Il rinnovato Museo Pecci di Prato inaugurerà la nuova sede a settembre e sta preparando una supermostra sul tema della “Fine del Mondo”. Il Direttore Fabio Cavallucci ha scritto una coinvolgente introduzione alla mostra, dove rende evidente la grandezza dell’universo, la presenza di distanze abissali che provocano una vertigine se immaginate. Solitamente usciamo di casa per recarci a una mostra, e faranno così anche i visitatori del Museo Pecci. Gli spettatori entrano nella stanza della mostra sempre alla ricerca di qualcosa, esattamente come l’astronauta si lancia nello spazio alla ricerca di qualcosa. Ma cosa stiamo cercando?

Vorrei presentarvi un’opera che è stata installata sulla Luna. Non è mai successa una cosa del genere, inoltre attraverso una Campagna Google AdWords tutti coloro che nel mondo cercheranno su internet la parola “moon” o la parola “luna” potranno vedere come primo risultato quest’opera. Non servirà andare sulla Luna fisicamente, l’opera vive unicamente nella sua documentazione.

Non ci dobbiamo scandalizzare, questa cosa succede già: sappiamo che la Terra è tonda tramite documentazioni di cui altre persone hanno avuto esperienza; conosciamo le distanze tra i pianeti nell’Universo per dati e rilevamenti esperiti e verificati da altri. Ma anche la grossa parte di quello che abbiamo imparato nella nostra vita permane in uno stadio di “documentazione”, come anche i fatti di cronaca che ogni giorno ci vengono comunicati da tutto il mondo.

Solitamente ci dobbiamo fidare, diamo per scontata la veridicità di questi fatti, cerchiamo una mediazione tra più “documenti” per poi immaginare quella che è stata la “realtà dei fatti”. Per l’opera d’arte che vi presento oggi questa cosa non vale, l’opera è presente solo nel luogo in cui vi trovate a guardare la documentazione. Ossia nella vostra dimensioni privata, forse nel silenzio della vostra casa, in ufficio o sul vostro tablet durante lo sciabordare compassato di un bagno rilassante.

Ho sempre visto il viaggio nello spazio come una fuga da se stessi, come se l’astronauta lasciasse la propria condizione umana sulla terra e partisse per cercare qualcosa di nuovo e diverso da sé. Quest’opera d’arte è installata sulla Luna per dirci che l’unico spazio da esplorare, il vero universo, è quello che abbiamo adesso, in questo momento, intorno a noi. Nella routine, nella noia, nelle giornate uguali, tra desideri, relazioni ed esperienze quotidiane. Quella è la vera condizione che non sappiamo e non vogliamo sondare, quello è l’universo che ci fa paura e dal quale preferiamo scappare altrove, e non guardare, almeno fino a quando non saremo costretti a “vedere”.

Se non capite l’opera che vedete installata sulla Luna, siete invitati dal titolo a cercare quella sigla su You Tube. Troverete una sorpresa, tanti micro universi, apparentemente marginali ma dal forte valore poetico. In fondo la nostra esistenza è fatta in massima parte di tante situazioni ordinarie e ripetitive, e non da eventi straordinari. Ed è proprio sulla quotidianità ordinaria delle cose che è necessario avere altri occhi, per coglierne la magia.

Quest’opera, senza dovervi muovere dal luogo in cui vi trovate, vi porterà in un universo in continua espansione che cambierà ed evolverà ogni giorno in cui proverete a cercare quella sigla su YouTube.