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Vi starete chiedendo perché fotografare una teca vuota. Si sono chiesti la stessa cosa decine di turisti che qualche mese fa si dirigevano verso la biglietteria dell’Abbazia di Senanque, uno dei siti turistici più visitati al mondo. Centinaia di persone che con pullman e mezzi propri arrivano a Gordes per visitare la famosa Abbazia Cistercense. Come facilmente immaginabile ogni senso religioso, ogni spiritualità, risultano limitate e soffocate da decine di selfie, dal vociare delle scolaresche, dai tempi serrati richiesti da visite guidate che sembrano vere “catene di montaggio”. Ma ecco che sulla via della biglietteria compare una speranza, una teca vuota adibita a sostegno per un cartoncino con gli orari di visita. Basta spostare gli orari di visita per vedere, protetto sotto il vetro della teca, uno spazio vuoto, finalmente un tempo di decompressione. Una pausa dal flusso incessante del turismo di massa. Quel “vuoto” non è un vuoto e va fermato e documentato. L’azione di fotografare la teca diventa una sorta di flash mob, di candy camera nei confronti di tanti turisti che iniziano a rallentare il passo, a stropicciarsi gli occhi, fino ad arrivare a fotografare loro stessi quel vuoto misterioso.

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Un vuoto che, a ben vedere la documentazione fotografica, non è propriamente un vuoto: dalla teca emerge un micro universo, un paesaggio. Le tipiche venature dei giardini Zen, una fessura, un piccolo oggetto proprio sul bordo, ma invisibile a uno sguardo distratto. Figure eteree che si manifestano riflesse dentro le teca. Frammenti di colore bianco e un piccolissimo Tao visibile solo attraverso il macro della fotografia. In questo caso potremo dire che l’esperienza mediata che possiamo fare nel silenzio e nella calma della nostra vita quotidiana, restituisce un’esperienza molto più interessante e completa rispetto all’esperienza diretta. Gli stessi monaci hanno rifiutato di mantenere esposta ufficialmente questa teca, perché controbattono come non sia possibile esporre nell’abbazia simboli “non cristiani”. Ma per i monaci stessi la teca è vuota, cosa contiene allora la teca di “non cristiano”? Non si tratta forse dello stesso “vuoto” in cui la religione stessa ci chiede di credere? Vedo questa candy camera all’Abbazia di Sénanque come fosse un “attentato positivo”, volto a ricostruire il senso di quel luogo piuttosto che distruggere e uccidere centinaia di turisti. Un modo per far “rallentare il passo” e “stropicciare gli occhi” e riscoprire una dimensione spirituale che vada oltre le etichette religiose. Perché di questa dimensione abbiamo bisogno. Ossia una sensibilità nuova che ci permetta di fare tanti “attentati positivi” fino a migliorare le cose.

 

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