Emergency's Bangui And Mayo Paediatric Centres Photos Shown On Two Apple iMac Core 2 Duos, 2010

Massimo Grimaldi, Emergency’s Bangui And Mayo Paediatric Centres Photos Shown On Two Apple iMac Core 2 Duos, 2010

Massimo Grimaldi
Emerge con interessanti riflessioni su arte e artista, poi negli ultimi anni si perde un po’, come se la cosa migliore al mondo fosse donare tutto a Emergency. Come se un chimico o un grande scrittore iniziassero a donare tutto a Emergency. Vince chi dona di più? Sicuramente poco aiutato dal deserto critico italiano, anche se nelle grazie (che ormai contano poco) della Galleria Zero… Praticamente la galleria sembra diventare per molti giovani il momento per la benedizione museale. Meglio agli inizi. Ultimamente sempre in vista dentro Galleria Zero e servizio su Flash Art. SALE

Voto 5,5

Alberto Garutti, In queste sale 28 microfoni registrano tutte le parole che gli spettatori pronunceranno. Un libro a loro dedicato le raccoglierà | 2012

Alberto Garutti, In queste sale 28 microfoni registrano tutte le parole che gli spettatori pronunceranno. Un libro a loro dedicato le raccoglierà | 2012

Alberto Garutti
Grande maestro dei garuttini di prima, seconda e terza generazione. Ha contribuito, forse non volontariamente, tra Anni Novanta e Anni Zero, a creare canali chiusi e privilegiati che hanno, da una parte, cristallizzato precocemente i suoi alunni (Perrone, Berti, Galegati, Frosi, Grimalid, Rubbi, Tuttofuoco) e dall’altra parte soffocato altri artisti fuori da questa cerchia. Il risultato è che, al di là dei garuttini, la situazione italiana è anche peggiore. Il suo lavoro contribuisce alla scesa dal piedistallo di arte e artista, per andare incontro al pubblico. Come dice lui, con atteggiamento “etico e amoroso“. Esprime sicuramente una temperatura specifica. A volte troppo ruffiana e opportunista, quasi sembra che ti voglia prendere in giro da quanto vuole andare incontro al pubblico. Ultimamente un poco dimenticato dalla scena nazionale e internazionale. I curatori sono moto attenti a promuovere se stessi, gli astisti vengono dopo. SCENDE

Voto 6*

Piero Golia, Clone, 2011

Piero Golia, Clone, 2011

Piero Golia
Dopo qualche lavoro da piccolo Cattelan, emigra a Los Angeles e lavora bene sulle pubbliche relazioni. Il filo del lavoro è quasi completamente perso. Ma sembra essere consapevole che tutto può andare se presentato nella cornice giusta. Il cubo di cemento con il finto oro spagliuzzato dentro, all’ultimo Padiglione Italia. Insomma, un atteggiamento tra Cattelan e Hirst. Stancante, e alla fine gravemente inconsistente. Ma fare l’aperitivo con il direttore di Gagosian sembra davvero essere la cosa più importante. Bravo sulla scena internazionale, rispetto alla situazione paludosa italiana SALE

Voto 4*

Stefania Galegati Shines, 1001, 2011

Stefania Galegati Shines, 1001, 2011

Stefania Galegati Shines
Anche lei fra le promesse Anni Novanta, debitrice dell’unica sensibilità che animava molti garuttini rendendolo un gruppo chiuso. Quella chiusura ha fatto sì che fossero tante copie dello stesso artista plasmato e stimolato dal maestro Garutti. Dopo l’inizio degli Anni Zero si è persa e negli ultimi anni ritorna, con questo piglio da etnografa intelligente e scanzonata. Anche lei poco consistente. Non a fuoco. Se non in una certa italianità poverista tra gioco, poesia e colore. SCENDE

Voto 4,5

Francesca Grilli, Singing to iron, 2011

Francesca Grilli, Singing to iron, 2011

Francesca Grilli
Opere scollegate, se non con forzature enormi. Estremamente omologata e mimetizzata a un forma di artigianato dell’arte contemporanea, abusato e prevedibile. Anche nel suo caso sembra che le pubbliche relazioni contino più di tutto. Peccato perché la passione e la voglia ci sono. SCENDE

Voto 3

Politici dalla serie Agency giochi di potere, 2014

Adelita Husni-Bei

Propone una riflessione didattica e prevedibile su ambienti e ruoli sociali. Buone pubbliche relazione che salvano capra e cavoli. Partecipazione debole e accademica al Padiglione Italia 2017. SCENDE.

Voto 3,5

 

 

Invernomuto, Negus, 2011

Invernomuto, Negus, 2011

Invernomuto
Anche loro giocano abilmente con immaginari che pescano nel passato o nel mito. E poi li strapazzano, con soluzioni formali accattivanti. Troppa importanza all’immaginario: perché non Harry Potter? Non c’è bisogno di nuove citazioni e immaginari, ma di atteggiamenti e modi per risolvere e affrontare la contemporaneità. L’immaginario diventa come il bimbo che non si vuole mai staccare dal suo idolo e pretende di andare in giro sempre vestito da Harry Potter. Alla lunga deve imparare a crescere. SCENDE

Voto 5

Norma Jeane, #Jan25 (#Sidibouzid, #Feb12, #Feb14, #Feb17…) , 2011

Norma Jeane, #Jan25 (#Sidibouzid, #Feb12, #Feb14, #Feb17…) , 2011

Norma Jeane
Anche lui promessa Anni Novanta. Buona intuizione del potlatch (oggetti elettrici portati all’autodistruzione). Poi anche lui perduto. Vive all’estero. Buona apparizione a una recente Biennale, con pongo che il pubblico poteva manipolare fino a far rigonfiare i battiscopa e a ottenere con la partecipazione del pubblico un gran caos. Significativo. Dati al momento insufficienti. Non si vede sulla scena. SCENDE.

n.c.

Andrea Kvas, Untitled, 2013 - Frutta Gallery, Roma 2013

Andrea Kvas, Untitled, 2013 – Frutta Gallery, Roma 2013

Andrea Kvas
Una sana archeologia dell’arte informale estremamente di moda fra i più giovani (Becheri, per esempio). Non si sa quanto consapevole. Giovani Indiana Jones. Spesso esagerazione che cercano stampelle fuori dalla tela, scivolando nel laboratorio didattico pazzo e fuori dalla righe. Anche lui sparito ultimamente SCENDE.

Voto 4

Luisa Lambri, Untiled (Barragan House #27), 2005

Luisa Lambri, Untiled (Barragan House #27), 2005

Luisa Lambri
Buona idea fotografica declinata in tutte le salse. Anche lei assente SCENDE.

Voto 6-*

 Armin Linke, Double Bound Economies, 2012-2013

Armin Linke, Double Bound Economies, 2012-2013

Armin Linke
Lavoro sull’archiviazione fotografica, estremamente sopravvalutato. Molto grave che non si ponga il problema della selezione, ma cerchi di archiviare tutto, in un caos paralizzante. Non ha alcun senso contribuire all’inquinamento e alla sovrapproduzione proponendo l’ennesimo archivio (internet stesso lo è) ma servono modi e criteri per gestire tale sovrapproduzione-inquinamento. Recentemente in mostra al PAC. SALE

Voto 3,5

Renato Leotta, Piano Piano, (abitare il tempo, calco di una spiaggia dedicato ad una donna), 2014

Renato Leotta, Piano Piano, (abitare il tempo, calco di una spiaggia dedicato ad una donna), 2014

Renato Leotta
Anche lui su e giù per immaginari e scelte formali alla moda. Molto attivo come curatore e animatore di uno spazio a Torino. Buoni contatti ma comunque assente dalla scena. SCENDE

Voto 4

Claudia Losi, Other than a thing, 2012

Claudia Losi, Other than a thing, 2012

Claudia Losi
Una certa delicatezza del fare, che però non trova e non ha trovato un punto, un compimento. Delicata, ok, ma forse troppo. Un po’ inconsistente. SCENDE

Voto 4,5

 

Federico Maddalozzo, 44 oz. - 14 sqm., 2010

Federico Maddalozzo, 44 oz. – 14 sqm., 2010

Federico Maddalozzo
Una ricerca che ha un certo rigore postmodernista. Per molti aspetti didattica, ma misurata. Probabilmente troppo didattica. Affascinata dall’errore posto sul cavalletto asettico. Vive a Berlino. Senza polemica alcuna, sarebbe interessante capire se artisti come Maddalozzo trovino un sostegno da parte del mercato dell’arte contemporanea. Perché propone opere molto puntuali rispetto una certa tradizione modaiola dell’arte contemporanea. Ultimamente assente dalla scena. SCENDE

Voto 5

Marcello Maloberti, Raptus (2009)

Marcello Maloberti, Raptus (2009)

Marcello Maloberti
Sviluppa con coerenza un linguaggio specifico, dalla temperatura tipicamente italiana. Dove alla maglia dell’Italia si accosta il melone e la radiolina; il tutto vicino al guardrail. Una sorta di caos controllato; un immaginario ben costruito, una sorta di Arte Povera colorata e fuori dalle righe. Ma meglio qualche anno fa. Il gioco può divertire, ma fino a un certo punto. Ultimamente a Roma propone una performance dove fa lanciare-distruggere decine di pantere nere in ceramica; e poi una performance-installazione al Padiglione Italia 2013: in entrambe le occasioni poco a fuoco, evanescente. Se si concentra sull’evento piuttosto che sulla composizione, il rischio è quello delle “cose a caso”. Senza la possibilità di reagire alla sovrapproduzione, e quindi subendola. Molto attivo tra Milano e Roma. SALE

Voto 5*

Miltos Manetas, Blackberry Paintings, 2012

Miltos Manetas, Blackberry Paintings, 2012

Miltos Manetas
Manetas scompone e ricompone, con risultati alterni, l’immaginario tecnologico. Parla di un nuovo espressionismo, sul suo sito c’è tantissimo materiale, forse troppo; come d’altronde in generale su Internet: significativo. Significativi i suoi Black Berry Paintings, dove con un video del cellulare simula di dipingere la scena fissa che ha davanti. Altre volte si lascia andare a dipingere scene di ordinario uso  “tecnologico”, e quindi cavi attorcigliati, cellulari e gente che gioca ai videogiochi. Un percorso che parte dagli Anni Novanta con personaggi dei videogiochi ripresi in momenti marginali (tipo Super Mario che si siede e dorme). Ultimamente un progetto confuso a Milano. Forse troppe cose, alcune intuizioni interessanti, ma poi si ricade nei soliti modi e rituali. Appare confuso. Assente dalla scena. SCENDE

Voto 5

Domenica Mangano, CELKAP, 2013, Oil on paper

Domenica Mangano, CELKAP, 2013, Oil on paper

Domenica Mangano
Dalla Storia di Mimmo e altre opere che proponevano sguardi sulla sua realtà siciliana di provenienza, ne è passato di tempo. Oggi vive in Olanda, e il lavoro appare fortemente scollegato, privo di una linea definita. Ultimamente si concentra su singolarità del territorio e della cultura olandese. Anche in questo caso tutto potrebbe andare. Perché non l’emigrazione delle formiche rosse in Europa? L’artista appare come una sorta di “turista” che fotografa e approfondisce ciò che gli interessa. Un ruolo di artista che ancora una volta sembra perdersi in un relativismo paralizzante. Assente dalla scena. SCENDE

Voto 3

Eva Marisaldi, Grigio non lineare, 2010

Eva Marisaldi, Grigio non lineare, 2010

Eva Marisaldi
Propone una certa sensibilità specifica con partenza negli Anni Novanta. Partecipa alla Biennale di Venezia 2001, curata da Harald Szeemann. A mio parere, una vittima di un sistema Italia per nulla incline a stimolare, valorizzare e promuovere. Dopo gli Anni Zero, meno definita, seppure con una bella personale a Firenze presso Ex3 nel 2010. Esprime una sensibilità specifica (ultimamente si vede poco, a mio parere non ha abbastanza opportunità) e quindi un modo-atteggiamento-visione ben definito. Questo è quello che serve. SCENDE

Voto 6-

Nicola Martini, Senza titolo, 2013

Nicola Martini, Senza titolo, 2013

Nicola Martini
Nel 2013 riveste una galleria di Milano con il bitume della Giudea. Estremamente affascinato dai materiali. Un certo minimalismo alla Carl Andre incontra un pizzico di informale (googlate “Carl Andre” per vedere una serie di opere che sembrano quelle di Martini ma leggermente più “pulite”). Ancora Giovane Indiana Jones, ma quantomeno rigoroso e coerente nella sua ossessione. Da una parte troppo contemplativo e dall’altra troppo debitore del materiale come feticcio da gestire in mille modi. In definitiva, una contemplazione del feticcio che rimane accademica e fine a se stessa. In questo modo si scivola nel pericolo Ikea Evoluta: “Come risolvo questa parete? Perché non con una colata di bitume della Giudea che compro in una galleria cool alla moda? Se no cosa metto? Boetti costa troppo”. SCENDE

Voto 4

Andrea Mastrovito, Kickstarting - New York, 2014

Andrea Mastrovito, Kickstarting – New York, 2014

Andrea Mastrovito
Efficace quando usa il disegno come strumento e non come fine o come qualcosa da contemplare. Come per esempio, ultimamente a New York, dove fa disegnare “a pallonate” un grande wallpainting ai bambini di una comunità locale. Può fare di più. Trasferito a New York, bella energia ma rischio uno tra un milione. SALE

Voto 4,5

En route to the South, 2015
(wooden beehive frames, beeswax)
47×30 cm each

Elena Mazzi 

Emerge dall’humus accademico di IUAV ma propone il vocabolario logoro dell’arte contemporanea. Ancora salva per via delle pubbliche relazioni. Poco importa inserire riflessioni pseudoscientifiche a cui dare dimensione estetica. SCENDE

Voto 3

Maurizio Mercuri, Happening in una Chiesa di Faenza, 2008

Maurizio Mercuri, Happening in una Chiesa di Faenza, 2008

Maurizio Mercuri
Anche lui, come Eva Marisaldi, vittima di un sistema incapace di stimolare, valorizzare e promuovere. Fosse stato inglese, forse oggi sarebbe osannato. Abile nel delineare anche lui una sensibilità specifica, sorella di quella della Marisaldi (non a caso di area bolognese e stessa classe di Marisaldi). Anche lui poche opportunità ultimamente. Sarebbe interessante coinvolgerlo maggiormente. Saggiamente assente. SCENDE

Voto 6 (sulla fiducia)

Sabrina Mezzaqui, Ciò che la primavera fa con i ciliegi, 2011, stampa a getto d'inchiostro su carta, ritagli

Sabrina Mezzaqui, Ciò che la primavera fa con i ciliegi, 2011, stampa a getto d’inchiostro su carta, ritagli

Sabrina Mezzaqui
Come per Stefano Arienti e Mario Airò, una certa manualità specifica, che in modo quasi amanuense riporta un certo atteggiamento poverista in cui il piccolo gesto, anche ripetuto ossessivamente, diventa delicata poesia. Anche se spesso una poesia troppo pretesa e cercata tende a spuntarsi. Il ritaglio e il riposizionamento dei libri sembra il dato più ricorrente. Poi, nell’opera che vedete, il titolo è preso da una poesia di Pablo Neruda e il gioco è fatto. Ancora troppo debitrice di una certa Arte Povera, fatta di piccoli gesti minimi su oggetti comuni come i libri. Alla lunga troppo evanescente. Ci pensa poi la blasonata Galleria Continua a tenere invece ben definiti prezzi e valori. SCENDE

Voto 4

Marzia Migliora, Viaggio intorno alla mia camera, 2012

Marzia Migliora, Viaggio intorno alla mia camera, 2012

Marzia Migliora
Una cleptomania dell’arte contemporanea, capace sempre di adattarsi al “nuovo progetto” innalzando citazioni famose o pratiche ampiamente usate e abusate nel ristretto sistema dell’arte. Si fatica a percepire una personalità tra le opere, seppure sembra a un primo sguardo che ci sia un filo conduttore. Quel che resta è un preparato, e spesso ruffiano, artigianato dell’arte contemporanea. Tutto potrebbe essere, e quindi in definitiva non incidente. molto sopportata dalla galleria Lia Rumma. SALE

Voto 3

Jacopo Miliani, StageFright, 2013, Performance

Jacopo Miliani, StageFright, 2013, Performance

Jacopo Miliani
Preparatissimo artigianato dell’arte contemporanea. Negli ultimi anni usa anche la danza, ma sempre connessa con installazioni preparatissime rispetto una certa sensibilità mainstream. SCENDE

Voto 4

Mocellin+Pellegrini, Il più meraviglioso fiore del nostro albero genealogico - 2010

Mocellin+Pellegrini, Il più meraviglioso fiore del nostro albero genealogico – 2010

Mocellin+Pellegrini
Una lunga serie di opere che affrontano frontalmente la relazione a due, la coppia e la famiglia (in cui i due artisti sono loro stessi reali protagonisti). Per entrare nelle opere bisogna leggere lunghi titoli e alcune spiegazioni. Diversamente rimaniamo tagliati fuori, nel campo dell’intimismo “tutto loro”, dove comunque l’identificazione dello spettatore rimane a uno stadio superficiale. Sia esso uno stadio voyeuristico o di reale immedesimazione. Alla lunga questa retorica della relazione, anche se risolta in modalità più o meno originali, stanca e stucca. SCENDE

Voto 3,5

Liliana Moro, Senza titolo, 2009

Liliana Moro, Senza titolo, 2009

Liliana Moro
Classe 1961, un lavoro che trovo evanescente e poco incidente, seppure spesso giocato con poche scelte precise. E un certo eclettismo. A mio parere sopravvalutata, si percepisce una certa sensibilità ma che si diluisce troppo in scelte eccessivamente eclettiche. Scollegate. Anche se consapevole, sfocia anche lei nel “tutto può andare”. SCENDE

Voto 4

Andrea Nacciaritti, Untitled [our tribunes our rules], 2014

Andrea Nacciaritti, Untitled [our tribunes our rules], 2014

Andrea Nacciarriti
Se si leggesse il suo percorso fin dall’inizio, potremmo parlare di smart relativism: tante idee diverse che solo forzatamente trovano una linea comune e quindi la possibilità di definire un modo, atteggiamento-visione. Anche per lui si può parlare di artigianato dell’arte contemporanea. Il ruolo di artista sembra perdersi, e quello che fa la differenza (che dà valore alle cose) sembrano essere le pubbliche relazioni che ti invitano al dato progetto. Ultimamente chiamato in una delle tante residenze, questa volta in Marocco: ed ecco che l’artista, come solito, si integra nella comunità locale, parla, ride, scherza e pensa a un lavoro significativo per tutti. In questo caso usa il calcio (come recentemente anche Correale in un progetto similare) per riflettere su come nella comunità di riferimento siano stati perduti alcuni segni del passato. L’artista come “animatore” e attivatore, per poi però partecipare a una sovrapproduzione in cui ogni cosa si mimetizza e tende a perdere di significato (quindi la perdita della cosa che voleva indicare la perdita). Servono modi e atteggiamenti per reagire a questo, e non contribuire o subire questa sovrapproduzione in cui ci si perde. SCENDE

Voto 4,5

Giancarlo Norese, The Ashley Formula, 2008

Giancarlo Norese, The Ashley Formula, 2008

Giancarlo Norese
Anche lui impegnato dagli Anni Novanta in una sensibilità che è essa stessa una forma di artigianato dell’arte contemporanea. Come fosse un virus diffuso che ha contagiato molti. Tanti interventi, sempre con un piglio da micro-situazionismo folle. Alla lunga restituisce una temperatura e un modo-atteggiamento. Anche se paga l’evanescenza e la disillusione Anni Novanta. SCENDE

Voto 5

Alek O., If There is a Last Summer Morning, 2014 - Installation view. Photo Roberto Apa, Courtesy l’artista e Frutta

Alek O., If There is a Last Summer Morning, 2014 – Installation view. Photo Roberto Apa, Courtesy l’artista e Frutta

Alek O.
Nome perfetto per infondere subito un certo mistero interessante: Alek O. Anche lei un preparatissimo artigianato dell’arte contemporanea, giocato però con maggiore compostezza ed eleganza. E aiutato da utili pubbliche relazioni. Recupera vecchi tessuti da sdrai da spiaggia e propone forme geometriche; vecchi tessuti come delicati arazzi uniformi. La reiterazione di una certa sensibilità mainstream rischia di far scivolare tutto sul pericolo “Ikea evoluta”. Deve stare attenta, e cercare una compostezza che abbia massima personalità. Non facile. SCENDE

Voto 5

Valerio Rocco Orlando, Personale è politico, 2011

Valerio Rocco Orlando, Personale è politico, 2011

Valerio Rocco Orlando
Ultimamente affascinato da una certa verve partecipativa e multilivello, dove l’artista diventa ancora una sorta di etnografo, antropologo, archeologo. Però con la tendenza verso una certa superficialità e banalità. Poi ogni tanto il neon sul muro, o il video multicanale con facce in primo piano che parlano, sicuramente in inglese. Anche lui prigioniero di una certa retorica e artigianato dell’arte contemporanea, che ha stancato in modi usati e abusati. Ma che ancora eccita terribilmente alcuni curatori e ristrette cerchie di addetti ai lavori. Questi giovani continuano a lavorare su citazioni e accadimenti per loro significativi, senza mai lavorare sul modo con cui lo fanno. Mentre oggi viviamo una sovrapproduzione che chiama modi per gestirla e non altra sovrapproduzione. Ovviamente tutto è salvo quando possiamo avvalerci delle migliori pubbliche relazioni. E quindi finisce che il neon che vedete sia nella collezione della Nomas Foundation di Roma. Mi chiedo su quali presupposti critici e a quale prezzo. Chissà. SCENDE

Voto 3

Giovanni Ozzola, Dust Printemps France II, 2013

Giovanni Ozzola, Dust Printemps France II, 2013

Giovanni Ozzola
Anche lui pericolo Ikea evoluta altissimo, soprattutto perché sostenuto dalla blasonata e multi-sede Galleria Continua. Partito anni fa in modo più coerente, poi ultimamente uscito dal binario in una recente personale nella sede cinese della galleria. Improbabili campane con testo scritto a mano. Lastre di rame inciso che sembrano ossidate (perfetto per arredare casa in modo sofisticato). Conformarsi troppo alle richieste istituzionali della galleria rischia di portare a opere che sembrano originali soluzioni d’arredo. Soprattutto per un giovane. Se l’arte contemporanea può dare cento, perché fermarsi a tre o quattro? A mio parere si conferma un ruolo di artista debole. Anche in questo caso vediamo in opere recenti la fascinazione per una certa archeologia del passato, sia essa il feticcio o il codice ossidato dell’arte informale. Come Cecchini imposto dalla Continua ma non basta, assente dalla scena. SCENDE

Voto 3,5

Adrian Paci, Centro di permanenza temporanea, 2007

Adrian Paci, Centro di permanenza temporanea, 2007

Adrian Paci
Sviluppa coerentemente un certo modo-atteggiamento-visione delle cose, dove l’esperienza d’immigrazione personale diventa strumento per leggere oltre, senza diventare un logo opportunista. Ultimamente mostra a Milano ma servirebbe più presenza sulla scena internazionale. SALE

Voto 6*

Pennacchio Argentato, Set in the Same Universe, 2012

Pennacchio Argentato, Set in the Same Universe, 2012

Pennacchio Argentato
Un preparato mainstream internazionale incontra un buon artigianato dell’arte contemporanea, per soluzioni che procedono secondo lo smart relativism. Idee eclettiche che possono formalizzare, di volta in volta, ogni fascinazione e il contrario di ogni fascinazione. Rischio Ikea evoluta elevatissimo. Soprattutto perché in questo modo ci si mimetizza in una facile sovrapproduzione. Ma anche in questo caso le buone pubbliche relazioni salvano capra e cavoli. Ecco, potrebbero fare una mostra elaborando alla maniera di Moussoscope “capra” e “cavoli”. Proporre poi la mostra alla T293 sarebbe cool. E via andare. SCENDE

Voto 4,5

Diego Perrone, Pensatori di buchi, 2002.

Diego Perrone, Pensatori di buchi, 2002.

Diego Perrone
Anche lui promessa Anni Novanta partito con un bel piglio che attualizzava la tradizione italiana fornendo un qualcosa in più. Ricordiamo il video Totò Nudo (2003) o la serie fotografica I pensatori di buchi (2002). Poi anche lui adagiato in una prevedibile fascinazione materica, fino ad arrivare a una vena di archeologia all’ultima Biennale di Venezia (2013). Anche lui Giovane Indiana Jones. Recentemente al Museion presenta una scultura di vetro, dove si è divertito a destabilizzare il processo normale di lavorazione. Anche in questo caso la riscoperta di una fascinazione per il dato scultoreo informale, per l’annessione dell’errore; per opere che sembrano abbracciare una certa retorica rassicurante e arrendevole: “Vi faccio un vaso ma lo faccio incasinando tutto. Però è un vaso, tranquilli”. SCENDE

Voto 5-*

Gabriele Picco, The Flag's maker, 2006

Gabriele Picco, The Flag’s maker, 2006

Gabriele Picco
Una certa ironia specifica che dal disegno passa al dato scultoreo con buoni risultati. Restituisce comunque un modo-visione-atteggiamento definito, anche se debitore di un certo mainstream internazional-concettuale. Forse qualche anno fa si è fermato anzitempo. Come diceva Jannacci: “Bisogna esagerare”. SCENDE

Voto 5+

Cesare Pietroiusti, Quello che penso, quello che trovo, 2010

Cesare Pietroiusti, Quello che penso, quello che trovo, 2010

Cesare Pietroiusti
A volte ottimi guizzi di una certa sensibilità rigorosa Anni Novanta, ma che si riscalda di un fare creativo molto italiano. Forse a volte troppo scientifico e didattico. In ogni caso, molto a fuoco rispetto ad alcuni della sua generazione. Impegnato nello scomporre e nel destabilizzare alcuni rituali. Forse un po’ troppo impelagato in una sensibilità performativa Anni Settanta, ma spesso risolta con una freschezza che lo salva. Forse anche lui vittima di un sistema Italia deboluccio negli ultimi vent’anni. SCENDE

Voto 6,5

Paola Pivi, What is my name, 2009

Paola Pivi, What is my name, 2009

Paola Pivi
Partita negli Anni Novanta con un certo piacere concettuale a un’esagerazione al limite del banale. Una sorta di Martin Creed mediterranea. Poi negli Anni Zero anche lei scivolata nello smart relativism, con scelte che messe insieme non presentano un quadro definito e pulito. Anche nel suo caso, sembra che le pubbliche relazioni possano giustificare e dare valore a tutto. Questo è molto grave. A mio parere può giocarsela meglio. Negli ultimi anni troppo confusa, o forse distratta. Ultimamente nelle vetrine della Rinascente, come una sorta di vetrinista di lusso. SALE

Voto 4*

Luca Pozzi, Làputa Pyramid, 2010

Luca Pozzi, Làputa Pyramid, 2010

Luca Pozzi
Affascinanti teorie scientifiche formalizzate in modalità grossolane. In questo caso l’artista-scienziato. Affascinato dal mondo della fisica e della scienza. Il rischio è sempre la banalizzazione pop, soprattutto se le soluzioni formali appaiono pretenziose, ma poco preparate. Potrebbe sicuramente fare di più. SCENDE

Voto 3

Luigi Presicce, La custodia del sangue nella giostra dei tori, performance per uno spettatore per volta, accompagnato, Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia, Napoli. 2012

Luigi Presicce, La custodia del sangue nella giostra dei tori, performance per uno spettatore per volta, accompagnato, Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia, Napoli. 2012

Luigi Presicce
Partito con una pittura più prevedibile, poi passato alle fascinazioni simboliche dove troviamo alchimia, simbolismo, esoterismo, religione, tradizione popolare; un mix che risulta sempre, inevitabilmente “inconsueto” e strano. Ultimamente troppo debitore della dimensione teatrale, forse per coinvolgere maggiormente lo spettatore. Una sorta di Luigi Ontani 2.0. Efficace quando pensa alla performance per una sola persona, o per un solo bambino alla volta. Ecco il barlume di un modo che protegge da un fast-food indiscriminato. SCENDE

Voto 4,5

Riccardo Previdi, Test (Yellow Flower), 2010

Riccardo Previdi, Test (Yellow Flower), 2010

Riccardo Previdi
Anche lui, come Pennacchio Argenato, un preparato artigianato dell’arte contemporanea, dove remixa e formalizza in modo mainstream codici del Novecento e fascinazioni del presente. Curioso e significativo che alcuni lavori del suo portfolio potrebbero essere scambiati per Pennacchio Argentato..SCENDE

Voto 3,5

 

In una famosa scena del film L’attimo fuggente, Robin Williams invita i suoi studenti a strappare l’introduzione a un manuale di letteratura. In quelle pagine, un insigne professore spiega come sia possibile misurare oggettivamente qualsiasi poema. Il Professor Keating – questo il nome del personaggio interpretato dall’attore recentemente scomparso – argomenta come non sia possibile fare l’hit parade delle poesie. Potremo dire la stessa cosa per le opere d’arte e gli artisti? A mio parere sì. Non esiste arte giusta e arte sbagliata, mentre invece è possibile argomentare criticamente senza l’assurda pretesa di raggiungere risultati oggettivi. Questa necessità di argomentare e dialogare è ancora più forte se ci confrontiamo con un sistema che vede un pubblico assente o disinteressato; addetti ai lavori che, arroccati su torri d’avorio, hanno perso qualsiasi interesse e capacità a una critica argomentata; opere d’arte che “sono interessanti” solo in base ai luoghi e alla pubbliche relazioni che le sostengono o rispetto al clamore che producono. Sono convinto che il Professor Keating considererebbe anomalo giudicare una poesia in base al luogo in cui viene letta o al fatto che venga urlata o meno.
Considero queste “pagelle” un atto d’amore nei confronti dell’arte e degli artisti. La severità dei giudizi è motivata soprattutto da una prudenza nei confronti della storia dell’arte e di percorsi ancora aperti e in divenire. Questa ricognizione sull’arte italiana degli ultimi vent’anni, è la cartina di tornasole di un contesto di formazione, valutazione e promozione che considero profondamente carente.

 

Davide Rivalta, Terre promesse - Ravenna, sedi varie, 2012

Davide Rivalta, Terre promesse – Ravenna, sedi varie, 2012

Davide Rivalta
Ossuta e ostinata la sua ricerca, spesso distante dai soliti giri prevedibili del sistema italiano. Dovrebbe osare di più, esagerare, anche con ironia e delicatezza. Potrebbe diventare il Thomas Houseago italiano. Il rigore di un percorso porta necessariamente consapevolezza, che è la parola che dovremo sostituire a “novità” e “innovazione”. SCENDE

Voto 5,5 (con incitamento)

Pietro Roccasalva, Jockey full of Bourbon II, 2006

Pietro Roccasalva, Jockey full of Bourbon II, 2006

Pietro Roccasalva
Emerge negli ultimi dieci anni attraverso la Galleria Zero… di Milano, che gli permette una certa visibilità e la partecipazione ad alcune fiere internazionali. Inizialmente si narra di prezzi folli dei suoi quadri. Propone una pittura molto debitrice di Gino De Dominicis, aiutata da una buona tecnica e da quelle che l’artista chiama “situazioni d’opera”: una sorta di installazione davanti e intorno al dipinto. Queste situazioni d’opera riprendono spesso elementi biografici dell’artista, che vengono giustapposti con altri, portando a un risultato surrealista/inaspettato. Le installazioni fuori dal quadro sembrano troppo spesso stampelle per la pittura. Gli arancini incontrano un pappagallo, e poi un neon che scarabocchia lo spazio; o ancora due gemelli arbitro o una donna che cancella il logo del Sole 24 Ore. Qualsiasi elemento che, insieme ad altri, affianchiamo nei pressi del dipinto, rende la situazione necessariamente curiosa e “interessante”. Se io adesso esco di casa con una scala in mano, un mega arancino e un criceto al mio fianco che mangia una copia del Corriere della Sera, creo una situazione surreale che attira necessariamente l’attenzione. Se faccio questo davanti a un quadro abilmente disegnato, e ispirato al mondo fascinoso di De Dominicis, il quadro assume “aura”, e quindi valore, secondo certi meccanismi tipici dell’arte contemporanea. A mio parere la reiterazione di questa modalità diventa un gioco fin troppo facile che non porta molto oltre a un brividino straniante. Molto assente dalla scena nazionale e internazionale. SCENDE

Voto 4,5*

 

 

 

Luca Rossi, The Pain Of Young Mr Rossi, 2017

Luca Rossi

Dal 2009 l’unica voce veramente critica e indipendente sulla scena artistica italiana, questo ovviamente ha un grosso prezzo in termini di pubbliche relazioni, ma in questo modo solo “chi lo ama lo segue”. Da questa lettura critica disincantata discende una progettualità alternativa e consapevole del nostro tempo e tante iniziative per avvicinare il pubblico al contemporaneo. Paga l’ostracismo del sistema e la conseguente difficoltà di aprirsi sulla scena internazionale. Mentre bisogna anche creare un clima fertile intorno a se. SALE

Voto 7 *

 

Antonio Rovaldi, Lettera ad un campo (Mentre il cielo viveva ovunque intorno a lui), 2011

Antonio Rovaldi, Lettera ad un campo (Mentre il cielo viveva ovunque intorno a lui), 2011

Antonio Rovaldi
Anche lui dedito a quello che ho definito “smart relativism”, che facilmente tende a scivolare nell’Ikea evoluta. Artisti che propongono una pluralità di opere ognuna delle quali appare formalmente e concettualmente preparatissima e “intelligente” rispetto una certa moda mainstream. L’opera appare come un buono standard, per il quale saranno i luoghi e le pubbliche relazioni giuste a renderlo “interessante” e “di valore”. Guardando le opere di Antonio Rovaldi sembra di vivere un continuo déjà-vu rispetto al percorso di decine di artisti italiani e non solo. Intuizioni e idee del Novecento vengono continuamente remixate in una post-produzione continua, e con una particolare attenzione a una sensibilità riconducibile all’Arte Povera. Ormai potremo parlare di post-post-postproduzione. Un recente progetto di Rovaldi prevede un lungo cammino per la penisola italiana, al fine di fotografare diversi orizzonti, che poi vengono appesi al muro presso la Galleria Monitor di Roma. Come non vedere una certa melanconia poverista (Giuseppe Penone nei boschi si sposta sulla costa?) unita alla pratica di un artista come Richard Long che (negli Anni Sessanta) faceva lunghe camminate per portarne in galleria alcuni resti? Come non vedere in questi artisti una preparata forma di artigianato che elabora il Novecento in una postproduzione infinita? Le opere poi tendono a essere proposte a prezzi molto alti. Trattandosi di una rielaborazione del già noto, per quanto poetica, non è forse il caso di parlare di “Ikea evoluta”? SCENDE

Voto 3,5

Matteo Rubbi - Lavagne - 2010

Matteo Rubbi – Lavagne – 2010

Matteo Rubbi
Anche lui tra le ultime nidiate di Alberto Garutti. Di Matteo Rubbi apprezzo l’energia e la generosità di alcuni lavori. Anche nel suo caso rileviamo, a volte, la citazione e il riferimento diretto al passato, come se questo potesse automaticamente e in modo insindacabile caricare l’opera di valore. Generoso ed energetico il suo sistema solare nei dintorni dello Studio Guenzani; generoso ed energetico il suo workshop per coinvolgere il pubblico a ricreare un famoso vascello. Ma poi altre opere che sembrano perdersi. Ultimamente in una residenza negli Usa, ed ecco che emergono sul deserto piccole città moderne ricostruite. Il rischio di Rubbi è quello di perdersi e di diluirsi, fino a mimetizzarsi nell’ondata omologante della giovane arte nazionale e internazionale. Recentemente una residenza in Africa. SALE

Voto 5

Nicola Samorì 

Scarnifica antichi quadri esorcizzando la “sindrome del giovane indiana jones”. Quasi per scavare nella retorica passatista in cui molti giovani si ritrovano già “vecchi”. Alla lunga forse non basta. Mercato in crescita con Monitor. SALE

Voto 4,5

 

 

Arcangelo Sassolino, Senza titolo, 2007

Arcangelo Sassolino, Senza titolo, 2007

Arcangelo Sassolino
Sassolino conduce una ricerca interessante su materiali meccanici o sottoposti a grande sforzo e pressione. Anche lui debitore di una ricerca abbastanza battuta nel Novecento, più recentemente mi vengono in mente i macchinari di Norma Jeane o le soluzione stile “fai da te” di Alberto Tadiello. Se pensiamo al corpo come dimensione fisica e mentale, tutti noi siamo sempre sottoposti a pressioni, gonfiamenti, lanci ecc. Forse troppo didattico e prevedibile all’interno di uno schema ben preciso. Anche lui dovrebbe cercare di mettersi maggiormente in discussione (questo consiglio va bene per molti artisti giovani e senior della Galleria Continua). Super sostenuto dalla Galleria Continua. SALE

Voto 4

Premio MAXXI 2014 - Marinella Senatore - photo Musacchio Ianniello

Premio MAXXI 2014 – Marinella Senatore – photo Musacchio Ianniello

Marinella Senatore
Fresca vincitrice del Premio Maxxi con un progetto abbastanza scollegato da altri lavori precedenti, più concentrati sull’idea del cinema. Il nuovo progetto chiama persone e associazioni al museo intorno a una rotonda dove tutti possono diventare “professori” (di non si sa bene che cosa). Trascinando persone al museo e rivitalizzando questo luogo per un breve periodo, vince un premio. Ma non è certo questo il metodo. Né per trovare nuovi “professori” né per portare persone al museo. Il metodo sembra quello dell’happening Anni Settanta, dove tutto può andare. Quando invece oggi servirebbero metodi efficaci per fare le differenze fra le “produzioni” e non nuove piattaforme per contribuire alla sovrapproduzione in cui siamo immersi. L’avevamo lasciata alla Biennale di Venezia 2011 con un’opera molto retorica sui lavoratori di Porto Marghera. L’arte così frontalmente impegnata rischia di diventare una formica nella giungla, senza avere la consapevolezza di esserlo. Sembra che molti artisti non abbiano le idee chiare, e credo che non sia colpa loro quanto di un sistema formativo incapace e di un sistema critico totalmente assente, che pesca fra questi artisti solo quando ha bisogno di un ingrediente per la propria “torta-mostra-biennale”. Lo stesso collezionismo non è più disposto a farsi mettere il fumo negli occhi da certi premi e da certi curriculum vitae. O forse è disposto quando deve arredare casa in modo cool e veloce. Ma sappiamo che il rischio “Ikea evoluta” è sempre in agguato nel sistema dell’arte. La sua festa sagra arriva a New York ed è un modo per giovani curatori di attirare l’attenzione e attirare pubblico con il meccanismo della festa popolare. SALE

Voto 4

Francesco Simeti, Billowing, 2014

Francesco Simeti, Billowing, 2014

Francesco Simeti
Noto fin dagli esordi per lavorare con la carta da parati, sembra sempre più affascinato da un certo decorativismo che vuole anche essere concettuale. Sicuramente è coerente negli anni. Quindi, davanti alla carta da parati, dal pattern pieno e ripetitivo, possiamo vedere oggetti inaspettati che provengono dallo stesso immaginario della carta da parati. Per quanto ci sia cura e attenzione, il rischio Ikea evoluta è altissimo. Non a caso il primo lavoro presentato sul sito dell’artista mostra le ricche decorazioni apportate alla casa di Lugano dell’art dealer Diego Cassina. Non importa quanto l’immaginario riportato sul wallpaper sia raffinato e colto, si tratta di un gioco manierista dove l’ennesimo artista partecipa alla sovrapproduzione di citazioni e riferimenti. Oggi sono i Sumeri, domani Harry Potter e forse poi le antiche civiltà cinesi. Una sorta di Ikea evoluta per ricchi. SCENDE

Voto 4

Alberto Tadiello, Tarantolata, 2012

Alberto Tadiello, Tarantolata, 2012

Alberto Tadiello
Partendo da materiali comuni, spesso prelevati dall’immaginario del “fai da te”, Tadiello arriva con perizia di assemblaggio a opere che coinvolgono il suono e più recentemente una certa pittura informale (eseguita con cere e tanto altro, su carta vetrata). Altre volte lavora direttamente sulle casse di amplificazione e altri supporti, ricordando molto da vicino il percorso Anni Novanta di Carsten Nicolai. Il risultato è ancora quello di una post-postproduzione, nella quale il giovane artista remixa pratiche e codici quasi per dare sfogo a fascinazioni e ossessioni personali. Questa verve ossessiva è sempre molto presente nell’uso di materiali e soluzioni che sembrano straripare e aggredire lo spettatore. In realtà l’opera rimane molto imbrigliata e l’atteggiamento valoroso che viene suggerito è quello di un “fai da te” fuori controllo, rispetto certe ossessioni da appendere nella nostra cameretta adolescenziale. Per quanto rigoroso e coerente, il suo percorso porta a opere sempre spuntate, anche quando mostrano un trionfo di lame assemblate alla parete. Ultimamente sparito dalla scena. SCENDE

Voto 4,5

Alessandra Tesi, Danalis Plexippus, 2011

Alessandra Tesi, Danalis Plexippus, 2011

Alessandra Tesi
Famosa per le sue riflessioni su come il materiale di supporto alla proiezione video possa alterare la percezione della luce. Tra le promesse italiane Anni Novanta, poi un po’ arenata su questa unica riflessione declinata in tanti modi e su tanti diversi supporti. Troppo debitrice di un’arte impegnata sul fronte dell’effetto speciale e di un certo fare contemplativo. Troppo poco per esprimere un giudizio completo. Scomparsa dalla scena. SCENDE

s.v.

Grazia Toderi, Fantasia 2008

Grazia Toderi, Fantasia 2008

Grazia Toderi
Affascinata dalle visioni notturne di città dall’alto. Grandi video dalla valenza pittorica. Molto aiutata da buone pubbliche relazioni, ma veramente troppo poco per argomentare un giudizio completo. Se cambiasse il supporto avremo opere di Alessandra Tesi. Scomparsa dalla scena. SCENDE

s.v.

Santo Tolone, Nuvola, 2013

Santo Tolone, Nuvola, 2013

Santo Tolone
Anche lui fa parte del gruppo che ho definito “New Arcaic”: giovani artisti che, prima di tutto formalmente, fanno diretto riferimento a codici e atteggiamenti dell’arte moderna sviluppata a partire da inizio Novecento fino agli Anni Settanta. Questi riferimenti sono spesso rielaborati con una certa verve, che si pone tra l’ironico e colui che si prende troppo seriamente. Quasi un atteggiamento reazionario e arrendevole, sintomo di una generazione “debole” e tenuta in scacco dalle generazioni precedenti. Non c’è nulla di male nel rielaborare e nell’apprezzare modalità dirette e genuine, come fossimo un “Giovane Indiana Jones” che scava e rimane affascinato da un vessillo risalente all’epoca romana. Basta esserne consapevoli: in questo caso l’artigianato dell’arte contemporanea subisce il fascino per una certa moda del vintage. Penso alla “moda” come a quel qualcosa che Giorgio Agamben contrappone a ciò che definisce “contemporaneo”. SCENDE

Voto 4,5

Diego Tonus, Speculative Speeches (Workers of the World - Relax), 2012

Diego Tonus, Speculative Speeches (Workers of the World – Relax), 2012

Diego Tonus
Giovanissimo artista fortemente allineato e preparato rispetto a un diffusissimo linguaggio mainstream e internazionale. Inoltre ha capito subito (perché ormai è chiarissimo) l’importanza delle pubbliche relazioni, preferibilmente ricercate sulla scena internazionale piuttosto che in Italia. Le sue opere sono un artigianato dell’arte contemporanea, forse veramente troppo imbrigliato in codici e linguaggi accademici. L’artigianato dell’arte contemporanea non è una cosa negativa, semplicemente bisogna esserne consapevoli. Ed essere consapevoli delle opportunità e delle possibilità che questo artigianato potrebbe precludere.SCENDE

Voto 4

Gian Maria Tosatti

Gian Maria Tosatti

Gian Maria Tosatti
Per usare termini d’altri tempi, “protagonista della scena romana”, quasi in contrapposizione al leggero offuscamento del vivaio milanese dei garuttini. Buona energia e voglia di fare. Ma anche lui reitera una certa retorica passatista, impegnata a recuperare, restaurare e operare piccoli spostamenti in luoghi e oggetti che provengono dal passato. Come una sorta di archeologo, sembra un Giovane Indiana Jones impegnato in una preparata archeologia del ready made. Meglio quando l’opera diventa l’espediente per instaurare una relazione reale e duratura con la comunità di riferimento (progetto a Roma del “telescopio” rivolto al cielo). In una situazione di crisi e confusione, il giovane artista cerca appoggio in valori e codici “sicuri”: come criticare il meticoloso recupero della storia? A scuola ci insegnavano che la Storia è importante. Inoltre stride quanto le numerose dichiarazioni dell’artista siano testimoni di uno scollamento fra intenzioni e realizzazione concreta del progetto. Una buona energia del fare che andrebbe canalizzata in modi per risolvere il presente piuttosto che nella rivisitazione di cose che provengono dal passato. La rielaborazione del passato è un modo ormai assodato per affrontare il presente, e il rischio è che questo modo venga invaso da una retorica che lo disinnesca automaticamente. Le giovani generazioni dovrebbero passare da un’elaborazione della crisi, finalmente, a una soluzione della crisi. Mentre invece sembrano mantenute in ostaggio dalle generazioni più anziane. Questa problematica generazionale trova nell’arte una cartina di tornasole per una condizione che in Italia travalica il ristretto mondo dell’arte. Parlando più in generale, la “Nonni Genitori Foundation” sostiene i giovani in modo sentimentale e deregolamentato, diventando un ammortizzatore sociale fasullo che crea più danni che altro. Ultimamente tanta energia soprattutto nelle pubbliche relazioni a Napoli fino ad una personale con tanto di catalogo al MADRE (siamo in italia). Si è trasferito a New York. SALE

Voto 4

Luca Trevisani, Glaucocamaleo

Luca Trevisani, Glaucocamaleo

Luca Trevisani
Sviluppa da tempi non sospetti una sorta di feticismo per i materiali e la sovrapposizione di livelli. Affascinato dalla trama che sistematicamente mostra errori e situazioni in bilico. Anch’esse ricondotte nell’opera. Troppo debitore di questo feticismo, sempre ai limiti della rielaborazione grafica. Ultimamente si è cimentato in un film, dove si concentra sui passaggi di stato della materia. Una fascinazione che rischia di rimanere molto personale, o accessoria per lo spettatore. A mio parere meglio quando sembra un John Bock mediterraneo. Anche lui rischia di finire in una sorta di preparato artigianato dell’arte contemporanea. Per certi versi didattico nel non voler essere didattico. Ultimamente anche lui impegnato sul cinema. SALE

Voto 5

Patrick Tuttofuoco, Flat Mask, 2009

Patrick Tuttofuoco, Flat Mask, 2009

Patrick Tuttofuoco
Artista di cui mi sono occupato molto in questi cinque anni, perché il suo caso è significativo rispetto alla carriera del giovane artista italiano negli ultimi vent’anni. Anche lui garuttino di prima generazione e quindi tra le promesse dell’arte italiana di fine Anni Novanta, quando in Italia si iniziava a intuire l’utilità dell’arte contemporanea come volano per la comunicazione, l’immagine e un possibile investimento economico. Esordisce con un certo fare giocoso, dove organizza contest per far realizzare ad alcuni adolescenti il motorino dei sogni; poi progetta veicoli-bicicletta colorati e originali; invita gli spettatori al Padiglione Italia 2003 a spingere grandi sfere colorate e così via. Negli ultimi anni sembra cambiare completamente e di quegli esordi rimangono solo i colori. Come fanno in molti, anche fra i curatori, prende la citazione di un libro (sulle personalità multiple) e inizia a fare maschere colorate su supporti che sembrano grandi asciugamani colorati e plastificati. Nei comunicati stampa troviamo prevedibili digressioni sul tema dell’identità, come se bastasse fare una maschera per parlarne in modo significativo. Il rischio è sempre quello dell’Ikea evoluta che carica le opere di un valore arbitrario, senza che le opere stesse siano testimoni di percorsi incidenti. In definitiva “valore” significa prezzi alti. Questa pratica funziona solo sopra torri d’avorio o per arredare la propria casa in modo ostinatamente sofisticato. Critici e curatori stanno perdendo opportunità, rispetto al bisogno di ritrovare un’idea di valore maggiormente robusta e autentica. SCENDE

Voto 3,5

 

Ian Tweedy, Without a Glimmer of Remorse, 2009

Ian Tweedy, Without a Glimmer of Remorse, 2009

Ian Tweedy
Cresce in una base Usa in Germania, e questo immaginario da Guerra Fredda irrompe troppo frontalmente nel suo lavoro. Per quanto la fascinazione di questo immaginario sia autentica e sincera, il rischio è di diventare un “Giovane Indiana Jones” alla prese con rielaborazioni della storia e dei materiali della storia. Quando il giovane artista si fa risucchiare dal fascino per l’immaginario X, è come se il medico peccasse di nozionismo, a discapito di esperienze e modalità di lavoro brillanti. Problemi di salute. Forza Ian!

 

 

Enzo Umbaca, Senza titolo, 2006

Enzo Umbaca, Senza titolo, 2006

Enzo Umbaca
Sempre pungente con un fare multi-mezzo, capace di spaziare fra i temi e i materiali più disparati. Un ecclettismo cleptomane tipico degli Anni Novanta. Si potrebbero lamentare apparizioni molto rare. Il rischio è perdersi, non si sa se per responsabilità propria o di un sistema incapace a formare e valorizzare. Un grande calciatore in mezzo al deserto può fare poco. Ultimamente assente dalla scena. SCENDE

s.v.

Nico Vascellari, Untitled (Horizons), 2014, Castelbuono - Nico Vascellari, Untitled (Horizons), 2014, Castelbuono - foto © Francesco Lapunzina

Nico Vascellari, Untitled (Horizons), 2014, Castelbuono – Nico Vascellari, Untitled (Horizons), 2014, Castelbuono – foto © Francesco Lapunzina

Nico Vascellari
Uno degli esempi più significativi del giovane artista italiano 2.0. Pochi anni fa si contavano un gran numero di mostre personali in Italia in pochissimo tempo. Un preparato misto tra Matthew Barney e John Bock, con una spruzzatina di Arte Povera e di concertino punk per fare sentire al pubblico più “contatto”. Esempio di come il sistema dell’arte italiano fosse capace di idolatrare forme artistiche ancora deboli e non mature, costringendole a una cristallizzazione precoce. Cosa farà Vascellari fra vent’anni? Già negli ultimi anni ha alternato il concertino punk dentro il museo alla catalogazione delle parti di un nido prelevato dal bosco. Poi paglia, rituali, legno bruciato, calchi ottenuti da processi nel bosco (mi ricorda un certo Giuseppe Penone). Anche per lui una sorta di Arte Povera 2.0. Anche per lui una preparata forma di artigianato, che deve esistere, soprattutto per un mercato che, almeno fino a qualche anno fa, era goloso di nuovi presunti talenti. Apparizione parigina ma fatica. SALE

Voto 4

Vedovamazzei, Putting Fingers in holes is a good exercise, after performance, 2013/2014

Vedovamazzei, Putting Fingers in holes is a good exercise, after performance, 2013/2014

Vedovamazzei
Anche loro, con Enzo Umbaca, dimostrano una bella agilità cleptomane, ma questa volta più efficace, coerente e rigorosa. Qualche piccola caduta in periodi meno recenti, ultimamente maggiormente a fuoco. Anche loro sicuramente vittime di un sistema Italia incapace di promuovere, sostenere e valorizzare soprattutto all’estero. Potrebbero dare di più se messi nella condizione giusta. Non riescono a spiccare il volo. SCENDE

Voto 6*

 

Trucco (#38a,b,c,d,e), eye shadow on canvas, five pieces, 30 x 20 cm each, five days, 2014

Serena Vestrucci 

Detta anche la amichevolmente la “Vestra”, Serena rappresenta la quinta essenza del giovane artista italiano appena uscito dalla scuole e quindi sospinto dagli stessi professori che in più ruoli (curatori, critici, professori, giornalisti) devono pur legittimare la scuola di formazione ed evitare la sua obsolescenza. Per tanto un lavoro omologato ad un facile artigianato dell’arte contempomporanea. Artisti costretti dentro una professionalizzazione forzata. Un ruolo di artista anacronistico che sopravvive per via di poche pubbliche relazioni. Peccato che il sistema italiano sia debole e affidarsi ad una stampella di cartapesta, dopo scuole di cartapesta, non sia proprio il massimo. Per il futuro di questi giovani si spera nella Nonni Genitori Foundation vero ammortizzatore sociale della giovane arte italiana negli ultimi 25 anni. Peccato che fatto 100 l’investimento deregolamentato di questa fondazione dopo 10-15 anni si possa recuperare si e no 50. Ecco, servirebbe ripensare la formazione di questi artisti. Anche se sono ottimi artigiani del contemporaneo l’arte contemporanea è altra cosa. Molto aiutata dalle pubbliche relazioni post scolastiche ma non basta. SCENDE

Voto 4,5

 

 

 

Vezzoli Primavera Estate - Museo Bellini

Vezzoli Primavera Estate – Museo Bellini

Francesco Vezzoli
Studia a Londra e ammette il fascino per la generazione di Hirst e degli YBAs – Young British Artists. Finisce per proporre una Pop Art Vintage, che riprende vecchie glorie/cariatidi, mischiandole con il glamour hollywoodiano e le delicatezze cool da pomeriggio con la nonna. Un misto che appunto restituisce un gusto del vintage estremamente di moda in diversi settori. Troppo debitore della cultura pop in operazioni facili facili e didattiche: prendiamo Lady Gaga, facciamola limonare con Michael Douglas mentre il padre Kirk li inonda di fiori in una location ispirata all’antica Roma (il padre Kirk è interpretato dall’ultima star uscita da Hollywood, non importa chi sia). Grande mostra alla Fondazione Prada dove diventa finalmente curatore-artista. SALE

Voto 4,5 **

 

Luca Vitone, Non siamo mai soli (Metronomo), 1994

Luca Vitone, Non siamo mai soli (Metronomo), 1994

Luca Vitone
Decisamente poco a fuoco. Qualche anno fa ricordo una serie di opere sui gruppi nomadi, poi le tradizioni locali, poi opere con impresso lo smog e le ceneri prodotte in un dato territorio; e infine un profumo – devo dire molto evanescente – al Padiglione Italia 2013, che doveva restituire l’odore dell’Eternit, e quindi il dramma legato al territorio del Monferrato. Anche in questo caso l’arte impegnata sembra ancora una volta una formica in una giungla. Per i dipinti fatti con le polveri di un dato territorio, l’artista dichiara che tale pigmento non vuole celebrare la pittura, ma si tratta di una scelta per annullarla e ferirla. Riguardando il suo percorso, emerge appunto una certa inconsistenza, non si capisce bene se per scelta o meno. SCENDE

Voto 4,5

 

Sisley Xhafa, Parallel paradox, 2013

Sisley Xhafa, Parallel paradox, 2013

Sisley Xhafa
Insieme ad altri artisti albanesi, emigra in Italia negli Anni Novanta, dove si forma e ottiene grossa visibilità. Applica all’arte contemporanea le tecniche e il punto di vista del clandestino, con ottimi risultati di esordio. Poi negli ultimi anni si trasferisce all’estero e il suo lavoro sembra perdere forza e intensità. Forse il clandestino è stato integrato e ha perso ragioni e urgenze. Riesce comunque a fare sporadiche apparizioni internazionali grazie a buone pubbliche relazioni, anche se con opere deboli e pretenziose rispetto ai fasti degli esordi. Ultimamente lo ritroviamo a lavorare nella sede francese della Galleria Continua, anche qui debole. Poi partecipa al Padiglione Italia 2013 con l’opera dove lo spettatore saliva su un albero per farsi tagliare i capelli. Nella sua ironia graffiante (termini un po’ Anni Novanta) l’idea poteva funzionare meglio se presa da sola, come una sorta di Padiglione Albanese; nel calderone del Padiglione Italia, curato da Bartolomeo Pietromarchi, il lavoro sembrava una scelta eccentrica e surreale un po’ fine a se stessa. Alcune belle opere recentemente da Continua e Padiglione Kosovo. SALE

Voto 5,5 *

 

Unlikely Collisions, 2014

Driant Zeneli 

Nuova leva della felice fucina della scuola albanese. Più interessante quando costruisce una mitologia reale e pratica intorno all’oggetto, anche se anche lui poco a fuoco e dedito ad un linguaggio ormai abusato e mimetizzato. Bisogna radicalizzare una scelta. SCENDE

Voto 5

 

Family Affair | Torres Novas, 2016
(Documentary Theatre)
60′

Zimmer Frei 

Gruppo storico dell’arte italiana, anche loro sulla china sempre fertile del docu-fiction, viste opere d’arte deboli e vita reale forte. Anche loro poco a fuoco, come invece lo è Yuri Ancarani per esempio. Anche loro si perdono nel “tutto può andare”, e in una pratica video ormai iper diffusa e abusata. SCENDE

Voto 5